Pubblichiamo il testo dell'intervento che l'onorevole Mario Mauro, presidente del gruppo del Popolo della Libertà al Parlamento Europeo, ha tenuto mercoledì 7 ottobre in occasione del dibattito sulla libertà d'espressione in Italia.
Le immagini televisive di quest'aula vuota saranno il miglior giudice della forzatura e della finzione che è questa discussione. Infatti, nel 2004 si è svolta in quest'aula una discussione sulla libertà d'informazione in Italia. Abbiamo votato una risoluzione nella quale i proponenti si dichiaravano allarmati per la situazione del mio paese. C'era un governo di centrodestra, c'era un presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi. Dopo la vittoria della sinistra nel 2006, come per miracolo il problema è scomparso. Basta drammatiche discussioni al Parlamento europeo, basta allarmi internazionali, basta raccolte di firme, così care alla gauche caviar. D'improvviso, però, dopo l'ennesima vittoria elettorale di Berlusconi, torna, come per magia, il pericolo per la libera circolazione delle idee.
La sintesi è che quando governa il centrodestra la stampa corre dei rischi; quando governa il centrosinistra non vi sono problemi. Peccato, però, che la percentuale di cause civili e penali intentate contro giornalisti nel mio paese veda il record assoluto di promotori tra esponenti della sinistra, come Massimo D'Alema o Romano Prodi, fino alla misura del 68% di queste cause. Mi chiedo, insomma, se sia possibile che la libertà di stampa sia stata messa in pericolo da una singola richiesta di giustizia da parte di Berlusconi. Ciò può essere forse spiegato meglio di me da un'intervista dell'onorevole Cohn-Bendit, che cito testualmente: «È assurdo paragonare Berlusconi a un dittatore: non ci sono le prigioni per i dissidenti, egli ha il consenso della maggioranza e il centrosinistra ha semplicemente perso». Semplicemente perso.
È una gravissima umiliazione per la nostra cara Italia essere costretti da un manipolo di professionisti della disinformazione a una discussione surreale e farsesca; e questa umiliazione costerà cara, perché perderanno ancora una volta il consenso degli italiani che riverseranno - ancor di più di oggi - i propri voti su Berlusconi, anche in considerazione del fatto che lo reputano impegnato a battersi per il benessere dell'Italia. Voi, invece, cari amici, apparite intenti, con determinazione, a distruggere l'immagine del nostro paese. Ma il danno che fate all'Europa è forse maggiore di quello fatto all'Italia: perché quella che proponete ai cittadini è un'Europa caricaturale, dove vi illudete di dispensare patenti di democrazia, con l'intento non di difendere i diritti delle persone, ma di ribaltare la realtà secondo uno stile stalinista oggi caratteristico - stranamente - di esponenti di un gruppo che si dice liberale. Negatelo infatti, se potete - cari amici del partito di Antonio Di Pietro - di essere comunisti. La vostra storia infatti vi segue ed è una storia di chi non ha mai rinunciato a usare come metodo la menzogna per qualificare l'avversario politico come pericoloso.
Ma il vero pericolo per la democrazia è costituito da coloro che non accettano il verdetto di elezioni libere ed evocando fantasmi tentano di sottrarci il nostro futuro. A quel futuro non rinunciamo: ci batteremo pertanto, in questa legislatura, per evitare che il progetto europeo, in cui crediamo fortemente, venga snaturato, confondendo libertà di espressione con mistificazione, giustizia con manovre di potere. Sappiate, sedicenti liberali, che non piegherete la nostra voglia di contribuire al bene comune.
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