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Numero 475
del 15/05/2012
Unione europea: un percorso ancora incompiuto PDF Stampa E-mail
! di Michele Genovese
genovese@ragionpolitica.it
  
lunedì 06 luglio 2009

Tra qualche giorno si riunirà per la prima volta in seduta plenaria il neo-eletto Parlamento Europeo. Molti dei giochi interni sono già stati decisi con la meticolosa applicazione del metodo di Hondt (composizione e distribuzione delle cariche all' interno delle commissioni parlamentari e delle delegazioni interparlamentari con i Paesi terzi). La sola decisione di rilievo sarà probabilmente l'elezione del Presidente dell'Assemblea. Per il resto, considerando anche il periodo estivo avanzato, ben poco attirerà l'attenzione dei cittadini europei circa il divenire dell' Assemblea parlamentare che li rappresenta a livello continentale. Come un fuoco di paglia, infatti, le elezioni europee sono passate senza quasi lasciare traccia nella memoria dei cittadini europei, presto attirati da altri avvenimenti più vicini ai loro interessi. I partiti politici hanno tralasciato i temi della politica di integrazione comunitaria per concentrarsi sul confronto con le altre forze politiche all'interno dei rispettivi Paesi: i risultati delle urne sono stati interpretati dappertutto come il responso di un gigantesco sondaggio di opinione a favore o contro i rispettivi governi. La crisi economica ha fatto da sfondo, citata tutt'al più per sottolineare l'assenza di strategie comunitarie genuine ed efficaci. Si attendono con qualche preoccupazione le possibili esibizioni degli eletti in nuove formazioni politiche anti-europee che il voto popolare ha deciso di inviare a Strasburgo perché nei rispettivi programmi alcune di esse hanno assunto posizioni estremistiche contro gli stranieri. A tutt' oggi, tuttavia, non pare siano emerse serie riflessioni sull' abnorme tasso di astensionismo che ha toccato dappertutto nuovi record, superando significativamente la sbarra del cinquanta per cento. Eppure il Parlamento europeo continua a devolvere una parte impressionante del proprio bilancio in favore di «campagne di informazione» dalla più che dubbia efficacia, sospettate non a caso di costituire una forma surrettizia di finanziamento alle forze politiche.

Purtroppo è facile prevedere che i quasi ottocento neo-eletti, superata la fase iniziale di soddisfazione per il successo conseguito, si troveranno ben presto ad essere oberati da mille impegni e scadenze, come del resto i loro predecessori, inghiottiti da una frenetica routine senza gloria che li costringerà in un angusto cono d'ombra mediatica. Pochissimi ne verranno fuori, spesso per colorite vicende del tutto estranee all'attività puramente politica e legislativa, in taluni casi per la cessazione anticipata del loro impegno determinata da fughe verso i lidi più gratificanti della politica nazionale. Nei pochi casi in cui, durante la campagna elettorale, ci si è ricordati di evocare tematiche comunitarie, le formazioni politiche hanno preferito spesso evidenziare gli aspetti più deludenti del processo di integrazione, moltiplicando le critiche e presentando in buona sostanza una immagine tutt'altro che positiva della costruzione europea.

