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Numero 475
del 15/05/2012
Iraq: inizia il ritiro delle truppe Usa PDF Stampa E-mail
! di Enrica Bucciarelli
bucciarelli@ragionpolitica.it
  
mercoledì 01 luglio 2009

L'Iraq sta attualmente vivendo una nuova ondata di violenza. Dopo mesi di statistiche positive, gli attentati terroristici si sono fatti più frequenti colpendo particolarmente la capitale Baghdad e la turbolenta parte settentrionale dell'Iraq. Il 20 giugno 2009 l'Iraq ha assistito al più grave e sanguinoso attentato da oltre un anno, ossia da quanto la strategia del counter-insurgency ha iniziato a dispiegare i suoi effetti. Un attentatore-suicida, infatti, si è fatto esplodere con un camion-bomba nei pressi della moschea sciita di Taza, centro urbano vicino alla ricca e contesa città Kirkuk nel nord del paese, causando decine e decine di vittime e centinaia di feriti.

Il tutto a pochi giorni dal previsto ritiro delle truppe statunitensi dai centri urbani iracheni, primo passo dell' «exit-strategy» statunitense, la quale, seppur presentata come concretizzazione delle promesse elettorali dall'Amministrazione Usa nel discorso del febbraio scorso a Camp Lejeune dell'attuale Presidente, nella realtà non è che la naturale conseguenza dell'attività e dei documenti già in vigore, primo su tutti l'«Agreement between the United States of America and the Republic of Iraq on the withdrawal of the United States Force from Iraq and the organization of their activities during their temporary presence in Iraq». In base a quest'ultimo, il 29 giugno 2009 (un giorno prima di quanto previsto nell' Agreement), le truppe statunitensi hanno ceduto la responsabilità della gestione della sicurezza delle città e dei villaggi alle forze irachene. Ma non si tratta di un ritiro tout court. Nel Paese, infatti, rimarranno circa 131.000 soldati, i quali potranno ancora operare nelle aree rurali e continuare ad effettuare le operazioni di combattimento con le Forze di Sicurezza irachene in base alla procedura stabilita dall'Agreement stesso nonché con compiti di addestramento e di assisterle come consiglieri. Secondo quanto stabilito, il ritiro completo delle truppe statunitensi dovrà effettuarsi non più tardi del 31 dicembre 2011. Nelle parole del Generale Ray Odierno, comandante della Multi-National Force - Iraq (MNF-I), così come nelle parole del Primo Ministro iracheno Nuri al-Maliki, vi è la piena fiducia per le forze di sicurezza, attribuendo l'aumento degli attacchi terroristici al normale tentativo di destabilizzazione che si verifica durante i processi di ricostruzione alla vigilia e all'indomani di importanti e delicati passaggi, come ad esempio i turni elettorali.

Si presuppone, così, che l'aumento degli attacchi terroristici in prossimità di questo passaggio fondamentale del processo di normalizzazione dell'Iraq, particolarmente sentito dagli iracheni, come dimostra la proclamazione del giorno di festa nazionale proprio in concomitanza con il ritiro delle truppe Usa, sia funzionale alla volontà di minare la fiducia nelle e delle truppe di sicurezza irachene.

A gettare acqua sul fuoco è anche Abdul-Karim Khalaf, portavoce del Ministero degli Interni, il quale ha denunciato il momento di difficoltà di al-Qaeda in Iraq. Secondo Khalaf, infatti, al-Qaeda non sarebbe più in grado di reclutare affiliati con i suoi strumenti più tradizionali, ossia fede ed ideologia, ma pare che stia ricorrendo a contropartite in denaro. Sebbene numerosi passi avanti siano stati compiuti, città come Baghdad, Baquba, Mosul e Kirkuk, centri simbolo, etnicamente divisi e/o particolarmente interessanti da un punto di vista economico, restano di fatto teatro di attentati.

 




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