Rombo di metalli e sfrigolio di ingranaggi mentre la possente macchina delle primarie Pd si accinge a raggiungere il suo apice il 25 ottobre. Si sgranano numeri come fossero frutti maturi che cadono giù dall'albero, ma invece di colpire la testa di un Newton che scopre la legge di gravità, questa volta finiscono a terra - mancando il bersaglio. Dov'è il senso di questa operazione elettorale? Risposta ufficiale: ravvivare la democrazia. Ma finché c'è un governo democraticamente eletto da tutti i cittadini, non c'è bisogno del segretario di un solo partito eletto democraticamente da una parte dei cittadini. Sì, perché alla fine il vincente sarà comunque eletto da una maggioranza ristretta all'interno di una minoranza generale. Vincerà chi prenderà, mettiamo il 45%, cioè una maggioranza relativa come ha già stabilito il decano mediatico Scalfari? Bene, è solo il 45% di un 100% che però è solo relativo agli elettori del Pd e del centrosinistra. Un po' sottile come legittimazione. Però suona tanto bene «elezioni primarie» - ma perché, ci sono forse elezioni secondarie o terziarie? In realtà le primarie iniziano e finiscono quel giorno. Dopo viene solo il nulla, cioè riapre i suoi battenti il teatrino della politica. E la democrazia? Appunto. Sarà per questa magrezza di contenuti che in questi giorni la propaganda spinge sulla partecipazione, sul votare, piuttosto che sui voti, su quante sezioni e quanti volontari sono attivati invece che sugli effetti di questa mobilitazione. Basta che votate e, come si diceva una volta, qualche santo sarà.
E' il piccolo mondo del Pd, un'elezione in miniatura che riproduce la miniatura politica di un partito che è tutt'altro che una vera forza politica. Votare - va bene. Ma per chi? Per i tre candidati? C'è davvero differenza oltre ai nomi e alle parole? Pochissima. Se davvero il principio democratico fosse così importante, allora il popolo della sinistra, non solo quello del Pd, dovrebbe eleggere il direttore di Repubblica, dato che è la vera centrale politica dell'opposizione a Berlusconi. Con la stessa logica Santoro va considerato un vero leader politico. Dovrebbe affidare un incarico di prestigio a Travaglio e ai giornalisti del Fatto. Purtroppo per gli elettori di sinistra (ma esiste ancora un «popolo di sinistra»?) i loro giornali e i loro idoli non si sottopongono a verifica popolare. Sono intoccabili dalla democrazia, sebbene si spaccino per i suoi grandi difensori. Possono sparare ogni colpo contro Berlusconi, ma non devono risponderne ai loro lettori o telespettatori. Facile così.
Ecco qui il problema di fondo: le primarie non possono nascondere il deficit tra un partito, il Pd, che non fa più politica e, all'opposto, un sistema mediatico che ha imboccato la strategia dell'attacco politico. Le primarie sono un tentativo per recuperare uno spazio politico per il Pd partendo dalla base. Nasce già come un'operazione di rifacimento dell'immagine pubblica del Pd. Ma tanta tecnologia e organizzazione non fornisce da sola la legittimità che il Pd ha perso. Useranno addirittura un risponditore automatico per consentire ai presidenti di seggio di trasmettere via voce i risultati dello scrutinio. Fare comunque qualcosa è meglio che non farla. Pd, messaggio gratuito: l'alternativa migliore, cioè fare le cose giuste, non è al momento raggiungibile. Si prega di cambiare partito.
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