In generale, nei dibattito pre-elettorale ha imperato la retorica di un europeismo poco convinto che ha spesso trascurato di ricordare efficacemente i risultati positivi raggiunti dal processo di integrazione, dalla realizzazione del grande mercato alla moneta unica, dall'abbattimento delle barriere alla armonizzazione delle normative. Realizzazioni che spiegano, all'indomani di un vistoso ampliamento a dieci nuovi Stati membri, l'affollarsi di numerosi nuovi candidati all'integrazione. Ha prevalso invece la critica, spesso giustificata dalle tante inefficienze dell'apparato comunitario, talvolta non pienamente giustificata ed ancorata ad aspetti di pettegolezzo morboso, al limite dell'autolesionismo. I rituali commenti della stampa non hanno fatto mancare proposte per raddrizzare la situazione: si è pensato che il disamore dell'elettorato possa spiegarsi con il frazionamento dei partiti nazionali. Basterebbe allora rimediare con formazioni politiche e liste unificate per tutto il territorio europeo. Probabilmente, qualora fosse possibile creare partiti a livello continentale, si finirebbe per cadere in un eccesso opposto, trascurando le specificità nazionali e le diversità economiche, geografiche e storiche che finirebbero per riemergere sotto altre forme politiche, aumentando vieppiù il distacco dei cittadini. D'altronde è anche opportuno ricordare che proprio il Partito Socialista Europeo, che si è presentato con un programma comune, è risultato il più ferocemente penalizzato dai risultati, perdendo globalmente un buon quarto dei seggi. Si é anche proposto di non perseverare nel cammino finora seguito, visti i deludenti risultati, di abbandonare l'idea di un Parlamento continentale, riattribuendo competenze e poteri a quelli nazionali. E' ovvio che non basterebbe certo abolire il Parlamento Europeo per ridare smalto, credito e fiducia al processo di integrazione comunitario. E' certo che non pochi di quanti nello spettro politico si professano apertamente anti-comunitari prenderebbero l'iniziativa di fare proposte in tal senso. Si ha invece l'impressione che queste polemiche emergano ad ogni rinnovo dell'Assemblea parlamentare europea per la semplice ragione che questa è l'unica Istituzione comunitaria direttamente eletta a suffragio universale ed essa offre pertanto la sola possibilità di manifestare malumori ed ostilità da parte dei cittadini.

Questa Europa non è certamente quella che la stragrande maggioranza degli europei vorrebbe. Molte tappe sono state raggiunte, seppur complicate dagli inevitabili ritardi ed impedimenti determinati dalla storia e dalle esitazioni dei Governi, per ovvie ragioni sensibili ai richiami degli interessi nazionali ed alle possibili reazioni dei rispettivi elettori. Il Parlamento europeo è riuscito a strappare molte prerogative, evolvendo dall'originario ruolo di assemblea puramente consultiva ad istituzione dotata di poteri seppur non interamente co-decisionali. Esso tuttavia non è finora riuscito ad assumere il ruolo pieno di organo legislativo con i relativi poteri di piena iniziativa e di reale potere deliberativo. Sarà bene che fin dall'inizio questa nuova Assemblea si scrolli di dosso il complesso di inferiorità generato dalla investitura di una minoranza degli elettori e compensi le ombre del proprio mandato con iniziative efficaci e lungimiranti. L'Europa si muoverà verso un modello federale o si accontenterà di piu modesti traguardi da negoziare caso per caso nell'ambito di intese intergovernative? Non lo sappiamo e ben poco potrà fare la nuova Assemblea per sciogliere dubbi ed incertezze. E' inevitable che allora potrà scendere su di essa l'oblio di alcuni anni di relativa oscurità che copra pietosamente le contraddizioni di un apparato pletorico e dispendioso che non sembra sia tuttora riuscito ad affermare tutto il suo potenziale politico.




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Commenti (1)
1. 09-07-2009 12:59
L'Europa è superata dal Mondo
Mentre il Parlamento europeo si affanna con pochissimo consenso di popolo a trovare una linea credibile; i popoli del mondo chiedono a gran voce un organismo più efficiente della Nazioni Unite, argomento ribadito anche da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica.Eppure i parlamentari europei, questa è la sensazione, faticano a pensare il Mondo; perciò automaticamente si mettono fuori dalla direzione principale del Pianeta che è quella che porta all'unificazione dei popoli del Mondo.Riuscirà il Popolo della Libertà a trasmettere i contenuti che servono oggi al parlamento europeo per funzionare ? cioè per pensare con efficacia il Mondo. Sono certo che questa è la domanda che oggi farebbe ai lettori ( e ai parlamentari italiani) Gianni Baget Bozzo.
Scritto da Stefano Armellin

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