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Numero 475
del 15/05/2012
Merkel e Papandreou. La politica nei tempi postmoderni PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
martedì 06 ottobre 2009

Qual è il nesso tra la vittoria di Angela Merkel in Germania e quella dei socialisti in Grecia? Apparentemente nessuno. Ma in realtà esiste un punto che unisce e divide nello stesso tempo. Si tratta di fenomeni legati alla postmodernità politica che mostra aspetti di arcaismo e, simultaneamente, avanguardismo. Entrambi costituiscono la forma del futuro e sono intessuti di elementi residualmente ideologici. Non potrebbe essere altrimenti, perché le ideologie non muoiono mai, si trasformano e vestono panni nuovi adatti alle nuove occasioni storiche, tutto qua.

La Merkel sta investendo tutto sulla fusione degli orizzonti: né liberismo, né solidarismo catto-socialista riveduto e corretto. Una misura di intelligente pragmatismo interpretato da una figura di aurea mediocritas, dunque non mediocre (il latino potrebbe trarre in inganno). Una luterana non bigotta, laica senza cadenze laiciste, coperta sul terreno dei valori e solida sulla comunicazione di una «forza tranquilla», come quella che condusse Mitterrand a diventare «re» di Francia in una Repubblica laicista e agnostica. Il metodo Merkel è dunque calibrato e «friendly», non eclatante, ma neanche da minus habens. E si tratta di un metodo che funziona. Magari non infiamma, ma nel chiaroscuro della crisi c'è, e appunto funziona.

La Grecia ha spazzato via i conservatori, ritenuti corrotti e incapaci di tenere a bada le forze dell'ordine, con un'economia al collasso e un debito pubblico al 100%. Ma quel che colpisce è che la figura politica trionfante sia ancora una volta un esponente della setta-partito-famiglia dei Papandreou. Una mitografia che fa sorridere e che può apparire nuova quando tutto sembra inadeguato o stantìo, non alle prese con la realtà contemporanea.

Questo è uno degli elementi della società postmoderna o tardo moderna: si deve vivere serenamente nel caos e non è più possibile, per contro, governarlo. Non può farlo la Merkel e non saprebbe neanche da che parte cominciare Papandreou. Tutti lo sanno, ma il voto va a chi offre la migliore strategia della rassicurazione in un mondo dominato dal caos e con la politica che risulta figlia dei muri crollati e non all'altezza delle trasmutazioni ideologiche, inevitabili, necessarie. Che differenza c'è, allora, tra la destra-centro e la sinistra-centro? La retorica della rassicurazione contro chi non riesce neppure a sintonizzare le frequenze sugli umori dei popoli disincantati che strattonano la politica di qua e di là, seguendo marosi non prevedibili e non controllabili. Da sempre si vota con la valvola di sfogo emotiva, si sa, ci sono fior di studi che dimostrano questo dato; ecco perché non è possibile chiedere troppo alla politica. Che deve sempre essere l'esito di una civiltà e non l'unico cemento della vita. Oggi - Merkel e Papandreou mostrano questo fatto - tutto ciò diventa atmosfera ed evento intrascendibile, emotivistico all'eccesso e talvolta frutto di sangue e carne sui luoghi di lavoro e nei meandri della crisi. Un mondo in movimento che non può più essere governato con la mente e l'intelletto politici e che, però, si serve della politica come per auto-osservarsi. Perché la politica è un grande osservatorio del gigantesco calderone sociale ed antropologico della tarda modernità.




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