Si è aperta il 14 settembre a Ginevra la XII sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Nel suo discorso d'apertura l'Alto Commissario ONU per i diritti umani, Navanethem Pillay, ha evidenziato come di consueto i maggiori problemi su cui concentrare l'attenzione. Tra questi figurano le vittime civili di guerra e le eccessive differenze economiche tra persone e aree del pianeta; ma anche quest'anno non compare un fenomeno che invece dovrebbe essere una buona volta al centro delle attività del Consiglio: lo stillicidio quotidiano di vittime causato dalle crescenti persecuzioni e discriminazioni inflitte ai cristiani in molti stati africani e asiatici.
Proprio nel giorno in cui il Consiglio avviava i lavori, l'agenzia di stampa AsiaNews lanciava la notizia che in Bangladesh un uomo ha torturato e minacciato di morte la moglie e una figlia convertitesi dall'islam al cristianesimo: ha bruciato sotto i loro occhi la Bibbia giurando di far fare la stessa fine anche a loro se non abiureranno la fede in Cristo. Nei mesi precedenti l'uomo, un emigrante di ritorno in patria dall'Arabia Saudita per un periodo di ferie, aveva già infierito ripetutamente sulla moglie, con il pieno sostegno dei parenti come lui islamici, dopo aver scoperto che il figlio maggiore Jahirul aveva abbracciato la fede cristiana mentre frequentava l'Università cattolica di Sydney, Australia. Le due donne avevano tuttavia deciso di seguirne l'esempio e ora si dicono disposte al sacrificio estremo.
Sempre in Bangladesh, due giorni prima, Swopol Mondol, un giovane cristiano battista, membro attivo della Free Christian Churches of Bangladesh e padre di un bimbo di 10 anni, è stato picchiato brutalmente nel campus dell'Università di Dhaka da un gruppo di studenti. Il pretesto dell'aggressione è stato l'accusa, rivelatasi infondata, di aver rubato un telefono cellulare. L'uomo è deceduto in ospedale e la moglie recatasi al suo capezzale è stata raggiunta dagli stessi giovani che l'hanno minacciata ingiungendole di non denunciare l'accaduto ed esigendo il risarcimento del telefono rubato. Episodi del genere sono frequenti e per questo, temendo ritorsioni, la vedova è reticente a chiedere un'inchiesta benché la polizia abbia aperto un fascicolo sul caso.
In Pakistan invece, a Jaithikey, nel Punjab, il 15 settembre Fanish, un ragazzo cristiano di 20 anni, è stato torturato e ucciso nel carcere dove si trovava dopo essere stato arrestato il 12 settembre per il reato di blasfemia. Il giorno precedente una folla di islamici aveva dato fuoco alla chiesa del suo villaggio e aveva saccheggiato due case adiacenti. La causa scatenante delle violenze è stata probabilmente una relazione tra il giovane e una ragazza islamica. Dei testimoni sostenevano di aver visto Fanish strappare il Corano dalle mani della donna e buttarlo per terra. Ai funerali del giovane, il giorno successivo, la polizia ha attaccato i fedeli con gas lacrimogeni, «per prevenire disordini», e molte persone sono state ferite e arrestate. Ignorando i segni evidenti di torture sul cadavere e malgrado le proteste dei parenti e dei rappresentanti della comunità cristiana, le autorità hanno divulgato una versione dei fatti secondo cui Fanish si sarebbe impiccato. L'associazione Joint Action Committee for People's Rights denuncia la collusione tra agenti di polizia e guardie carcerarie con i fanatici e gli estremisti e la Commissione nazionale giustizia e pace sostiene che le violenze contro i cristiani sono in aumento il modo preoccupante. A conferma di ciò AsiaNews documenta un altro episodio verificatosi il 12 settembre in un sobborgo di Karachi. Qui accusato di blasfemia è stato un cristiano di 40 anni la cui casa è stata bersagliata con pietre e sassi, dopo di che la folla ha tentato di assalire la chiesa e altri membri della comunità cristiana locale.
Per finire, il 13 settembre a Linfeng, nello Shanxi, Cina, 400 poliziotti hanno compiuto un raid notturno contro una cappella protestante situata all'interno di una fabbrica di scarpe, pretendendo che la costruzione fosse illegale. Con l'ausilio di due bulldozer hanno ridotto in macerie la chiesa e altri edifici, hanno distrutto o rubato mobili, denaro e supellettili, hanno picchiato i fedeli accorsi, ordinando inoltre ai medici dell'ospedale della cittadina di non curare i feriti che si contano a decine. L'episodio fa parte della campagna contro le comunità protestanti sotterranee avviata dal governo cinese nel 2007.
Condividi questo articolo      
|