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Numero 462
del 11/02/2012
Georgia un anno dopo: l'Ue prolunga la sua missione PDF Stampa E-mail
! di Alessandra Poggi
poggi@ragionpolitica.it
  
martedì 28 luglio 2009

Nei giorni scorsi l'Unione europea ha approvato il prolungamento della sua missione di sorveglianza e monitoraggio (Eumm) in Georgia, che è praticamente l'unica presenza internazionale attendibile rimasta in teatro a un anno dall'offensiva russa contro la piccola Repubblica caucasica. Proprio dodici mesi fa, l'ekecheiria olimpica dei Giochi cinesi si era completamente dissolta allorché le incessanti e crescenti tensioni tra Russia e Georgia - crisi spionistica nel settembre 2006; lancio di missili russi sul territorio georgiano nell'agosto 2007; aerei spia georgiani abbattuti dall'aviazione russa in Abkhazia nel maggio 2008 - erano degenerate in guerra aperta sul territorio osseto, enclave separatista sostenuta da Mosca.

Alla fine del conflitto e conformemente ad un accordo tra il Presidente russo Medvedev e il Presidente di turno dell'Ue Sarkozy - siglato l'8 settembre 2008 - i Ventisette avevano stabilito di dispiegare una missione civile di monitoraggio composta da circa duecento osservatori, a partire dal primo ottobre 2008. Con una durata iniziale di due mesi (poi regolarmente rinnovati) e un budget di 31 milioni d'euro, alla missione europea era stato assegnato il compito di monitorare la ritirata delle truppe russe dalle «zone adiacenti all'Ossezia del Sud e all'Abkhazia» e di sorvegliare il terreno per un ritorno tempestivo alla pacifica convivenza tra le parti.

Il 24 luglio scorso i Rappresentanti degli Stati dell'Ue hanno dunque deciso unanimemente di mantenere fino all'autunno 2010 i loro osservatori sul campo. I risultati ottenuti fino ad ora, infatti, sono molto positivi e questo rinnovato mandato annuale costituisce un segnale molto importante per ciò che concerne il continuo impegno dell'Europa a favore della stabilità e della pace in teatri destabilizzati, soprattutto se essi appartengono al cosiddetto «giardino di casa».

In più, come accennato sopra, l'Eumm resta la sola missione internazionale credibile e imparziale in loco, dopo che Mosca ha di fatto silurato le Missioni di monitoraggio dell'Osce e delle Nazioni Unite. Inoltre questa «diplomazia sul terreno» sta incoraggiando il dialogo e le relazioni pacifiche tra i rappresentanti russi e georgiani, che sotto l'egida di Onu, Usa e Ue hanno ormai creato un foro di discussione aperto e stabile a Ginevra. Un canale di dialogo estremamente importante, soprattutto ora che l'anniversario del colpo di mano di Mosca di un anno fa rischia seriamente di riaccendere le tensioni sopite con pazienza dalla Comunità Internazionale.

Ne ha dato dimostrazione la recente visita a Tbilisi del Vice Presidente Usa Joseph Biden: egli ha ribadito con chiarezza l'esistenza di una special relationship che lega Usa e Georgia - anche in vista dei nuovi pourparlers per l'ingresso di quest'ultima nella Nato - e Mosca non ha assolutamente apprezzato questa riaffermata dimostrazione di amicizia tra Tblisi e l'Occidente. Anzi, il Cremlino ha espresso la propria ferma posizione parlando tramite l'Ambasciatore russo presso l'Alleanza Atlantica Dimitri Rogozine, che ha minacciato di fortissime sanzioni le imprese straniere di quegli Stati che parteciperanno al riarmo della Repubblica georgiana.

Vere minacce? O fuochi di paglia destinati ad alimentare la tenzone diplomatica - ma non reale - tra i due ex- blocchi della guerra fredda? Quale che sia il messaggio che Mosca ha voluto inviare a Washington, Bruxelles sembra volersi fare forte dell'indipendenza politico-strategica acquisita durante l'ultimo anno per affacciarsi ai teatri destabilizzati con una nuova e più concreta credibilità e finalmente al di fuori delle polemiche tra Casa Bianca e Cremlino. Solo in questo modo l'Unione Europea potrebbe avviarsi verso l'ulteriore step politico nel cammino dell'integrazione. Solo in questo modo i Ventisette potrebbero cominciare finalmente a parlare con una voce sola e finalmente ascoltata.




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