«Abbiamo ricevuto un pianeta molto bello dai nostri antenati: era verde, adesso lo abbiamo rovinato e inquinato, lasciando in eredità a chi verrà dopo di noi un mondo più brutto e sporco: non è giusto». Con queste parole messe in bocca a una bimba di 13 anni dell'Uttar Pradesh, India, si sono aperti il 22 settembre i lavori del vertice straordinario sul clima voluto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon in concomitanza con i lavori della 64esima Assemblea Generale in corso al Palazzo di Vetro di New York. Chi ha la colpa di tanto scempio? La risposta l'ha data subito dopo Ki-moon: «Sono i paesi industrializzati, storicamente responsabili dei cambiamenti climatici». Quindi tocca a loro fare il primo passo - ha proseguito il Segretario Onu - lamentando la «lentezza glaciale» con cui procedono le trattative in vista della conferenza internazionale di Copenhagen sul clima in agenda dal 7 al 18 dicembre: «Abbiamo dieci anni di tempo per evitare gli scenari peggiori. Un fallimento della conferenza sarebbe moralmente ingiustificabile, economicamente miope e politicamente avventato».
Ban Ki-moon ha omesso di elencare le sicure ripercussioni catastrofiche sulle economie avanzate, già provate dalla crisi economica, dei provvedimenti necessari a ridurre entro il 2020 l'emissione di gas a effetto serra nella misura proposta (ormai la richiesta è salita al 40-45%) e dell'impegno finanziario (500-600 miliardi di dollari all'anno) preteso a risarcimento dei paesi in via di sviluppo, ritenuti vittime innocenti della catastrofe imminente e anzi già iniziata: si vede che sono più difficili da calcolare dei costi del global warming che, secondo le organizzazioni ambientaliste, già uccide 300.000 persone all'anno.
Un'idea ce la possiamo fare, però. Il giorno prima del summit l'Agenzia Internazionale per l'Energia ha annunciato che nel 2009 le emissioni di anidride carbonica, il gas principale responsabile dell'inquinamento atmosferico a effetto serra di origine antropica, diminuiranno del 2,6%. Si tratta della riduzione più elevata degli ultimi 40 anni: esattamente il doppio del record precedente che risale al 1981. Ma il costo economico e sociale della minore emissione di CO2 è stato davvero salato. Infatti secondo l'Agenzia, che ha analizzato paese per paese i consumi di energia, carbone, petrolio e gas, la riduzione si deve al calo di produzione e di consumi dovuto alla crisi economica iniziata circa un anno fa che ha messo in difficoltà innumerevoli aziende, ha lasciato milioni di persone senza lavoro, ha aggravato lo stato di indigenza e di dipendenza dagli aiuti umanitari di decine di milioni di poveri e, soprattutto in Africa, ha moltiplicato i conflitti locali a scopo di razzia.
«Sull'Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 - ha insistito Ban Ki-moon illustrando la situazione ai 100 delegati presenti al summit in rappresentanza di altrettanti stati - e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente». Di questo la battagliera organizzazione non governativa Greenpeace si dice sicura: dal 2030 nel periodo estivo scompariranno del tutto.
Eppure è proprio di questi giorni la conferma della ripresa della banchisa artica. Stando ai dati raccolti dal National Snow and Ice Data Center e rielaborati dall'Università dell'Illinois, l'attuale estensione della massa glaciale marina è di ben 800.000 chilometri quadrati superiore a quella registrata esattamente un anno fa e addirittura superiore a quella del 2005. In termini relativi l'aumento è del 15%. Inoltre la fase di righiacciamento, che di solito inizia in coincidenza con l'equinozio d'autunno (il 22-23 settembre), quest'anno è incominciata il 12 settembre. Sono fatti scientificamente fondati, di cui tenere conto. Ma lo stato di paura creato attorno a un fenomeno - il clima - che secondo un numero crescente di voci è in fin dei conti imprevedibile, poiché determinato da fattori su cui l'umanità non ha modo di incidere e di cui neanche può con sicurezza prevedere l'evoluzione, è incredibilmente contagioso. Il 21 settembre, alla vigilia del vertice straordinario organizzato dall'Onu, numerose Ong, tra le quali il Wwf, Oxfam International e il Global Humanitarian Forum di Kofi Annan, hanno lanciato la campagna TckTckTck. In risposta al loro appello, a quanto pare, milioni di persone in tutto il mondo alle 12 e18 locali precise (12 sta per il mese di dicembre in cui si terrà la conferenza di Copenhagen, 18 è il giorno in cui si concluderà) hanno fatto suonare una sveglia oppure un cellulare per «risvegliare le coscienze dei dirigenti mondiali e ricordare le loro responsabilità in materia di clima».
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