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Numero 475
del 15/05/2012
Il giornale in anni di crisi PDF Stampa E-mail
! di Andrea Camaiora
camaiora@ragionpolitica.it
  
giovedì 28 maggio 2009

Ragionpolitica nacque quando don Gianni accettò la sfida di Alessandro Gianmoena: far correre le idee del pensiero liberale con il mezzo giovane e moderno di internet, sfidare il mare magnum del web sul vascello giovane e apparentemente fragile di un giornale on line che oggi conta migliaia di lettori e che per anni, sotto la guida di Gianni e Alessandro, ha cresciuto la «Berlusconi Generation». Quando Ragionpolitica partì chi scrive non c'era. Guarda a questa esperienza con ammirazione e pensa che il Popolo della Libertà dovrebbe provare gratitudine per chi ebbe l'intuizione di scegliere internet quale strada maestra per il confronto di idee.

Oggi è facile decretare la fine della carta stampata, dopo che il Financial Times è ricorso alla provocazione di annunciarne la morte. Dietro un dato inoppugnabile - la crisi della stampa quotidiana - c'è però una realtà più complessa: gli introiti sono in calo, ma i lettori sono in aumento. Al centro c'è la Rete e da lì passano tutte le ricette possibili per superare il guado. Il Financial Times ha lanciato la sua provocazione pubblicando un necrologio sormontato dalle date 1764-2009: «Dopo una lunga battaglia con pubblicità in declino, età anagrafica dei lettori troppo avanzata, concorrenza di internet, sconsiderati livelli di indebitamento, costi inflessibili, ambizioni esagerate e crisi di nervi, l'industria dei giornali è passata a miglior vita». Il Financial Times l'ha messa giù in modo drammatico e, per di più, definitivo, ma la realtà è nera. Dal New York Times alle gazzette di provincia, la carta stampata è in declino: alla sua crisi strutturale, provocata dall'avvento del web, si è aggiunta la mazzata della crisi ciclica, la peggiore recessione economica a memoria d'uomo. Negli Stati Uniti i grandi giornali vanno gambe all'aria uno dopo l'altro e, più in generale, tutti perdono copie e profitti, cercando di sopravvivere attraverso il taglio dei costi.

Eppure la stampa quotidiana non ha mai avuto tanti lettori come oggi, grazie alle edizioni on line che, tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, sono gratuite e generano entrate pubblicitarie ancora troppo basse. Il fatto è che sempre più persone si stanno abituando ad informarsi dallo schermo di un pc o di un cellulare, senza sborsare un centesimo. Ecco allora che il New York Times, per ripianare i debiti, ha venduto la nuova sede disegnata da Renzo Piano, il Philadelphia Enquirer è fallito dopo 180 anni di vita, il San Francisco Chronicle è sull'orlo della chiusura, il Los Angeles Times ha dimezzato i giornalisti.

Paradossalmente la crisi dei giornali arriva mentre la loro audience globale sta crescendo più velocemente che mai: i siti dei quotidiani americani hanno attirato, tra dicembre 2008 e febbraio 2009, più di 66 milioni di visitatori, il 12% in più dell'anno precedente. Più in generale, il 40% di coloro che navigano su internet si trovano sul sito di un giornale. In Europa la tendenza è simile. Però è in crisi il formato dei quotidiani, non la sostanza, ossia l'informazione scritta. Anzi, l'informazione on line ha rimesso i giornali al passo con la televisione per la medesima immediatezza nel fornire le notizie.

Ma qual è la ricetta giusta per uscire dalla crisi? Gli americani hanno calcolato quanto occorrerebbe per salvaguardare il pluralismo e la libertà dell'informazione negli USA: 114 miliardi di dollari. Un tantino troppo sia per imprenditori-mecenati che per il governo obamiano. E allora? I francesi hanno adottato la loro soluzione, piuttosto scontata: iniezione di liquidità per 600 milioni di euro in tre anni alla carta stampata. L'Etat ha raddoppiato la pubblicità sui giornali. Un'altra strada è quella di far pagare le informazioni, ma per ora gli abbonamenti digitali non hanno fruttato granché. Che fare? Una possibilità ancora non testata è quella dei micro-pagamenti: pochi centesimi alla volta per ogni notizia.

Insomma, alla medesima crisi molte risposte, ma poche certezze. Anche in Italia editori e direttori di giornale dovranno presto misurarsi con questa nuova, inarrestabile tendenza. Accadrà già nei prossimi mesi. In condizioni di superare a testa alta questa rivoluzione per ora sono solo il Corriere della Sera e Repubblica, che da anni hanno puntato sui propri siti di informazione. Ma anche La Stampa può contare su un punto di forza, il suo nuovo, giovane e ottimo direttore, Mario Calabresi.

Sul fronte politico, invece, non c'è storia: da Ragionpolitica in poi, è un dato incontrovertibile: dal Tocqueville al Giulivo, dal Legno Storto all'Occidentale, da FareFuturoWebMagazine fino al Predellino, l'egemonia berlusconiana del world wide web è un dato incontrovertibile.




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