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Numero 385
del 04/09/2010
Una mirabile sintesi politica PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
giovedì 23 luglio 2009

Nelle cronache politiche talvolta sopravvive la vecchia mentalità di separare la vita istituzionale dalla vita reale. Succede anche oggi, quando temi di assoluta centralità, come il decreto anti-crisi, la legge sulle intercettazioni e quella sulla sicurezza, vengono svuotati del loro contenuto reale per essere ridotti a motivi di contrapposizione tra poteri dello Stato. Così si finisce col discutere e dividersi sul ricorso al voto di fiducia piuttosto che sulle norme che vengono approvate. Troppo facilmente il senso della politica viene posposto alle procedure tecniche, che però da sole non risolvono i problemi della realtà. Ma quando picchia la crisi economica, sia i lavoratori disoccupati e le loro le famiglie, sia gli imprenditori senza più credito, chiedono soccorso alla politica - ma non chiedono soltanto rigore istituzionale. Invocano soluzioni concrete, così come le pretendono le vittime dei criminali. Allora sarebbe più dignitoso per chi critica il voto di fiducia recuperare il senso della realtà e misurare, sulla pelle della gente, e non solo sulle pagine dei libri o sul proprio bilancio politico, le proporzioni, reali, tra la responsabilità del governo verso il paese e le diatribe da costituzionalisti per partito preso.

Una volta riscoperto il senso autentico della politica si apre una prospettiva più ampia e ragionata. Bisogna intanto rifiutare l'abuso delle dietrologie unito alla malizia. E' un dato di fatto che le interpretazioni dominanti vedono una certa distanza tra presidente del Consiglio e presidente della Camera. Berlusconi continua a sprigionare una volontà politica che supera i tecnicismi istituzionali, coi loro delicati equilibri di codici formali e consuetudini informali. Berlusconi resta il premier del fare, mentre Fini, nonostante abbia una militanza politica più longeva, ha scelto un profilo istituzionale, elevandosi a guardiano del parlamento e delle sue prerogative. E' sorprendente come due leader politici così diversi abbiano costruito insieme lo stesso partito di cui rappresentano le massime espressioni. E' ancora più sorprendente come, nella tumultuosa politica italiana, dove niente è per sempre, Berlusconi e Fini abbiano conservato un'alleanza che dura da quindici anni e che in soli due uomini ha espresso una dialettica politica così densa e significativa. Allora le maliziose letture di conflitti sotterranei tra i due fondatori del Pdl si relativizzano in disquisizioni da amanti del pettegolezzo e della fantapolitica. E' un po' come nel calcio, dove si parla sempre di mercato e di colpi di scena quando poi nella realtà contano solo i novanta minuti di gioco. Tutto il resto sfuma via.

Senza gridarlo ai quattro venti, il governo sta riuscendo in una mirabile sintesi politica, che permette anche di disinnescare i sabotaggi delle opposizioni. Da un lato l'attivismo politico di Berlusconi, sostenuto dal radicamento della Lega, è una fonte inesauribile di soluzioni legislative ai problemi del paese così come espressi dalla volontà popolare. Politica e popolo si intrecciano in una reciproca fiducia, che è la vera fiducia rispetto alla fiducia astratta del diritto costituzionale. Dall'altro questo attivismo politico si rafforza proprio laddove nelle precedenti esperienze aveva più faticato, cioè nel coordinarsi con le altre istituzioni. Adesso la carica innovativa del governo si traduce, anche grazie alla personalità istituzionale di Fini, in una forza di stabilità che pervade l'intero sistema istituzionale. La destra non è più un fenomeno politico di massa. E' una forma politica che si è inserita pienamente in quella dello Stato. Il solido rapporto tra Palazzo Chigi e Quirinale ne è l'espressione. Allo stesso tempo la sinergia tra le massime cariche dello Stato sta emarginando le opposizioni, che al contrario speravano di mobilitare il Colle negli attacchi contro il presidente del Consiglio.

Il Pd, pur presente in parlamento, è alle strette perché crede ancora di stravolgere i progetti di legge del governo con imboscate parlamentari, invece di raccogliere consenso tra gli elettori. Quanto all'Italia dei Valori, questo è un caso di auto-ghettizzazione, in cui la spirale dell'anti-berlusconismo estremo ha chiuso i cancelli del dialogo, del confronto e anche della ragionevolezza, isolando l'Idv da qualunque manovra politica. Il senso della politica sta scritto negli occhi degli uomini che vivono nella realtà, non nelle astrazioni ideologiche.




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