Un partito privo di leader, ancora incapace di elaborare la sconfitta a oltre sei mesi dalle elezioni, diviso al suo interno, alla disperata ricerca di una voce comune e, possibilmente, carismatica. Questa la descrizione che da qualche tempo più si addice al Partito Repubblicano americano, quel Grand Old Party che, dopo aver mantenuto un saldo controllo delle leve del potere per circa otto anni, si trova ora, perse la Casa Bianca e la maggioranza al Congresso, a recitare il ruolo dell'opposizione tanto rumorosa quanto ininfluente nel contrastare il programma del governo. Un quadro poco rassicurante che, dopo essere emerso a livello politico nel corso dei primi mesi di presidenza Obama, è stato confermato anche da un recente sondaggio condotto da USA Today e da Gallup, il quale ha rivelato che la maggior parte degli americani non sappia chi sia la voce più autorevole dei Repubblicani.
Secondo l'indagine, i cui risultati sono stati resi noti la scorsa settimana, il 52% degli intervistati non è stato in grado di dare risposta alla domanda che chiedeva di specificare chi fosse oggi «la persona principale» in rappresentanza del Partito Repubblicano. Il 13% ha invece indicato l'arcinoto e controverso presentatore radiofonico conservatore Rush Limbaugh, seguito a ruota dall'ex vicepresidente Dick Cheney, dal senatore dell'Arizona ed ex candidato alle presidenziali John McCain, dall'ex Speaker of the House Newt Gingrich e, al quinto posto, l'ex inquilino della Casa Bianca George W. Bush. Risposte preoccupanti che, al di là dell'impietoso confronto con quelle relative ai Democratici (con un 58% di preferenze per il presidente Obama, che distacca notevolmente Nancy Pelosi, all'11%), evidenziano un innegabile vuoto di potere e di leadership all'interno di un partito nel quale le uniche figure che emergono sono - ad eccezione di Limbaugh, il quale non appartiene al mondo politico - personaggi di spicco del passato e non titolari di incarichi importanti.
In previsione delle elezioni di medio termine del 2010, ma anche delle presidenziali del 2012, è innegabile che questi risultati facciano presagire scenari poco rosei per le sorti del Grand Old Party. All'interno del quale, ovviamente, non si nasconde un certo allarmismo. «È un problema», ha ammesso Douglas Holtz-Eakin, consulente di McCain per la campagna elettorale dello scorso anno, al lavoro per la creazione di un think tank per sviluppare nuove idee per i conservatori. «Non possiamo essere un partito di uomini bianchi che stanno perdendo i capelli», ha invece dichiarato Ed Gillespie, ex capo del Partito Repubblicano ed ex consigliere di George W. Bush, «dobbiamo avere un appeal più grande, ma abbiamo il tempo per fare questo cambiamento».
Nonostante l'onnipresente, ma del tutto irrisoria, vena di ottimismo, altre statistiche dimostrano che i Repubblicani hanno vissuto e stanno tuttora vivendo una notevole erosione di consenso in quasi ogni gruppo demografico, che corrisponde al più grande declino dai tempi della Seconda Guerra mondiale. E, a complicare ancora di più la situazione, l'inquietante 47% di elettori Repubblicani e indipendenti simpatizzanti che hanno dichiarato di non sapere chi sia il leader del proprio partito. «Per una formazione politica in cerca della propria anima, è un numero alquanto problematico», ha scritto il politologo del Washington Post Chris Cillizza, per il quale la grande quantità di voci minori che di volta in volta provano a colmare questo vuoto - da Sarah Palin a Mitt Romney, da Tim Pawlenty a Bobby Jindal - sta contribuendo a creare «una cacofonia, più che un consenso». «I Repubblicani - è l'opinione del commentatore - «devono sperare che una o due persone nell'attuale mix di eventuali leader - preferibilmente non Limbaugh o Cheney a causa delle percentuali negative nell'elettorato indipendente - emerga nei prossimi sei mesi e inizi a puntare il partito in una specifica direzione». L'alternativa, per Cillizza, sarebbe un avvenire di totale e perdurante ininfluenza: «Se ciò non succederà, potrebbero trovarsi in alto mare politico per l'immediato futuro».
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