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Numero 460
del 03/02/2012
Riforma a singhiozzo PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
giovedì 15 ottobre 2009

«Non era previsto che fosse tutto così difficile per i Democratici». Con queste parole inizia un editoriale del quotidiano conservatore Washington Times, che racconta le grandi - e inizialmente non previste - difficoltà incontrate dal presidente Barack Obama e dal suo partito nel portare avanti la propria ambiziosa agenda amministrativa, a dispetto del controllo del potere esecutivo e legislativo, nonché della maggioranza schiacciante alla Camera e «a prova di proiettile» al Senato. «Inebriati dall'aver ritrovato potere e influenza - prosegue l'editoriale - hanno creduto di essere entrati nel nirvana liberal, nel quale i loro alti numeri e il loro impeto politico avrebbero permesso loro di schiacciare l'opposizione come un rullo compressore e di far passare qualsiasi legge avrebbero desiderato».

Si tratta di un'opinione condivisa da commentatori appartenenti a ogni schieramento: i Democratici, finora, hanno incontrato più ostacoli del previsto, nel governare. Affermazione che ha trovato conferma, negli ultimi mesi, nel percorso a singhiozzo della riforma del sistema sanitario. Una promessa elettorale che, nelle intenzioni di Obama, avrebbe dovuto vedere la luce entro la pausa estiva di agosto, ma che, a causa delle complicazioni dovute alle divisioni interne alla stessa maggioranza - oltre che a una agguerrita campagna messa in atto dall'opposizione e dalla lobby delle assicurazioni - ha registrato notevoli ritardi. Trasformando così un piccolo e alquanto sofferto passo in avanti, ovvero l'approvazione di una bozza di legge da parte della commissione Finanze del Senato, in un momento quasi epocale (o meglio, una «fondamentale pietra miliare», come definita dal presidente) salutato con grande euforia e, in alcuni casi, con toni trionfalistici da parte della maggioranza.

Con un voto di 14 favorevoli e 9 contrari, la commissione ha dato il via libera a un testo firmato dal suo capo Max Baucus, senatore democratico del Montana. Un risultato conseguito anche grazie al voto favorevole di un'esponente dell'opposizione, la senatrice del Maine Olympia J. Snowe, da mesi corteggiata dalla maggioranza e oggetto di attenzioni da parte dello stesso presidente Obama, il quale l'ha ringraziata pubblicamente, nelle ore successive alla votazione, per il suo «diligente lavoro». Il voto della Snowe, la quale comunque ritiene del tutto rivedibile il progetto firmato da Baucus, ha messo fine a mesi di acceso dibattito e di suspense relativa alle sorti della riforma della sanità promessa e fortemente voluta da Obama.

Il disegno di legge che si prepara - con non poche incertezze - ad affrontare il Congresso, tuttavia, è alquanto lontano da quanto inizialmente sperato dalla Casa Bianca, e non sembra essere granché apprezzato, oltre che dall'opposizione, da buona parte della stessa maggioranza. Un testo di compromesso, per tenere a bada i democratici moderati e convincere qualche repubblicano «ribelle», che però scontenta molti. «La buona notizia è che la senatrice Snowe abbia contribuito agli sforzi per la riforma della sanità e abbia premiato la spinta per un appoggio bipartisan invocato dal presidente Obama e dal capo della commissione Max Baucus», ha scritto il quotidiano Boston Globe, vicino ai Democratici e favorevole ad una revisione del sistema sanitario. «La cattiva notizia è invece lo stesso disegno di legge, un piccolo passo in avanti, ma troppo insufficientemente finanziato per fare il genere di differenza su cui il pubblico conta». Se da una parte il fronte liberal lamenta una certa carenza nei fondi, oltre che l'assenza della controversa «public option» (assicurazione statale obbligatoria), dall'altra i centristi e i conservatori puntano invece il dito contro l'eccessiva spesa prevista da un piano dal non trascurabile costo di 829 miliardi di dollari. Né più né meno che una nuova tassa che colpirà le classi medie, secondo l'economista del Manhattan Institute Douglas Holtz-Eakin: «Allo stato attuale, il piano proposto dai Democratici e dall'amministrazione Obama non solo fallirebbe nell'intento di ridurre i costi che gravano sulle famiglie di classe media - ha scritto Holtz-Eakin sul Wall Street Journal - ma anzi renderebbe tale onere ancora più pesante».

Con il voto di cinque commissioni del Congresso, il progetto di legge passerà ora alla Camera e al Senato. Dove, come nota il New York Times, «le manovre sulla sanità incontreranno ancora significativi ostacoli». Nessun repubblicano, ad eccezione di Snowe, si è al momento dichiarato favorevole ai testi delle varie bozze di legge finora approvate dalle commissioni. La pressione delle lobbies che circondano il panorama sanitario americano si farà sempre più pesante, e il raggiungimento della fatidica quota dei 60 voti al Senato - unico modo per evitare ogni ostruzionismo della minoranza - sembra al momento un'impresa titanica per i Democratici, obbligati a cercare ulteriori soluzioni di compromesso, che inevitabilmente deluderanno parti consistenti di entrambi gli schieramenti (a cominciare dall'anima liberal e più intransigente dei Democratici, che ancora desidera inserire la «public option» nel testo di legge). E la stessa Snowe, a dispetto del suo voto al fianco della maggioranza, non esclude future sorprese: «Il mio voto di oggi vale solo per oggi, non è una previsione di quello che sarà il mio voto domani», ha affermato. «Ci sono ancora molte, moltissime miglia da attraversare in questo viaggio legislativo».




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