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Numero 462
del 11/02/2012
Le assurde accuse di Bocca all'Arma dei Carabinieri PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
martedì 18 agosto 2009

Giorgio Bocca, sulle colonne dell'Espresso, ha sempre dato il meglio di sé, in un senso che nessuna iperbole critica o elogiativa potrebbe cancellare; Bocca, con quei corsivi intrisi di malmostosa e tutt'altro che inquieta coscienza, dà sempre il meglio di sé. Ovvero: Bocca è proprio così. Anche in questo caso, nel suo ingiustificato attacco all'Arma dei Carabinieri, con argomenti che nessun incolto sociologo avrebbe mai usato (la «coesistenza» con la mafia e la medesima realtà ambientale come identificazione di una missione pubblica, insomma il «doppio stato»), ma che, nella strategia retorica di questo giornalista, contengono l'unica verità che gli sta veramente a cuore: dimostrare che il «Sistema» tutto, nella sua interezza, è marcio. E perché mai i Carabinieri dovrebbero fare eccezione? Perché sono «fedeli nei secoli»? E chi l'ha detto? A partire da questo scellerato - anche logicamente - punto di vista, tutto si può tranquillamente mettere in discussione, segnando i frutti della grafica di questo nulla con le repliche istituzionali e le reprimende della politica, della Chiesa, dei Carabinieri.

Ma Bocca è stato in gioventù un mistico fascista, di conformazione ideologica giacobina, per nulla impressionabile; somiglia, da questo punto di vista, ad Eugenio Scalfari, voltairiano d'antan, dopo aver solcato le meraviglie della romanità neopagana e antisemita, come ha scritto nella sua - letterariamente non banale - autobiografia, pubblicata da Einaudi. Questa è la «foto di famiglia» dei finti corsari del gruppo Caracciolo, che detiene quote di potere nei quartierini alti della Repubblica e dell'Espresso. Bocca, al pari di Scalfari, è identico a se stesso, lui sì «fedele nei secoli», ma non alle istituzioni, che adora solo se simili allo Stato etico di gentiliana memoria o alla Repubblica neocomunista dei buoni, puri e belli contro i brutti, gli sporchi e i cattivi.

Che cosa merita, dunque, questo allievo non proprio brillante della Scuola di Francoforte e di Marcuse, senza alcun appello all'eros liberatorio di quest'ultimo? Una bella querela? Forse. L'indifferenza assoluta? Mi pare non funzioni. Qualche denuncia? E per cosa? Disturbo della quiete pubblica? No, Bocca è sempre Bocca. E' A=A, come Scalfari & CO. Ezio Mauro sta studiando per raggiungerli, e Paolo Flores d'Arcais è il «soldato Ryan» da non salvare.

Ma forse - ipotizziamo, senza alcun malanimo, con rigore oggettivo - questa è la stessa Italia che volle i bombardamenti delle grandi città (Roma, Napoli, Firenze) perché giudicate «fasciste» un istante dopo aver fatto la doccia, eseguito l'ultimo salto nel fuoco, come costumanza fascista prevedeva per i veri uomini della romanità italiana. E' l'Italia che ha fatto carriera alle spalle della storia e dell'etica pubblica e individuale. E' sempre la stessa Italia.




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Commenti (1)
1. 24-08-2009 10:24
Giorgio Bocca
Ma ancora lo stiamo ad ascoltare? 
Scritto da domenico capussela

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