Tremonti non è il solo a difendere un posto fisso. A parte quel settore di classe parlamentare che è attaccato con la colla alla sedia, c'è tutta l'aristocrazia del Partito Democratico che è in fibrillazione perché teme di perdere il suo posto. Domenica infatti ci sono le primarie, cioè si vota per il nuovo segretario del Pd. Che paura il voto popolare! Per una sinistra disabituata al sapore aspro della volontà popolare è un bel trauma. Non c'è santo che tenga, quando c'è di mezzo l'urna. Non servono i processi mediatici o le marce di protesta. Le grandi penne che hanno pontificato su etica e giustizia non possono far altro che scegliersi un nome dalla terna Bersani-Franceschini-Marino, oppure starsene a casa a scrivere un'altra storia di fantasia.
Ecco: la realtà. Sono un grande momento di verità, queste primarie. Non tanto per il loro senso o per il loro risultato: le hanno ridotte ad una questione di numeri, di esibizione di culturismo organizzativo anziché spremerne un valore di cultura politica. Sono invece la classica negazione di tutto quello che dovrebbe essere la sinistra e il Pd, ma che è troppo tardi per fare veramente - a parte queste parentesi elettorali aperte e poi richiuse con la fretta di chi ha il timore di autocontraddirsi. Perché? O si fanno le primarie e stanno in cima alla scala dei valori, diventano il principio primo di una politica che parte dal basso, oppure si evitano queste manifestazioni pubblicitarie, queste campagne elettorali del voto, queste urne di cartone con voti che sono di plastica perché alla fine il nuovo segretario, cioè ogni segretario, s'infila in tasca i suoi voti voltando le spalle agli elettori.
Ben altre tensioni già chiamano il nuovo segretario ancora innominato: Di Pietro, l'opposizione, Casini, Repubblica, i sindacati, gli ultimi sopravvissuti della sinistra comunista. Sì e no qualche migliaio di voti, che però schiacciano come un macigno i voti del popolo. Ma sinistra non vuol dire più popolo. Allora? Viva le primarie come negazione perfetta della sinistra che per un giorno intero deve lasciarsi giudicare anziché giudicare. E non si possono fare papocchi e papelli, divieto assoluto di inciuci e porte sbarrate a larghe intese per convergenze parallele. Niente di tutto questo. Vince chi prende più voti. E' una rivoluzione, si direbbe. Quasi quasi sembra puro berlusconismo. Vince il più votato. Non chi è più aggressivo, non chi gioca sporco, non chi usa la magistratura come arma politica, non chi usa i giornali per attaccare il premier, non chi aizza gli animi per interessi di parte. Non vince nessuno di loro. Vince chi è scelto dagli elettori. Non è che sotto sotto il Pd, dopo qualche sbandamento dipietresco, si è convertito al vangelo della politica secondo Berlusconi? No, impossibile. Queste primarie sono solo un'eccezione che conferma la regola opposta.
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