freccia_long
Numero 359
del 10/03/2010
Afghanistan. Ancora nessuna decisione da parte di Obama PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
giovedì 22 ottobre 2009

A due settimane di distanza dal ballottaggio che il prossimo 7 novembre vedrà gli afghani tornare nuovamente alle urne per un ulteriore round delle elezioni presidenziali, da Washington ancora non giunge alcuna notizia circa la strategia che sarà adottata dagli Stati Uniti riguardo alla guerra nel «paese degli aquiloni». La richiesta, presentata nelle scorse settimane dal generale Stanley McChrystal, di un maggiore impegno militare, comprendente un aumento delle truppe sul campo pari a 40 mila unità, ancora non ha trovato risposta da parte della Casa Bianca. Un'indecisione, quella di Obama, che pare essere dovuta alle forti divisioni presenti all'interno della squadra di governo, un braccio di ferro tra i favorevoli all'invio di più soldati e tra coloro che, invece, invocano un graduale ritiro delle forze militari dal paese.

La divergenza di vedute, secondo i risultati di un sondaggio condotto in questi giorni da Washington Post/ABC News, non riguarda esclusivamente l'amministrazione Obama, ma si trova anche nell'elettorato. Come riporta l'indagine, mentre il 47% degli americani si dichiara fortemente a favore dell'aumento di truppe richiesto dal generale McChrystal, il 49% si oppone strenuamente. Dati che mostrano una frattura apparentemente insanabile all'interno dell'opinione pubblica e che di certo non sono di aiuto per l'inquilino della Casa Bianca. Il quale, dopo aver guadagnato del tempo extra grazie alla ripetizione delle elezioni presidenziali afghane, non può ora rimandare ulteriormente la decisione. Il non aver ancora delineato una chiara strategia per il conflitto in Afghanistan, infatti, ha contribuito a erodere il consenso degli americani nei confronti del modo in cui Obama ha gestito la questione: stando al già menzionato sondaggio, solo il 45% degli intervistati ha dichiarato di approvare la politica afghana di Obama, numeri di dieci punti percentuali inferiori rispetto a quelli risalenti a un mese fa.

La decisione relativa all'eventuale aumento di truppe è, come scritto da Dan Balz sul Washington Post, «una delle più complesse e fatidiche scelte sulla sicurezza della presidenza Obama». Qualunque sarà la strada che il comandante in capo sceglierà di intraprendere, è prevedibile che non mancheranno grandi rischi di tipo politico. Da una parte, dare luce verde a McChrystal, acconsentendo l'invio di decine di migliaia di nuovi soldati a Kabul, potrebbe irritare l'ampia fetta di Democratici per i quali «non vale la pena combattere» a causa dei costi (in vite umane ed economici) della missione e poiché l'Afghanistan «non diventerà una democrazia in tempi brevi», come scritto dall'editorialista del New York Times Nicholas D. Kristof. Dall'altra, accontentare il fronte liberal con l'invio di un numero più ridotto di soldati, negando quindi di prendere in considerazione i consigli di McChrystal, eviterebbe la creazione di nuove tensioni all'interno dei Democratici, ma farebbe insorgere l'opposizione repubblicana che, già fortemente contraria alla politica estera di Obama, si renderebbe del tutto intransigente.

Una possibile decisione, come è emerso in questi giorni dalle dichiarazioni del portavoce ufficiale della Casa Bianca Robert Gibbs, potrebbe arrivare nelle ore precedenti il ballottaggio delle presidenziali afghane. Soluzione proposta anche dal segretario alla Difesa Robert Gates, il quale ha affermato che gli Stati Uniti «non devono aspettare la risoluzione dei problemi interni all'Afghanistan» per decidere. Nel frattempo, sui media americani il conflitto afghano, già in varie occasioni dipinto come «la guerra di Obama», viene ora paragonato al mai superato incubo del Vietnam. «L'Afghanistan è impossibile da vincere per Obama?», ha titolato in questi giorni un servizio del noto conduttore di ABC News George Stephanopoulos, nel quale si menziona un contrasto tra Casa Bianca e Pentagono su cosa fare a Kabul. Ad aumentare ulteriormente la pressione sul presidente, lo scontro politico tra i due opposti schieramenti, con l'ingresso in campo di due volti noti del Congresso: da un lato il senatore John McCain, ultimo candidato repubblicano alla presidenza, grande sostenitore della proposta del generale McChrystal, dall'altro il redivivo John Kerry, negli ultimi giorni inviato speciale degli Usa a Kabul (sarebbe lui ad aver convinto Karzai ad accettare il ballottaggio), per il quale inviare 40 mila soldati in questo momento sarebbe «una scelta irresponsabile». La patata bollente è ora nelle mani di Barack Obama, il quale non può più aspettare nel prendere una decisione. «Il presidente fa bene a ponderare con attenzione la questione afghana - ha scritto sul Wall Street Journal Karl Rove, ex consigliere di George W. Bush - ma dovrà agire in fretta per difendere vitali interessi americani in una regione agitata che diede porto sicuro ai nostri nemici prima dell'11 settembre».




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >

banner-berlusconi.jpg
bondi-csm.jpg
pdl-governo-del-fare.jpg
governo.jpg
governo_berlusconi.jpg
Il Popolo della Libertà
forza_silvio.jpg
newsletter2.jpg
facebook2.jpg
collabora.gif
banner-gianni-congresso2.jpg

VETRINA VIDEO
consiglioministri_84.jpg

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, periodico on line Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
Scrivi alla redazione © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata