Dopo i timori degli scorsi mesi, a poco meno di una settimana dal voto Angela Merkel può tirare finalmente un sospiro di sollievo. La più grande preoccupazione della sua campagna elettorale si è risolta come sperava già da tempo: il partito dei liberali dell'Fdp ha escluso categoricamente un'ipotetica alleanza con i socialisti.
L'attuale ministro degli affari esteri, nonché candidato alla cancelleria per l'Spd, Steinmeier, ha subìto dunque una doccia fredda nella giornata di domenica. Guido Westerwalle infatti, il capo dell'Fdp, ha respinto formalmente qualsiasi tipo di accordo: «Nel programma elettorale dei socialisti è previsto un aumento della pressione fiscale; è per questo che noi non gli apporteremo alcun aiuto».
Svanisce dunque l'ultima speranza della sinistra di spodestare dalla poltrona di cancelliere il suo attuale occupante. Nelle scorse settimane Steinmeier era ad ogni modo stato capace di rinsaldare l'alleanza con i Verdi, in tradizionale coalizione con l'Spd, che era inizialmente sembrata vacillare. A conforto di ciò i sondaggi di questi ultimi giorni, che prevedono un vantaggio non particolarmente ampio della Cdu sulla coalizione di sinistra, indicavano come i socialisti, qualora avessero trovato una seconda sponda, avrebbero potuto pensare di vincere le elezioni legislative del 27 settembre.
Era dunque iniziato il corteggiamento all'Fdp, che è, come prevedibile, durato poco. Le dichiarazioni di domenica sera sedano a questo punto le preoccupazioni che si stavano diffondendo tra le fila dei cristiano-democratici. Le critiche che lo storico alleato della Cdu in Baviera, la Csu, aveva mosso nei confronti della campagna elettorale pacata della Merkel sono subito rientrate. D'altronde anche la decisione di non voler aprire ai partiti di destra, che avrebbero certamente garantito alla Cdu una vittoria netta, inizialmente vista come debolezza, viene ora condivisa da tutti i dirigenti dei popolari tedeschi.
La carismatica Merkel, ora che si avvicinano gli scrutini, non ha quindi più bisogno di cambiare la propria strategia, fatta in questi mesi di toni moderati e di piglio presidenziale, senza mai parlare in alcun modo dell'attuale partner governativo. Una campagna elettorale incentrata sulla sua persona e con l'obiettivo di una verticalizzazione forte della politica tedesca. Anche quello che poteva sembrare un azzardo, il G20 di Pittsburgh del 24 e 25 settembre prossimi, desta ora meno preoccupazioni. Ed anzi sarà un'ulteriore occasione per il Cancelliere di ribadire il ruolo di dirigente attivo e rispettato sulla scena internazionale.
Nel frattempo in casa socialista sono cominciati i distinguo. L'attuale ministro socialdemocratico delle finanze, Steinbruck, ha sottolineato come una nuova Grosse Koalition non sarebbe una sventura né una cattiva soluzione. D'altronde la stessa Merkel in diverse interviste aveva dichiarato di come ci fosse stato un proficuo lavoro con taluni esponenti di governo dell'Spd. Non è da escludere dunque, all'indomani del voto, un travaso di molti dirigenti Spd nella Cdu; meno probabile sembra invece essere una nuova larga alleanza. Di stesso avviso l'influente settimanale Der Spiegel, su cui compare un categorico: «Per favore, non di nuovo».
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