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Numero 475
del 15/05/2012
La Croazia cattolica pronta per l’Ue PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Fonti
fonti@ragionpolitica.it
  
venerdì 18 settembre 2009

Dopo mesi di vane negoziazioni ad ogni livello con Slovenia e Croazia, che avevano di fatto bloccato l'iter di adesione della seconda all'Unione europea, i due Stati hanno da poco convenuto sul metter da parte vecchi rancori. Venerdì scorso è stato dunque siglato un compromesso tra i rispettivi primi ministri, Borut Pahor e Jadranka Kosor, per trovare una soluzione al contenzioso che aveva inasprito le relazioni tra i territori dell'ex Yugoslavia. Dalla loro indipendenza, avvenuta nel 1991, le due antiche repubbliche si oppongono a tracciare una definitiva frontiera terrestre e marittima in corrispondenza del golfo di Pirano, sul mare Adriatico. Le differenti interpretazioni avevano quindi determinato una paralisi nel processo di allargamento della Ue.

Entrata nell'Unione europea nel 2004, la Slovenia aveva messo da circa un anno il proprio veto al seguito delle negoziazioni per l'adesione della Croazia, nella speranza di ottenere finalmente il tanto desiderato accesso alle acque internazionali. Accesso che la Croazia si è impegnata a riconoscere nel quadro degli accordi diplomatici di questi giorni. In cambio della caduta del veto sloveno, il primo ministro croato ha fatto pervenire alla presidenza svedese dei ventisette una dichiarazione che i documenti e le azioni adottare da Zagabria dopo il 1991 «non possono avere valore legale circa la determinazione della frontiera comune tra la Croazia e la Slovenia».

Sedato tale contenzioso tra i due Paesi, si apre così la via per un'adesione rapida di Zagabria all'Unione entro il 2011. A compromesso appena siglato, la Croazia ha infatti immediatamente richiesto la convocazione di una conferenza intergovernativa con gli Stati membri, al fine di procedere all'apertura dei successivi accertamenti sui 35 capitoli da rispettare per poter far parte dell'Unione. Dunque la cattolica Croazia si avvicina rapidamente a Bruxelles.

L'Ue, da parte sua, ha potuto tirare un sospiro di sollievo ed è ora rincuorata nel vedere i due Paesi confinanti risolvere le loro divergenze pacificamente. Fredrik Reinfeldt, presidente di turno della UEe ha dichiarato di essere pronto a far avanzare rapidamente la richiesta croata ed ha sottolineato come tutto ciò debba essere preso a modello dai Paesi balcanici occidentali nel loro insieme. La più popolosa delle antiche repubbliche yugoslave, la Serbia, ha infatti annunciato a margine dell'incontro di venerdì la sua intenzione di far domanda di adesione entro il 2010. Il processo di adesione si annuncia in questo caso forse ancor più complicato di altri, e a causa della situazione presente in Kosovo, e per il veto preannunciato dai Paesi Bassi.

L'Aia, per un via libera, esige da Belgrado una piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Yugoslavia. In realtà le situazioni da dirimere in giro per l'Europa sono molte e ad oggi solo la pratica islandese sembra ben avviata. La Macedonia fece domanda di adesione a marzo 2004 e dovette aspettare il dicembre 2005 per un primo assenso; tra l'altro i macedoni sono ancora paralizzati al problema primo, relativo al nome del Paese, su cui la Grecia ha messo un veto. L'Albania ha inoltrato la richiesta lo scorso aprile ed è ancora in attesa di un primo esito. La Turchia è bloccata al caso di Cipro, la cui soluzione è imprescindibile secondo la Francia.




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