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Numero 462
del 11/02/2012
Se questa è un'opposizione democratica... PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
giovedì 22 ottobre 2009

Di Silvio Berlusconi ho sempre apprezzato l'aspetto che sento più vicino al mio temperamento, quel situazionismo spontaneo e spontaneista, con un tanto al chilo di rosicatura bellamente plebea, che, infatti, è piaciuto e piace ancora. Non mi attacco né a sondaggi, né a diatribe. Ma occorre essere chiari sul giudizio storico-politico di fondo, questo sì. Il lodo Alfano copriva le quattro più alte cariche dello Stato; Stefano Rodotà, un paio di settimane fa, a Ballarò, ha detto che in nessun paese del mondo esiste una cosa di questo genere e che anche in Francia è coperto soltanto Sarkozy, il presidente della Repubblica, ma non Fillon, il primo ministro. Purtroppo, il costituzionalista dimentica che in Francia è il governo a controllare l'azione della magistratura e a scegliere i magistrati, ergo la copertura è già impacchettata dall'origine. Che piaccia o meno l'idea del controllo politico della magistratura, questo è un dato di fatto.

Ora, il lodo Alfano è stato bocciato dalla Consulta. E' legittimo. Fa parte del gioco democratico-istituzionale. Il punto che, piuttosto, fornisce materia di riflessione è un altro. Provo ad esemplificarlo. Si dice: Berlusconi è in balìa dei processi a suo carico, come se scattasse un meccanismo deterministico capace di ingoiare l'elefante in men che non si dica. Nessuno ha finora notato che - con questo modo di ragionare ed argomentare - si sostiene, senza dirlo esplicitamente, cioè indirettamente, che Berlusconi sia «il» Colpevole di turno, che sia uno che ha rimestato nel grande mercato politico e parapolitico e che sia, in ragione di ciò, ripeto: «il» Colpevole. Anche nel centrodestra c'è chi ragiona così, mentre il garantismo vero dovrebbe affermare «in dubio pro reo», senza esaltazioni del principe, né svilimenti ideologici e francamente un po' canaglieschi.

E, proprio per chiudere questo ragionamento, desidero aggiungere due notazioni a margine. E' del tutto evidente che, in Italia, la gente che non abbia ancora portato il cervello all'ammasso dovrebbe riflettere su almeno due dati. Primo: l'opposizione a Berlusconi è di natura violentemente metapolitica, oltre che politica con mezzi extra-politici, e di carattere razzistico-antropologico. Ossia, di Berlusconi non si critica l'operato e l'azione di governo, ma il fatto stesso che egli esista e si permetta di fare le cose che la sua coscienza e le sue risorse individuali gli permettono di fare. Questo è il superamento del confine della legittimità democratica che rende pezzi della sinistra razzisti anti-democratici: siamo ben oltre Carl Schmitt e il dissidio contro il Nemico - non più «avversario». Qui c'è odio teologico e sentimento di missione fanatica e zelante contro l'Eretico e l'Irregolare, colui che non merita la parola pubblica, ma solo la morte. Infatti, abbiamo sulle bancarelle dei libri usati testi che parlano di gente desiderosa di «ammazzare Berlusconi». Ma dove accade tutto ciò, in quale altro paese europeo e del mondo? Richiamo alla memoria dei lettori, ad ulteriore documentazione di quanto sto semplicemente osservando, l'immagine delle «due Italie» confezionata da Flores d'Arcais per Micromega, non a caso il catalizzatore prima del girotondismo e poi del dipietrismo, che ucciderà definitivamente la sinistra storica. Questo modo di opporsi all'avversario trasforma quest'ultimo - leggi Silvio Berlusconi - non soltanto in Feind, Nemico, ma nell'Altro, nella spregevole figura di chi deve subire la condanna divina, ben oltre l'idea del fàrmakon, il capro espiatorio di cui ha scritto magistralmente Girard.

