Se il Mondo, con la globalizzazione, si è fatto più «piccolo», eliminando le barriere spazio temporali che avevano inibito un maggiore dinamismo nei processi di crescita, ora, una volta emerse le distorsioni insite nel processo di mondializzazione e individuate le ricette che dovranno sanarle, si apre una svolta: d'ora innanzi, come è emerso dal G8 dell'Aquila, questo Mondo più «piccolo», che ha dato la possibilità a Paesi emergenti di crescere esponenzialmente grazie a distanze virtualmente ridotte, si «ingrandirà» sul terreno della governance, aprendo i suoi consessi mondiali anche alla partecipazione di altri Paesi, che, insieme a quelli che sino ad ora erano già presenti ai vertici del G8, rappresentano l'80% del Pil mondiale.
La crisi economica in atto ha indubbiamente fatto emergere l'urgenza, da parte degli stati che sino ad ora erano rappresentati al G8, di coinvolgere anche altri Paesi nel processo di concertazione volto a stabilire una nuovo indirizzo socio-economico mondiale. D'altra parte, di fronte all'attuale congiuntura internazionale, non è più pensabile che i problemi sul tappeto possano essere risolti senza l'apporto dei cosiddetti Paesi emergenti. All'Aquila, dunque, è affiorato uno spirito nuovo, e la dichiarazione congiunta da parte un consesso più allargato, che è stato ribattezzato G14, ne è la testimonianza: oltre agli Otto (Usa, Canada, Francia, Giappone, Germania, Italia, Gran Bretagna e Russia), infatti, anche i cosiddetti Cinque (Cina, India, Messico, Brasile, Sudafrica), i Paesi emergenti, con l'aggiunta dell'Egitto, si sono impegnati a lavorare insieme per affrontare le sfide globali.
Una di queste, l'abbattimento progressivo delle barriere commerciali, si è imposta con urgenza proprio ora, di fronte allo spettro di un protezionismo in crescita: per evitare che gli Stati, di fronte alla crisi, alzino barriere per proteggere alcuni loro prodotti (soprattutto agricoli), ostacolando il libero commercio e frenando di fatto la ripresa mondiale, il Premier italiano, Silvio Berlusconi, ha posto all'attenzione di tutti il dossier sul Doha Roud, proponendo di far incontrare i 153 ministri del commercio del Wto in un Summit, da tenersi a settembre, volto ad elaborare una proposta che sia poi esaminata al G20 di Pittsburgh. Proposta che i Paesi del G14, assieme a Indonesia, Australia e Corea del Sud, hanno accolto favorevolmente, sbloccando così i negoziati che si trascinavano ormai dal 2001.
La scelta di organizzare il G8 all'Aquila ha senza ombra di dubbio un significato simbolico: così come una città devastata dal terremoto sta tentando di rialzarsi, attraverso l'aiuto dell'Italia intera (con le sue donazioni) e del suo Governo, così, allo stesso modo, anche il Mondo può reagire al cataclisma finanziario che si è abbattuto con violenza lo scorso anno: e, come sta accadendo in Abruzzo, questo potrà avvenire solo attraverso la predisposizione di una macchina organizzativa capace di bruciare più velocemente le tappe e di incidere direttamente sulla realtà (e non solo attraverso dei semplici proclami, come accadeva nei vertici passati). Il pragmatismo, dunque, sarà il miglior antidoto all'immobilismo passato, e in questo i leaders mondiali sembrano pienamente concordi.
Da questo Vertice, in ogni caso, l'Italia esce rafforzata e con più prestigio: molteplici sono state, infatti, le dichiarazioni di stima da parte dei leaders, primo tra tutti Obama, che hanno espresso ammirazione per la capacità del Governo italiano di condurre con leadership i lavori del G8. Non solo, il presidente del Consiglio ha dimostrato di saper intavolare, con un ottimo piglio diplomatico, ottimi rapporti con tutti i Paesi presenti: dagli Stati Uniti (con i quali si è impegnato a mettere a disposizione 400 soldati in Afghanistan) alla Libia, dalla Russia alla Gran Bretagna (Gordon Brown ha elogiato il Global Standard al quale ha lavorato Tremonti), alla Cina, con cui Berlusconi, prima che cominciasse il Vertice, ha siglato accordi commerciali da due miliardi di euro.
Malgrado la stampa italiana, con l'unica tregua di questi tre giorni, e quella estera si siano affannate con frenesia a distruggere l'immagine dell'uomo che in questo momento gode del 67% dei consensi, Silvio Berlusconi, dal G8 il premier esce vincente e più forte di prima. Nel contesto dell'Aquila il Cavaliere ha dimostrato al mondo, una volta di più, che cosa significhi l'orgoglio di essere italiano. Il Belpaese, in questi giorni, esce rivitalizzata su tutti i fronti.
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