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Numero 475
del 15/05/2012
Il revisionista PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
sabato 13 giugno 2009

Autore: Giampaolo Pansa il_revisionista.jpg
Editore: Rizzoli
Prezzo: 22 €
Pagine: 482

 

Si racconta, Giampaolo Pansa, nel suo ultimo, bellissimo libro. E raccontando se stesso ci racconta 60 anni di Italia, coniugando al rigore proprio del giornalista di razza il candore tipico del fanciullo «spaccavetri», epiteto che gli fu affettuosamente attribuito nel maggio del 1959 da Ferruccio Parri. E difatti Pansa dimostra davvero di avere una mira infallibile nel colpire, una dopo l'altra, le vetrate della cattedrale rossa, granitica nel suo pensiero unico, superba nel suo conservatorismo, antistorica fino al paradosso.

Il libro si apre con i ricordi dell'autore legati all'infanzia ed alla adolescenza, con i primi passi, insomma, che il futuro grande giornalista muove in questo mondo. Colpisce immediatamente la capacità dell'autore di saper tracciare in pochi paragrafi un mondo intero, rendendolo vivo e comprensibile nella sua essenza, nei suoi valori, nella sua toccante e, oggi forse inimmaginabile, semplicità. Non è un caso che Pansa abbia deciso di parlarci del bambino Giampaolo: è proprio da quel fanciullo già potenzialmente spaccavetri e animato dalla costante curiosità tipica dell'infanzia che si arriva oggi a comprendere l'uomo e il professionista che sarebbe poi diventato.

Ed è in quell'infanzia segnata e guidata dalle affascinanti figure femminili che frequentavano casa Pansa, in primis la nonna Caterina, severa ed affettuosa ad un tempo, che rinveniamo la cifra che forse più di ogni altra caratterizza la bravura, lo spessore narrativo e, quindi, il successo meritatissimo dello scrittore: la semplicità, appunto. La semplicità intrinseca di chi nel proprio percorso di vita ha conosciuto in maniera approfondita le leggi del mondo, ma non se ne è fatto risucchiare. Di chi ha saputo e sa ancora guardare e leggere la realtà in maniera obiettiva ma non asettica, senza pregiudizi ma comunque dotato di quell'indispensabile apparato critico in assenza del quale ogni narrazione, ogni ricerca storica, ogni articolo di giornale risulterebbe algido e totalmente insipido.

In questo libro Giampaolo Pansa non fa professione di revisionismo: egli, semplicemente, è un revisionista, e in quanto tale non si abbandona mai all'odio, al livore, alla sudditanza ideologica. Non diventa mai una specie di «leninista alla rovescia». Ci racconta una storia. La nostra storia. Il libro ha ovviamente un legame forte con i suoi precedenti scritti sulla resistenza partigiana, ma li decanta e li supera, aprendo nuovi spazi e nuovi - ahimè drammatici - spunti di riflessione. Passando dalla guerriglia giornalistica degli anni 60-70 all'omicidio Calabresi, dalle interviste a Berlinguer al rapporto personale con Scalfari e Caracciolo, Pansa ci fornisce uno spaccato di realtà italiana che, pur essendo stato sempre sotto gli occhi di tutti, non è mai stato fino ad oggi interamente compreso e assimilato. Enuclea e mette a nudo, senza astio ma con inflessibile rigore, tutti i come e tutti i perché la nostra storia sia stata censurata, adulterata, distorta per fini meramente ideologici, non solo ad opera della vulgata comunista, ma anche grazie al solerte lavoro di quanti, pur non essendo filo-marxisti, hanno visto nel partito di Togliatti e Berlinguer il cavallo di cui essere fantini al fine di mantenere una sorta di equilibrio massonico grazie al quale nessuna spinta politica realmente riformista e riformatrice potesse prendere il sopravvento in Italia, compromettendo così poteri e privilegi che hanno albergato e albergano ben lontani, insospettabilmente lontani, da Botteghe Oscure.

Non c'è ovviamente, ne Il Revisionista la minima traccia di complottismo alla Giulietto Chiesa o alla Travaglio, né alcuna volontà anarco-palingenetica, ma, semplicemente, una totale e irriverente (grazie a Dio!) aderenza alla verità, la verità enunciata senza remore da chi, pur essendo considerato oggi outsider, è stato ed è ancora insider, ovvero chi ha visto, toccato e percepito la realtà delle cose per come esse sono. Siamo di fronte - questo sì - ad un libro assolutamente pericoloso, ben più pericoloso de Il Sangue dei Vinti o de I Gendarmi della Memoria: oltre a fornire un validissimo vademecum per chi volesse intraprendere o «masterizzare» la carriera di giornalista, Il Revisionista rischia davvero di dare un contributo determinante alla costituzione di una memoria condivisa, superando quella zavorra orribile che Luca Telese ha ben individuato quando ha definito l'Italia il «paese dalla memoria spezzata e dall'identità sospesa».

Giampaolo Pansa «rischia» di diventare oggi il nostro più grande scrittore popolare, nel senso più alto e nobile del termine: dà voce a chi voce non l'ha mai avuta, rendendo così un servizio alla verità e, quindi, alla storia. E di fronte a tanti infausti e livorosi «gendarmi della memoria» è confortante e rassicurante sapere che esiste un fanciullo monferrino un poco discolo che della nostra memoria è custode.




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