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Numero 462
del 11/02/2012
Prima battuta d'arresto per la riforma sanitaria di Obama PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
giovedì 01 ottobre 2009

Dopo oltre cinque ore di acceso dibattito, nella giornata di martedì la Commissione Finanze del Senato americano si è espressa negativamente nei confronti di due emendamenti che prevedevano l'inserimento della cosiddetta «public option» (assicurazione pubblica obbligatoria) all'interno del progetto di legge di riforma del sistema sanitario. In una prima occasione, cinque esponenti democratici si sono schierati al fianco dell'ala repubblicana della Commissione, per votare contro l'emendamento proposto dal senatore democratico del West Virginia Jay Rockefeller, con un risultato finale di 15-8. Quindi, tre rappresentanti della maggioranza hanno votato al pari dell'opposizione per un'altra proposta analoga, più moderata della precedente, firmata dal senatore democratico di New York Charles Schumer, respinta da un voto finale di 13-10. «Due opzioni di assicurazione pubblica da votare. Due opzioni di assicurazione pubblica bocciati dalla Commissione Finanze», ha scritto il commentatore di The New Republic Jonathan Cohn, che ha definito quanto avvenuto «per nulla sorprendente».

La notizia della - prevedibile - bocciatura della public option, in breve tempo lanciata dalle agenzie di stampa di tutto il mondo, rappresenta un duro colpo per il progetto di riforma della sanità voluto e proposto dal presidente Barack Obama. E l'evidente mancanza di compattezza sul fronte democratico, partito di maggioranza ancora non in grado di serrare i ranghi su questioni cruciali, conferma le grandi difficoltà, già emerse negli scorsi mesi, che la Casa Bianca deve e dovrà affrontare per portare a compimento la propria ambiziosa agenda politica. Apparentemente, sembra che a poco o nulla sia servito il «blitz mediatico» compiuto dal comandante in capo nelle scorse settimane, apparizioni multiple su svariati programmi televisivi (compresi show di intrattenimento quali quelli condotti da Jay Leno e David Letterman) al fine di promuovere ulteriormente la riforma. Da una parte, come dimostrato dall'esito della votazione di cui sopra, a Washington permangono le divisioni tra partiti e all'interno delle stesse formazioni politiche. Dall'altra, nell'elettorato, come riportato dal più recente sondaggio New York Times/CBS News, il sostegno per la copertura sanitaria sponsorizzata dal governo è in discesa, con dati che sottolineano la notevole spaccatura nel paese sull'argomento.

Nonostante la battuta d'arresto sulla public option, che rende così il progetto di legge della commissione Finanze l'unico a passare al Congresso privo del piano governativo, la battaglia sulla sanità appare lungi dall'avviarsi verso una breve conclusione. In seguito alla bocciatura del proprio emendamento, un frustrato senatore Rockefeller si è dichiarato «deluso» dal presidente Obama, il quale a suo avviso non avrebbe fatto abbastanza pressioni sul Senato affinché l'opzione pubblica venisse inclusa nel disegno di legge. Altrove, l'influente sito ultraliberal MoveOn.org, tra i più accesi sostenitori di Obama in campagna elettorale, ha preso di mira i tre esponenti democratici che hanno votato contro gli emendamenti, che nei prossimi giorni saranno attaccati da spot radiofonici, trasmessi nei loro Stati di appartenenza. Il destino della controversa opzione pubblica, come riportato da The Politico, versa ora in mano dell'inquilino della Casa Bianca, al quale si rivolgono i «democratici bisticcianti» perché faccia da «arbitro finale» sulla sua inclusione nel testo di legge. A dispetto della bocciatura, come scritto da TIME, «la public option potrebbe non essere ancora morta»: essa potrebbe infatti trovare una scappatoia al Senato, e il risultato di 13-10 sull'emendamento di Charles Schumer lascia spazio a eventuali negoziati.

In ogni caso, anche la più moderata delle proposte contenenti l'opzione pubblica, stando alle previsioni, non riceverebbe più di cinquanta voti al Senato, dieci in meno rispetto a quelli necessari alla maggioranza per scongiurare eventuali ostruzionismi dell'opposizione (o, per assurdo, di democratici «ribelli»). Decisivo sarà il comportamento, ancora una volta, dei democratici moderati, molti dei quali hanno espressamente dichiarato la propria contrarietà all'idea di espandere il ruolo della sanità federale oltre i già presenti limiti rappresentati da programmi governativi quali quelli del Medicare, Medicaid e del Dipartimento che si occupa dei veterani di guerra. «Persino il presidente Obama, il quale ha ripetutamente sostenuto un piano gestito dal governo in dichiarazioni pubbliche - ha scritto il Washington Post - ha indicato che esso non vale il costo di fallire nel varare il suo più grande obiettivo in politica interna». Possibile quindi che l'opzione venga sacrificata, con buona pace del fronte liberal, al fine di ottenere il via libera dal Congresso. Harry Reid, leader della maggioranza al Senato, ha deciso di cancellare la consueta pausa del «Columbus Day» per intensificare i lavori sulla riforma sanitaria. Rush finale di una lunga e dolorosa battaglia, il cui esito, nel bene o nel male, avrà pesanti ripercussioni sul programma amministrativo, oltre che sull'immagine, del presidente Barack Obama.




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