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Numero 475
del 15/05/2012
Nord Corea tra embargo e “Leader intelligente” PDF Stampa E-mail
! di Mattia Di Francesco
di francesco@ragionpolitica.it
  
marted́ 23 giugno 2009

Ebbene sì, dopo il «Caro Leader» - Kim Jong-Il - e il «Grande Leader» - Kim Il-Sung - la guida del paese asiatico sarà presumibilmente assunta dal terzogenito dell'attuale presidente Kim Jong-Il: «Kim Jong-hun» che, come rivela il quotidiano Sud Coreano Joong Ang-ilbo, dovrebbe assumere il nomignolo di «Leader Intelligente». Sulla scelta del suo successore l'attuale leader non ha avuto vita facile. Dalle notizie provenienti dall'oscuro ed imperscrutabile paese asiatico, la scelta sarebbe ricaduta sul terzogenito dopo le scottanti delusioni ricevute dagli altri due eredi al potere. Uno di questi, il primogenito Kim Jong-nam, fu addirittura arrestato per un maldestro quanto mal riuscito tentativo di raggiungere Disneyland Tokio con documenti falsi. Le indiscrezioni su tale possibile avvicendamento al potere sarebbero state, altresì, confermate dallo stesso primogenito di Kim Jong-Il che, recentemente intervistato, nel mezzo dei suoi viaggi verso Macao e la Cina, avrebbe confermato il tutto.

Le scarne notizie sul nuovo leader 26enne parlano di un ragazzo che avrebbe frequentato gli studi in Svizzera, con una buona conoscenza delle lingue (inglese, francese e tedesco) e che secondo alcune voci sarebbe anche un grande appassionato di basket Nba. Al di là del probabile cambio al vertice ciò che maggiormente interessa ed inquieta la comunità internazionale oggi è la riluttanza del regime comunista nel porre un freno ai recenti test nucleari. Secondo alcuni studiosi del paese asiatico, le ultime prove di forza intraprese dal regime avrebbero come primaria finalità il rafforzamento del rapporto Esecutivo - Esercito, proprio in vista dell'avvicendamento padre-figlio. Secondo altri, invece, il tutto rientrerebbe all'interno dei giochi geopolitici messi in atto dal nuovo Presidente americano Obama, finalizzati ad una apertura verso i paesi mediorientali considerati in passato «nemici».

Pyongyang non vuole, molto probabilmente, che diminuisca l'interesse verso le questioni che tuttora rimangono in ballo. Lo stesso regime comunista al suo interno si ritrova con una spaventosa crisi economica e sa che, senza aiuti esterni, sarebbe difficile far sopportare, ad una popolazione già martoriata dalla spregiudicata politica del «Caro Leader», un ulteriore razionamento delle risorse primarie.

Gli ultimi test nucleari, realizzati nel sottosuolo hanno però irritato le stesse potenze «amiche» del regime. Solo queste ultime - Cina, Russia - hanno evitato che l'ultima risoluzione adottata in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite potesse prevedere controlli obbligatori nei confronti delle sospette navi entranti e partenti dalla Corea stessa. Nel complesso la risoluzione 1874 prevede il blocco totale dell'export di materiale militare, un embargo più stretto sull'import di armi e misure che contrastino i cittadini e le imprese nordcoreane coinvolte in traffici illegali e connessi al delicato settore bellico.

La parte più importante di queste nuove misure poste in essere dalla comunità internazionale riguarda, però, la caccia agli eventuali cargo nucleari nordcoreani. Nonostante la norma enunci che qualsiasi paese potrà adeguarsi alle direttive Onu, è comunque certo che la parte più rilevante sarà svolta sia dalla marina statunitense che da quella giapponese. Le difficoltà che si nascondono dietro questa caccia sono molteplici; gli 007 americani conoscono molto bene le modalità che permettono a questi cargo di viaggiare indisturbati per il globo distribuendo il loro carico illegale. Le tecniche principalmente utilizzate dalla Nord Corea consistono nel cambiare identità e registrazione molto spesso, mutare con una certa frequenza i percorsi di navigazione o, ancora, nello spegnimento del trasponder per il riconoscimento.

L'influenza di questo nuovo e ulteriore irrigidimento del rapporto Corea del Nord-Onu si ripercuote, naturalmente, anche nei rapporti tra le due Coree. È di questi giorni, infatti, la notizia della prima disputa, nata dopo l'assunzione della nuova risoluzione, riguardanti i rapporti tra management sud coreano e manodopera del nord sugli impianti nordcoreani di Kaesong, costruiti e gestiti, appunto, da un centinaio di aziende della Sud Corea.




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