A pochi giorni dal G8, il Vertice mondiale che vedrà come protagonisti non solo i paesi appartenenti a questo consesso ristretto, ma anche i paesi del G5, ossia i paesi emergenti, e alcuni Stati africani, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto un punto sulle linee di indirizzo che ispireranno l'appuntamento mondiale dell'Aquila. In un contesto globale in cui la crisi scatenatasi con lo scoppio della bolla dei derivati ha corroso la capacità di crescita degli Stati e ha influenzato psicologicamente i comportamenti dei consumatori, il G8 del 8-10 luglio si propone di rilanciare con forza un clima di fiducia e di speranza: come ha giustamente rilevato Berlusconi, che si accinge a dirigere i lavori del Summit, dal G8 dovrà emergere un'indicazione precisa, ossia che la crisi ha già sfogato tutta la sua forza d'urto; dunque oggi «non ci sono situazioni che possono determinare una continuità della crisi»: ora più che mai diventa fondamentale non solo combattere la sfiducia, irresponsabilmente alimentata e ingigantita da certi media, ma anche imparare dagli errori passati per farne tesoro.
In questo senso il G8, così come tutti i vertici internazionali che si terranno in seguito, si propone di avviare una fase di sviluppo virtuoso a livello mondiale, una fase durante la quale, per forza di cose, verranno rivoluzionate alcune dinamiche che sino ad ora erano state alla base dei meccanismi di creazione della ricchezza. In sostanza la forza d'urto della crisi, se da un lato ha «messo al tappeto» gran parte dei sistemi economici mondiali che si fondavano sulla finanza, dall'altro ha fatto emergere ciò che da tempo si nascondeva sotto la punta dell'iceberg della crescita drogata degli ultimi anni. Se da una parte il big bang della crisi è stato il risultato di una forza centrifuga, che ha visto i grandi operatori finanziari mondiali, animati da un individualismo sfrenato, agire per conto proprio alla ricerca di una «ricchezza» immediata, non corredata da un retroterra economico reale, dall'altra ora si può dire che ci apprestiamo ad iniziare una fase nuova: come ha giustamente aveva rilevato tempo fà Tremonti non siamo di fronte alla fine del mondo, ma «alla fine di un mondo».
D'ora innanzi gli Stati torneranno ad essere protagonisti, uniti da una forza «centripeta» volta a fare sistema attraverso un nuovo approccio globale in cui a giocare un ruolo chiave dovranno essere un insieme di regole universali, il cosiddetto Global Standard, volto non solo a garantire la trasparenza delle politiche macroeconomiche e a tutelare l'integrità dei mercati, ma anche ad attivare una supervisione finanziaria, una collaborazione fiscale tra Stati ed un controllo rigoroso sulla governance delle società.
Ad essere sul banco degli imputati, in ogni caso, non è il mercato in se stesso, ma piuttosto l'incapacità degli Stati di governare le dinamiche della propria crescita secondo un approccio che dovrebbe metter al centro dello sviluppo le persone, ed è per questo motivo che il G8 si ispirerà allo slogan «People first». In questo senso la società dovrà riappropriarsi del ruolo che le compete, ossia quello di costituire l'elemento di intermediazione tra Stato ed economia. Sino ad ora il sistema economico, anonimo e impersonale perché troppo slegato da un progetto di sistema, era andato per conto proprio: la sua forza propulsiva, autonoma, lo ha portato a passare al di sopra della sovranità degli Stati, ma soprattutto al di sopra della società, la quale, a causa di un processo di globalizzazione finanziaria senza regole, ha finito per essere inglobata dall'economia. Il Global Standard si propone, mettendo in primo piano la società comprensiva di tutte le dimensioni che la governano (etica, economica, politica, giuridica, ecc), di avviare un processo di sviluppo depurato dalle distorsioni che sino ad ora avevano premiato l'aspetto esclusivamente individuale dell'economia, e non anche quello sociale.
E' significativo come, proprio in occasione del G8, verrà pubblicato il testo dell'Enciclica di Benedetto XVI «Caritas in Veritate», un'enciclica sociale, quella del Papa, che si propone di dare un indirizzo spirituale al processo di globalizzazione. Benedetto XVI - secondo quanto si evince da alcune anticipazioni a mezzo stampa - ha individuato, quale responsabile del crollo delle grandi banche «l'idolatria dell'avarizia umana». In sostanza il Papa (come anticipato dall'ambasciatore papale all'Onu, Celestino Migliore) ha sottolineato come dietro all'attuale crisi ci sia «un'ideologia che pone i desideri individuali al centro delle decisioni economiche»: il risultato è «un'economia in cui il successo personale va a scapito degli altri, un individualismo privo di quella responsabilità necessaria per creare una società rispettosa della dignità umana». Come ovviare a questa situazione? Il Papa sollecita «una nova direzione per i sistemi finanziari ed economici che risponda ai principi di giustizia, solidarietà e sussidiarietà», mettendo in discussione le derive speculative del capitalismo (non il libero mercato), un capitalismo che dovrà avere come punti di riferimento l'uomo e l'etica dei comportamenti.
La crisi attuale ha messo in evidenza come la globalizzazione, se non governata a dovere, non sia uno strumento adeguato a raggiungere il «bene universale». Il Mondo che dovrà uscire dalla crisi, dunque, non potrà che ispirarsi ad una nuova logica, secondo la quale l'effimero dovrà essere soppiantato dalla ricerca di maggiore solidità nella realtà. Ed in questo senso sarà fondamentale ritornare a tutelare i valori reali, soppiantando le illusioni della ricchezza facile e coltivando, al contrario, un quadro giuridico entro il quale lo sviluppo degli Stati non avvenga solo dal punto di vista economico, ma dal punto di vista della tutela dei diritti, del rispetto della dignità dell'uomo-persona, inteso non solo nella sua dimensione individuale, ma anche sociale, come insegna anche la dottrina sociale della Chiesa. La speranza è che, nei prossimi anni, il Mondo possa essere spiritualmente più corretto.
Condividi questo articolo      
|