Chi è Zac Goldsmith? Lo scopriamo leggendo una bella intervista pubblicata sull'ultimo numero del magazine del Sole24Ore, IL, Intelligence in Lifestyle. Zac Goldsmith è il rampollo di una famiglia assai facoltosa, che ha ereditato qualcosa come 300 milioni di sterline, pari a 330 milioni di euro e di ciò non si cruccia per niente, il che me lo rende simpatico. L'interesse per questo «cane sciolto» della politica in subbuglio del Regno Unito consiste nel nuovo schieramento scelto dal giovane miliardario, vale a dire i Conservatori di David Cameron. Scelta non scontata per un ecologista radical-chic e radical-borghese come Goldsmith, autore di un saggio - The Constant Economy -, che, nella descrizione dell'autore, «non è uno di quei manuali di auto aiuto che dicono alle persone come devono vivere le loro vite. Voglio solo incoraggiare la gente a usare il voto con efficacia, a usare la sua forza politica collettiva. Abbiamo tutti una forza politica collettiva, ed è qualcosa che tutti possiamo e dobbiamo fare. Una politica verde efficace renderà quelle scelte ecologiste oggi appannaggio delle élite accessibili a tutti noi, questo è il segreto». Già, perché la green devolution è fino ad oggi un ingrediente delle borghesie ricche dei Paesi occidentali, con case dotate feng shui e stracolma di disegni architettonici ad uso ecologico, costi impossibili da sostenere per i lavoratori dipendenti e il neo-proletariato che si sta diffondendo anche tra le fila delle ex-classi medie.
Goldsmith è intellettualmente onesto e lo dice, senza problemi: l'ambientalismo «militante» è roba da ricchi, «è un fatto. Se vuoi vivere la tua vita facendo solo scelte ecologiche, oggi devi spendere un sacco di soldi». E chi non li ha, non sarà mai un ecologista radicale e convinto. Il re è nudo, anche per questo cane sciolto, desideroso di autonomia per sé e per larga parte dei cittadini e, per questa ragione, figlio di una sana tradizione anglosassone, né mercatista, né statalista.
Goldsmith non è né liberista, né statalista, è un pragmatico che accetta di entrare in politica senza fiducia nei politici di professione e che, alla fine della fiera, usa i suoi soldi per diffondere i valori in cui crede, senza voler indottrinare la gente. L'ideologia come indottrinamento permanente, brutta bestia presente anche nel centrodestra, non si confà alla «zona grigia» della politica di David Cameron e dell'antropologia dell'accesso alle risorse della conoscenza e della vita individuale e comunitaria. E' l'et-et che si rideclina nel né-né. Non è la «destra nuova», come taluni osservatori e analisti insistono ideologicamente nell'affermare, ma è semplicemente il «common sense» anglosassone tradotto in strategia e progetto per la società. In questa scelta culturale ritroviamo il pensiero di un irregolare Tory liberale e/o Whig anti-ideologico come Edmund Burke, già feroce critico della rivoluzione francese, il primo germe totalitario del Moderno. Burke aveva già compreso la pericolosità di germi di questa natura e il suo pensiero si radica perciò in una solida antropologia fatta per salvaguardare la «società naturale». «E' una sventura - osserva Burke - che in nessuna parte del mondo si possano trovare la libertà naturale e la religione naturale allo stato puro e non adulterate dalla politica. Tuttavia, la Provvidenza ha posto in noi idee, assiomi, regole di pietà, di giustizia, di lealtà, di onestà, che nessuna astuzia politica, nessun dotto sofisma può estirpare dalla nostra mente. Con tali idee noi giudichiamo, né potremmo giudicare altrimenti, le varie mode artificiose, religiose o politiche, e le valutiamo sulla base del loro approssimarsi o allontanarsi dal modello ideale».
Ecco tutto. La politica può essere inibitoria nei confronti del corretto e retto esercizio della ragione naturale, dell'etica e della religiosità; in questo caso, sarà l'uomo a doversi difendere dall'invadenza ideologica della politica, senza per questo cessare di essere homo politicus. Zac Goldsmith è figlio, credo inconsapevole, di questa grande tradizione di equilibrio antropologico ed etico, il che lo rende libero nei confronti del mercato come feticcio postmoderno e sostenitore del ruolo del governo, perché «certe cose devono essere protette e questo è il ruolo del Governo». Tradotto: «Market if possible, government if necessary». Come Tremonti.
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