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Numero 461
del 08/02/2012
Il governo del Salvador invia l'esercito per il controllo delle strade PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Fonti
fonti@ragionpolitica.it
  
giovedì 22 ottobre 2009

Il Governo del Salvador vorrebbe ricorrere all'esercito per rinforzare la lotta alla delinquenza e alla violenza nel Paese. L'annuncio è di questi giorni e si tratterebbe di inviare 6.500 soldati che cercherebbero di porre fine alla crescente criminalità. Il 2008 si è chiuso infatti con l'inquietante numero di 9 omicidi al giorno, per un tasso di 55 assassinii ogni 100.000 abitanti. Cifre simili si riscontrano soltanto negli Stati in cui è in corso una guerra civile. Il 2009 si è aperto ancora peggio: tra gennaio ed oggi la media è di 12 omicidi ogni ventiquattro ore, con un tasso per 100.000 abitanti che si è alzato sino a 77.

Il Governo di Mauricio Funes sta quindi pianificando il miglior modo affinché l'esercito possa essere utile ed integrarsi nella lotta contro la violenza. Le riunioni che si sono tenute le scorse settimane tra il capo del Governo e i Ministri della Difesa e per la Sicurezza Pubblica hanno individuato alcune zone maggiormente a rischio, dove lo Stato non viene percepito come «sovrano» e dove vige dunque la legge del più forte. Anzitutto La Campanera, nel municipio di Soyapango, le periferie di San Salvador e i comuni limitrofi a San Miguel.

Il problema dell'integrazione dell'esercito con le forze pubbliche di sicurezza non è di facile soluzione e deriva dagli accordi che conclusero la guerra civile nel 1992. Da allora infatti i militari sono legittimati soltanto a difendere la sovranità e l'integrità territoriale di El Salvador e dipendono dall'autorità civile. Il timore è che si torni invece ad un governo dei colonnelli come già accaduto tra il 1980 e il 1992, quando le Forze Armate avevano sotto il loro comando l'intero sistema di sicurezza pubblica, con sezioni apposite per la repressione politica.

Una delle proposte più interessanti è venuta dal sacerdote gesuita José Maria Tojeira, rettore del'Università Centroamericana. Secondo Tojeira si potrebbe integrare la metà dell'esercito nelle forze di polizia: «Sarebbe necessario al massimo un anno di addestramento e formazione. Però in questo modo si potrebbero immaginare 5.000 nuovi agenti per le strade senza un costo particolarmente elevato. Nell'esercito rimarrebbero altri 5.000 uomini da utilizzare per missioni di pace estere o assistenza nei casi di calamità. L'idea sembra folle, ma è indubbiamente migliore rispetto a quella di inviare per le strade militari affiancati a poliziotti. A maggior ragione perché il nostro Paese non è minacciato dall'esterno e quindi non ha bisogno di un esercito tanto ampio»

Il dibattito promette dunque di farsi interessante ed estremamente polarizzato. I decisori politici dovranno ben ponderare tutte le ipotesi e valutare se è il caso di aspettare pochi giorni o circa un anno, come emerge dalla proposta di Tojeira. Ed anche se diminuire gli effettivi dell'esercito o meno. Così come fino a che punto ampliare il corpo di polizia, che secondo la proposta del rettore verrebbe aumentato di circa un terzo. Anche gli uomini di Chiesa sono divisi. L'arcivescovo di San Salvador, José Luis Escobar Alas, ha da par suo affermato che ci si dovrebbe avvalere sin d'ora delle Forze Armate.




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