Attenzione: gli insulti al presidente del Consiglio davanti a Palazzo Grazioli - che rimandano alle monetine lanciate davanti all'Hotel Raphael da quelli che Craxi definì «squadristi» - rischiano di bloccare il dinamismo di sviluppo dell'intero centrodestra se il Pdl non riuscirà a comprendere che Berlusconi non deve fare la fine di Craxi. E' bene dirlo a chiare lettere e in modo libero - sfiorante il brutale, se volete - dunque con chiarezza e tranquillità d'animo. Nessuno creda di scampare quando l'indiano avrà preso lo scalpo del compagno che, magari, ha preso un altro percorso e, dunque, non è particolarmente amato. Dopo toccherà ad un altro e questa dinamica ammazzerà l'idea stessa di civiltà umana. Non c'è giudice milanese promosso per aver colpito duramente la Fininvest che tenga. Anche in questo caso - direi - che il grottesco delle immagini su questo giudice in giro per le strade milanesi rendono martire chi, invece, dovrebbe giustificare il suo avanzamento di carriera con elevati emolumenti in più nelle casse, solo per aver vulnerato le casse altrui, appunto della Fininvest: un caso? O un promoveatur ad orologeria? Ma i polveroni rozzamente confezionati e l'acredine di ritorno piacciono di più e fanno vendere copie ai giornali da battaglia, mentre, intanto, i fatti duri, testardi e civilmente pericolosi passano, per mero metodo comunicativo di esposizione, in secondo piano. Errore capitale. Troppi mazzieri e pochi strateghi della comunicazione politica vera, concreta, purtroppo.

Secondo punto. In ogni caso, c'è stato un voto popolare e questo voto ha deciso che Berlusconi è il capo del governo, ergo deve governare per l'intera legislatura, salvo mutamenti di maggioranza o altro compreso negli ostacoli politici - diciamo così - «regolari». Ma se questo complesso e farraginoso dinamismo di cui ho parlato sopra dovesse, invece, invadere il terreno delle regole, giungendo fino al punto di rovesciare la decisione del popolo sovrano, allora, piaccia o non piaccia, siamo al golpe bianco. Non quello di Edgardo Sogno, che non esisteva, ma questo avrebbe testa, gambe e piedi ed agirebbe, appunto, in punta di piedi. Golpe sul piano tecnico; non c'è bisogno di fare gli ipocriti «moderati» a parole, è un dato di fatto. Ebbene, questo grottesco e singolare golpe potrebbe anche avere risvolti duri in termini politici per tutto il centrodestra e il Pdl, visto che non ci si deve illudere che le élites di questo paese - che hanno già svenduto i gioielli di famiglia della chimica e dell'intero comparto industriale, mettendo ko un'intera classe dirigente - favoriscano le piccole e medie imprese che lavorano e i lavoratori.

Dunque, attenzione, perché l'equilibrio in politica è il frutto precario, ma necessario, di riflessioni strategiche di medio-lungo periodo e non di sterili e meschine contingenze elevate a criterio ultimo di giudizio. Non si tratta di berlusconismo o antiberlusconismo ma si tratta di noi. Del nostro futuro politico e dei dinamismi macrostrutturali di una decente democrazia. Chi vuole una «democrazia normale» e poi sposa comportamenti come quelli indicati sopra, in realtà ha in testa altro: una democrazia, sì, ma «normalizzata». La tranquillità dei cimiteri. La stessa tesi avanzata da una rivista liberal e radical-progressista come Dissent in un articolo firmato da Yascha Mounk, The Silent Opposition: How Italy's Floundering Left Has Helped Keep Berlusconi in Power. Tradotto: L'opposizione silenziosa: come l'incerta sinistra italiana ha aiutato Berlusconi a mantenere il potere. Si tratta della stessa rivista firmata da un politologo affermato e certamente non «berlusconiano» come Michael Walzer, dunque tutto più che oggettivo e chiarissimo. Ma, a quanto pare, solo Oltreoceano. E la differenza tra i veri «democrats» e i «democratici de noantri» si vede, eccome.




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