A seguito dello scandalo dei rimborsi spese che ha coinvolto i parlamentari inglesi, la settimana scorsa Gordon Brown si era impegnato a dare massima trasparenza alla vicenda e, addirittura, aveva ipotizzato un'esclusione dal parlamento per coloro che, a seguito di accertamenti precisi, fossero stati ritenuti colpevoli di frode alle casse statali. E' atteso quindi in questi giorni un rapporto pubblico da parte della Camera dei Comuni, per cercare di fare ulteriore chiarezza su una vicenda che sta avendo come conseguenza prima quella di un calo spaventoso di popolarità di Brown e del suo partito, il Labour Party. E fin qui niente di strano. Anzi, verrebbe da pensare che i laburisti si siano finalmente resi conto che, per non danneggiare ulteriormente un partito che è già ai minimi storici per numero di voti, sia necessario dare un segnale di svolta. Tanto più che le continue dimissioni ministeriali dei giorni scorsi non hanno fatto altro che accrescere il sospetto su un qualcosa già di per sé poco chiaro.
Ma è qui che viene il bello. La Camera dei Comuni ha deciso infatti di anticipare i tempi del rapporto pubblico, e di mettere on line tutti i rimborsi spese che 646 deputati hanno richiesto a partire dal 2004. Senonché alcuni dettagli rilevanti, come gli indirizzi personali o altri elementi ritenuti sensibili, sono stati omessi, rendendo largamente inutile questa parvenza di trasparenza. La legge inglese in materia stabilisce infatti che larga parte di questi rimborsi possano essere dati solo per un alloggio nella capitale inglese, a quei deputati di fuori Londra che siedono a Westminster. Tanto più che lo «scandalo rimborsi» è nato esattamente a causa di questo. Sono stati difatti numerosi i casi in cui queste spese venivano effettuate non per un pied-à-terre londinese, bensì per ristrutturare l'abitazione principale di parlamentari che già risiedevano a Londra o, ancor peggio, per l'acquisto di una seconda casa vacanze. Spogliate degli indirizzi, quindi, le note spese sono altro rispetto alla dichiarata trasparenza, e non permettono all'opinione pubblica di stabilire se vi sia stato o meno un abuso da parte dei loro rappresentanti.
Non rimane che sperare, dunque, che il leader laburista tenga almeno fede alle altre promesse fatte ai cittadini inglesi: una serie di progetti di legge, da approvare entro il 21 luglio, che modernizzino e riformino il funzionamento delle due Camere del parlamento. Ma anche la creazione di un'Autorità indipendente che sorvegli sui rimborsi futuri e che verifichi la legittimità di quelli avvenuti negli scorsi quattro anni. Gli inglesi attendo Brown e i laburisti alla prova dei fatti.
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