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Numero 462
del 11/02/2012
La Lituania verso l'inasprimento delle leggi «anti-sovietiche» PDF Stampa E-mail
! di Gianluca Fatone
fatone@ragionpolitica.it
  
venerdì 02 ottobre 2009

«La falce e il martello, unitamente alla stella rossa a cinque punte, simboli del regime sovietico, saranno messi fuorilegge e parificati dunque alla legislazione vigente per quanto riguarda le insegne del nazionalsocialismo». Così, nel 2008, il parlamento lituano aveva approvato un disegno di legge che metteva al bando il regime sovietico, segnando così un forte peggioramento dei rapporti già tesi con la stessa Russia. A distanza di un anno da quel provvedimento, Vilia Aleknaite Abramikene, membro del Partito Conservatore lituano, si è fatta promotrice di un disegno di legge sottoposto a discussione nei lavori parlamentari del 29 settembre, e già approvato in alcuni punti, che prevede l'inasprimento dei provvedimenti penali collegati ai reati di apologia. Tale misura è indirizzata, nello specifico, a colpire tutti i promotori del «revisionismo storico» riguardante il periodo dell'occupazione sovietica del paese. Se il provvedimento riuscirà ad entrare in vigore prima della sua scadenza, prevista per il 10 dicembre, coloro che si renderanno responsabili di esprimere pubblicamente il dissenso verso il riconoscimento dell'occupazione sovietica del paese sia attraverso la pubblicazione di testi piuttosto che con l'organizzazione di eventi pubblici quali seminari, mostre o convegni, potrebbero essere passibili di provvedimenti penali quali la multa, l'arresto e la detenzione fino ad un massimo di due anni.

La Abramikene, già nota per essere stata tra i promotori della risoluzione, approvata in seno all'Assemblea parlamentare dell'OSCE, che parificava i crimini commessi dal regime nazista a quelli dello stalinismo, si è espressa molto nettamente sulla questione: «Il disegno di legge mira a punire coloro che sostengono ancora oggi una linea filo-russa ed anti-europeista nonché ad impedire all'intellighenzia di Mosca di umiliare pubblicamente il popolo lituano». Il provvedimento è stato criticato, proprio per la sua severità, da alcuni partiti politici lituani che si sono espressi attraverso la voce di uno dei maggiori leader del Partito Socialdemocratico, Vytanis Andriukatis, che ha accusato proprio la Abramikene di una eccessiva politicizzazione della storia del paese. Andriukatis ha poi ricordato che «la Lituania di oggi è formata per un terzo del suo territorio da una regione che venne assegnata, proprio dal regime sovietico, all'autorità del Soviet lituano». Continuando nella sua critica, Andriukatis ha poi accusato la Abramikene di essere parte di un processo di demonizzazione della storia sovietica, di cui anche la Lituania è stata parte per alcuni decenni. Tra l'altro, occorre notare che la proposta di legge presentata al parlamento di Vilnius fa seguito alla ratifica di un provvedimento dello stesso tipo, approvato dal governo polacco lo scorso 23 settembre.

In sintesi, qualora il provvedimento dovesse essere approvato in via definitiva, si assisterebbe senza dubbio all'ennesimo inasprimento dei rapporti tra Mosca e uno dei suoi ex-satelliti del Baltico. A solo poco più di un anno dalla violenta polemica che ha finito per congelare le relazioni tra la Russia e l'Estonia in seguito alla vicenda della rimozione del «soldato di bronzo», degenerata poi in uno scontro politico e ideologico, si profila dunque un ennesimo periodo di tensione che non contribuirà sul piano internazionale a dipanare il groviglio diplomatico tra la Russia e l'Occidente.




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