freccia_long
Numero 462
del 11/02/2012
La verità dei fatti PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
venerdì 12 giugno 2009

Non basta chiamare le cose in un altro modo per renderle realmente diverse da come sono, il presidente degli Stati Uniti dovrebbe saperlo: Al Qaeda non smetterà di essere un'organizzazione terroristica perché la Casa Bianca ha deciso di definirne gli aderenti «estremisti violenti» né muta la sostanza di Hamas per essere descritta come «interlocutore politico». Anche la sconfitta elettorale del Pd in Italia resta tale benché i suoi dirigenti si rallegrino di aver «conquistato» tre punti, avendo previsto di ottenere alle europee il 23% dei voti e avendo invece raggiunto il 26%. Eppure «adattare» la realtà per farla apparire diversa e per non affrontarne le implicazioni sembra prassi sempre più normale.

Tra i fatti alterati con maggiore regolarità vi sono quelli che riguardano l'Africa: con la costante intenzione di dimostrare che il continente sta facendo di tutto per migliorare, ma che occorre intensificare gli aiuti. In vista del G8 di luglio, che dedicherà all'Africa molta attenzione, non passa giorno senza che ciò accada. Ad esempio, nel commentare la morte di Omar Bongo Ondimba, il presidente del Gabon deceduto l'8 giugno, l'agenzia di stampa Misna ha riportato l'autorevole testimonianza di un missionario da anni attivo in quel paese, padre Lorenzo Mulas, il quale giustamente auspica una soluzione indolore della successione dicendo: «In questo paese sostanzialmente pacifico, tra i primi del continente a introdurre il multipartitismo e le regole della democrazia, questa è una speranza più che concreta».

Bisogna sapere però che Omar Bongo era il leader africano da più tempo al potere avendo assunto la presidenza nel 1967 e avendola detenuta ininterrottamente fino alla morte, per un totale di 42 anni: il che qualche dubbio sull'effettivo rispetto delle regole democratiche dovrebbe suscitarlo. Padre Mulas inoltre attribuisce proprio alla «mono-presidenza» di Bongo uno sfruttamento «migliore e più avveduto» delle ingenti risorse naturali nazionali, prima fra tutte il petrolio. Anche questa affermazione suona azzardata (a meno di fare il confronto con Stati che versano in condizioni catastrofiche come lo Zimbabwe o la Somalia) se si considera, ad esempio, che in Gabon, con un Pil pro capite di quasi 7.000 dollari, il tasso di mortalità materna è di 520 su 100.000 bambini nati vivi: lo stesso del Mozambico, che però ha un Pil pro capite soltanto di 1.200 dollari, e appena un po' di più del Madagascar (510 decessi dovuti a mortalità materna) che ha un Pil di 923 dollari. Bastano questi dati a suggerire che per forza qualcosa non funziona poi così bene nell'utilizzo delle notevoli ricchezze sulle quali il governo gabonese può contare.

Risulta assai poco corrispondente alla realtà anche definire, come ha fatto l'Ufficio per gli affari umanitari dell'Onu, «segnali di ripresa economica» i pochi miglioramenti nelle condizioni di vita in Zimbabwe - realizzati grazie all'assistenza internazionale - dopo l'accordo che nel 2008 ha portato maggioranza e opposizione a spartirsi l'apparato statale dando vita, dopo una lunga crisi politica, a un governo di unità nazionale. A maggior ragione, significa falsificare la realtà pretendere - come fanno il presidente Mugabe e chi lo sostiene in ambito internazionale - che causa della povertà estrema in cui versano quasi tutti gli zimbabwani sia da ricercarsi nella globalizzazione, nell'economia di mercato e nelle sanzioni economiche imposte per contrastare (peraltro senza riuscirci) la corruzione dell'ultra ventennale governo del presidente Robert Mugabe. Va piuttosto alla leadership di Mugabe la responsabilità di aver portato lo Zimbabwe alla bancarotta infliggendo il colpo di grazia all'economia nazionale con l'esproprio di centinaia di fattorie che fino agli inizi del secolo producevano per il mercato interno e per l'esportazione.

Le Nazioni Unite, invece di pretenderne la riattivazione, insistono nel chiedere ulteriori finanziamenti in favore del governo, per non rallentare «la ripresa» e l'Unione Europea ha da poco stanziato un nuovo contributo dell'importo di otto milioni di euro per spese sanitarie e di depurazione delle acque. Va ricordato che il presidente Mugabe ha festeggiato a febbraio il suo 84esimo compleanno regalandosi una villa in un complesso residenziale di Hong Kong costata 4,5 milioni di euro.

Ad accreditare la versione dei fatti di Mugabe, ovvero la falsificazione della realtà sulla situazione dello Zimbabwe, si è da poco aggiunto il Comesa, il Mercato comune per l'Africa orientale e australe, che comprende 19 paesi per un totale di quasi 400 milioni di persone. Il 7 giugno, a Victoria Falls, il XIII vertice dell'organismo lo ha addirittura eletto presidente e Mugabe ha ricevuto l'alto onore pronunciando un applaudito discorso di insediamento virtuosamente dedicato ai danni che la guerra infligge in Africa alla popolazione civile.




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Commenti (1)
1. 15-06-2009 20:53
Non prendiamo in giro il popolo africano
Il grave disagio sociale, culturale ed economico dell'Africa è la prova più diretta dell'inconsistenza politica dell'ONU. La solidarietà e l'assistenza sono strumenti ordinari di cui il continente africano ha sicuramente bisogno. Contemporaneamente sarebbe opportuno studiare un piano concreto di promozione sociale e culturale di quelle aree accompagnati da iniziative mirate a creare le basi per uno sviluppo economico che poi possa diventare autonomo. Laddove si interponessero lobby o patetici dittatori locali, non si dovrebbere esludere l'uso della forza. La ricaduta concreta delle iniziative di sempre è facilmente rilevabile dalla storia recente
Scritto da Rino

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