Chi l'avrebbe mai detto? Il governatore uscente, anzi, uscentissimo stando ai sondaggi della Regione Campania, colui che non riuscì in alcun modo a far fronte all'emergenza rifiuti, tenta di riciclarsi. Si, perché «O Re» pensa bene di correre per l'investitura al trono di Napoli sotto l'egida del per ora oscuro «Partito del Sud», entità politica ad oggi misteriosa e rarefatta che fa capo a Raffaele Lombardo. Subito accodato al cadreghino anche Agazio Loiero, discusso governatore della Calabria.
Insomma, che cosa sta succedendo, ci chiediamo un poco sconcertati? Tralasciamo il qualunquismo che ci spingerebbe ad affermare che in qualsiasi paese civile soggetti politici con il cursus dishonorum di Bassolino e Loiero sarebbero spariti dalla scena senza schiamazzi o rimpianti: noi non siamo né l'Inghilterra né gli Stati Uniti. Incuriosisce tuttavia come e perché Lombardo possa appoggiare sotto i suoi colori la candidatura di due personalità del genere, non solo politicamente lontane se non addirittura opposte al reggente siciliano, ma anche perché difficilmente riqualificabili.
Ma, come dovremmo sapere, la politica è una cosa meravigliosa e terribile allo stesso tempo. E' indubbio che Bassolino sia stato in grado di «ingegnerizzare» il consenso, mettendo in piedi, attraverso politiche clientelari, una macchina elettorale di tutto rispetto (si fa per dire...). La sua rielezione, così come la rielezione di Rosa Russo Jervolino, che solo eufemisticamente possiamo definire «inaspettate» visti gli orrori amministrativi perpetrati dal magico duo, ne sono prova lampante. Va da sé che Raffaele Lombardo, prima di scartare per deficit di presentabilità un patrimonio elettorale che, seppur pesantemente eroso, è ancora inauditamente di tutto rispetto, ci pensi due volte. Questo perché, se è vero - come è vero - che il governatore siciliano è alla ricerca di una soggettività politica maggiore, ovvero diventare il Bossi del Sud, i voti che Bassolino porterebbe in dote al «Partito del Sud» fanno sicuramente gola.
E' una scommessa pericolosa quella fatta da Lombardo, non solo e non tanto perché potrebbe mettere a rischio i nuovi equilibri politici conseguenti alla nascita del Pdl, quanto perché l'eccessiva spregiudicatezza e la pervicacia nel voler appropriarsi di un ruolo «parademitiano» (a proposito, forse anche il Napoleone di Nusco sarà della partita... guarda caso) di «patron» del meridione avrà come conseguenza facilmente prevedibile un pesante empasse che fermerà inesorabilmente le necessarie, impellenti e improrogabili riforme per il Mezzogiorno. Questo perché i soggetti eventualmente coinvolti in questo nuovo (nuovo?) progetto politico non si limiteranno a fare da portatori d'acqua, ad aprire la cassaforte con le loro preferenze per poi ritirarsi di buon grado a vita privata: chiederanno. E, visti i precedenti, chiederanno molto. Perché ogni trono ha un prezzo. In questo caso il prezzo lo pagheranno, purtroppo, i cittadini del Meridione.
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