Toni Negri, il cattivo maestro rivoluzionario che ha sempre pensato che la violenza politica e lo scontro sociale fossero il mezzo per l'affermazione delle sue teorie marxiste per la classe operaia, torna alla ribalta sulle pagine del periodico della Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema parlando della crisi delle socialdemocrazie in Europa. La sua disamina si sviluppa sulla base di una critica profonda delle sinistre, che non sono state in grado di intercettare i cambiamenti sociali del mondo e che, soprattutto, si sono dimenticate della cosiddetta «classe operaia» in un contesto in cui la globalizzazione stava avvolgendo gli Stati nazionali. Il Toni Negri di oggi, però, non limita la sua critica alla semplice descrizione degli errori commessi nell'ultimo periodo del Novecento dal modello politico e sociale concepito da Bernstein, ma cerca di eleborarne uno sbocco futuro, plasmando il suo pensiero antagonista sull'ideologia politica riformista. Il fatto che egli accetti l'opzione socialdemocratica non significa, in particolar modo, che l'ideologo rivoluzionario sia venuto a più miti pensieri scegliendo la democrazia come fattore determinante del governo della polis, anzi, egli intende reintrodurre le sua idea sociale antagonista della moltitudine come mezzo di superamento delle strutture classiche dei partiti «mostrando lealtà costituzionale alla pluralità delle spinte sociali e politiche per il rinnovamento», riportando la contrapposizione e lo scontro sociale come fattori di reazione al capitalismo globalizzato.
I bisogni della classe operaia, quindi, secondo il suo parere, dovrebbero essere tutelati da un movimento politico come, ad esempio, i Verdi francesi o tedeschi, la cui trasversalità politica ha permesso loro di tenere sempre vive le loro istanze, sia al governo che all'opposizione. Il cattivo maestro mostra anche in questa occasione il suo antagonismo all'ordine costituito affermando che in un tempo di crisi degli Stati nazionali la socialdemocrazia dovrebbe avere un orizzonte europeo che si ponga oltre gli stessi Stati membri della Ue, sviluppandosi in essi anche attraverso minoranze che intendano «aprire continuamente focolai di resistenza» in ambito sindacale, ecologico, educativo e sociale. Toni Negri accetta la socialdemocrazia unicamente secondo un criterio di giudizio e di azione rivoluzionario, rilanciando la vecchia formula dell'anti-atlantismo come proposta anti-capitalista ed anti-imperialista ed introducendo la tassazione della rendita come mezzo per la democratizzazione del sistema finanziario. La filosofia di Toni Negri, quindi, è sempre la stessa.
Ciò che viene meno è invece il concetto di socialdemocrazia stessa. Se persino il pensiero del cattivo maestro pone una prospettiva, ospitato sulle pagine del periodico della Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema, come può oggi la socialdemocrazia costituire una reale alternativa di governo? Conserva ancora un linguaggio politico ed una cultura propria che possa distinguersi da quella rivoluzionaria? Di certo se anche Toni Negri offre un nuovo orizzonte all'ideologia politica di una sinistra che si proclama riformista, possiamo affermare che il suo processo di involuzione culturale e politica ha raggiunto il punto più basso. Il succo della disamina del cattivo maestro si conclude con la necessità di un atto di coraggio da parte della sinistra socialdemocratica, ossia ricreare le condizioni sociali che scaturirono dal 7 luglio del 1960 a Genova nei moti contro il governo Tambroni. Rigenerare, quindi, quell'antifascismo ideologico che si instaurò nella Prima Repubblica e che divenne il principio di legittimazione politico e culturale di una sinistra che era il punto di riferimento nella società e nelle istituzioni. Oggi Toni Negri ritiene che la socialdemocrazia possa svilupparsi attraverso lo scontro sociale per rinvigorire l'antiberlusconismo: anche se Negri non lo menziona, è del tutto evidente che egli lo ponga come panacea dei mali della sinistra odierna. Scontro sociale e odio politico: potrà essere questa, dunque, la via socialdemocratica della sinistra dopo il fallimento della terza via di Antony Giddens?
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