| Autore: |
Antonio Caprarica |
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| Editore: |
Sperling & Kupfer |
| Prezzo: |
18 € |
| Pagine: |
267 |
Gli italiani la sanno lunga... o no!? è un libro davvero piacevolissimo da leggere, sia per il contenuto che per l'eccellenza espositiva con cui è scritto, coniugando alla perfezione due caratteristiche assai poco comuni, soprattutto se unite, nella letteratura d'oggi: l'arte di saper affascinare e divertire il lettore e il saper indurre in quest'ultimo spunti di riflessione non banali.
Questo detto, cominciamo col sottolineare che cosa non troverete nel libro di Caprarica: nessuna traccia di nostalgico nazionalismo né prosopopea sui «sacri patrii confini», nessun piagnisteo sulla perdita, putativa o meno che sia, dell'identità nazionale, così come, d'altro canto, nessuno sperticato elogio della globalizzazione fine a se stessa o dell'importanza di far professione di cosmopolitismo senza se e senza ma.
Tre sono gli elementi caratterizzanti del libro di Caprarica: l'elemento oggettivo, che deriva dalla sua professione di giornalista «giramondo», l'elemento dell'ironia, a tratti pungente e sferzante, ma mai acrimoniosa, invelenita, in una parola sterile; quindi l'elemento più intrinsecamente umano, legato a quel profondo spirito di popolo, al nostro Volksgeist che nemmeno decenni di brutture televisive, e non solo, sono riuscite a cancellare dalla nostra anima. Il libro non si propone come atto di denuncia sociale, né come polemico pamphlet scritto da un supponente arbiter elegantiarum indignato dallo squallore degli italici costumi. E' un libro straordinariamente interessante perché spinge, elegantemente, il lettore ad immedesimarsi da un lato, e a guardarsi allo specchio dall'altro. Innumerevoli sono le situazioni di quotidiana mancanza di fair play citate dall'autore, nelle quali, ahimè, ci riconosceremo, senza che questo però susciti alcun complesso di inferiorità o ne faccia sorgere uno nuovo di zecca.
Per questo possiamo senz'altro dire che il libro svolge un'utile funzione pedagogica, senza supponenza né severità, ma toccando, con estrema eleganza ed ironia, le corde del nostro essere... intimamente italiani. Si evince, ovviamente, qual è l'elemento che più di ogni altro caratterizza la nostra italianità, ovvero il riuscire a convivere quotidianamente con contraddizioni abissali che probabilmente farebbero uscir matto qualunque altro cittadino evoluto del «Primo Mondo». Siamo il paese dove il clacson risulta l'apparecchio meccanico più soggetto ad usura per lo spropositato utilizzo che ne facciamo. Siamo il paese che dimostra, a volte, un'incuria nella tutela delle proprie straordinarie bellezze, naturali o artistiche che siano.
Ma siamo anche il paese in cui straordinaria è stata la mobilitazione popolare, prima ancora che istituzionale, per assistere economicamente e non solo gli sventurati terremotati d'Abruzzo. Siamo ancora, nonostante la tangibile emergenza sociale, il paese che continua a fare della propria cultura dell'accoglienza un fiore all'occhiello, un passepartout che ci ha aperto le porte del mondo. Siamo il paese che riesce a coniugare a uno spinto individualismo che ci fa vedere nemici ovunque, dal vicino di casa nottambulo che ci molesta con fracassi notturni al venditore di rose extracomunitario, con l'esigenza di scoprire o riscoprire un senso comunitario di appartenenza aperto, schietto, cordiale.
Siamo certamente anche il paese dell'obbrobrio della spazzatura partenopea... Certo, viene da sorridere a pensare che siamo stati criticati pesantemente al riguardo dagli inglesi, i cui netturbini svolgono le loro mansioni una volta ogni due settimane, o dai francesi, che ancora oggi non sappiamo se abbiano o meno risolto la secolare questione del bidet... buffo sanitario la cui funzione per le genti d'Oltralpe o d'Oltremanica più temerarie ed indagatrici poteva al massimo essere quella di piscinetta da pediluvio!
Il libro cattura immediatamente per la felicità espressiva con cui è scritto, e davvero non si vorrebbe mai arrivare alla parola fine. Tornerete inoltre a rileggerne capitoli, capoversi o citazioni... E così facendo, forse, vi scoprirete meno propensi ad utilizzare il clacson, a redarguire immotivatamente una commessa o un cameriere a vostro avviso poco celeri, a non utilizzare il pedale dell'acceleratore come se fosse una specie di punching ball compensativo...
Ma quello che in assoluto colpisce di più è senz'altro l'amore profondo che lega l'autore alla sua terra d'origine, avendo egli potuto apprezzarla e comprenderla da un duplice punto di vista: quello del professionista che impara ad assimilare, comprendere e fare proprio il modus cogitandi di chi italiano non è, e quello dell'uomo che torna alla propria terra, la riscopre e la fa riscoprire per quella che è: una terra meravigliosa!
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