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Numero 360
del 19/03/2010
Che fine ha fatto la «differenza etica» della sinistra? PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
lunedì 26 ottobre 2009

Quando nel '93 prese corpo il processo alla politica noto a tutti come Mani Pulite, che cancellò i partiti democratici occidentali affidando il Paese al dominio dei postcomunisti e al protagonismo della magistratura, i partiti comunisti e i loro alleati (i cattolici democratici) sapevano di godere di una sorta di «immunità rinforzata»: essi erano chiusi in una di botte di ferro che li avrebbe dispensati da qualsiasi responsabilità perché erano riusciti, con la sponda della magistratura, nell'impresa culturale di affermarsi come partiti che erano «al di sopra di ogni sospetto». La convinzione di una presunta superiorità morale dei comunisti è l'eredità che Berlinguer ha lasciato alla sinistra attuale, che la rende prigioniera di una doppia identità: da una parte essa rivendica la facoltà di dispensare giudizi di moralità dall'alto della sua diversità antropologica, della «differenza» che ha sempre rivendicato e che, a suo dire, la rende migliore, dall'altra è vittima del suo stesso moralismo senza morale.

Se il Pci era dipinto da Berlinguer come il paladino casto e puro dei poveri e del Paese, ma allo stesso tempo attingeva alla cassa dei rubli di Mosca, ora anche il Partito democratico, alleato con il giustizialismo giacobino di Di Pietro, da una parte, all'apparenza, si fa portatore di un progetto di società giusta, dall'altra si fa travolgere da un'ondata giudiziaria che coinvolge numerose Giunte rosse da essa governate. Il dramma della sinistra è che ora, a differenza del passato, non riesce nemmeno più a salvare l'apparenza. Eppure, come diceva Don Gianni Baget Bozzo, chi è di sinistra «si sente giustificato anche se si sa peccatore».

Oggi la sinistra, oltre ad essere incapace di creare un progetto alternativo di società che vada oltre la fine del comunismo e della socialdemocrazia, ha disintegrato con le sue stesse mani persino quella parvenza di differenza etica che si era data. Alla luce delle inchieste che stanno coinvolgendo, un po' in tutta Italia, le Giunte rosse che governa da anni, la sinistra ha perso l'ultima arma che le era rimasta in canna, quella di annientare Berlusconi presentandolo come un'anomalia che va estirpata, come il Male assoluto al quale va contrapposto un progetto politico che fa leva su presunti superiori valori morali.

Il caso Marrazzo è solo l'ultimo di una serie di episodi che confermano, se ancora ve ne fosse bisogno, la doppiezza di una sinistra che predica bene e razzola male. E pensare che, anche nel caso del Governatore del Lazio, la coalizione ora capitanata da Bersani, pur di distogliere l'attenzione dagli errori del suo esponente riesce a tirare in ballo, come al solito, le vicende private di Berlusconi, chiedendogli di prendere ad esempio il gesto di Marrazzo dando le dimissioni. L'opposizione, dunque, riesce a dare lezioni anche da peccatrice!

Non solo il caso Marrazzo agita le acque della sinistra, ma anche altre Regioni rosse stanno assistendo ad un'ondata giudiziaria che coinvolge i suoi amministratori locali: dalla Campania - dove Bassolino è stato rinviato a giudizio (ipotesi di reato: frode in pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato) e dove la sindaca di Napoli Iervolino ha dovuto fare un rimpasto alla sua Giunta a seguito della delibera sull'inchiesta Global Service - alla Calabria - dove il governatore Agostino Loiero è stato coinvolto nell'inchiesta Why Not (ipotesi reato: corruzione semplice e corruzione elettorale); e poi c'è l'esempio della Puglia, dove l'ex assessore alla Salute Tedesco è indagato per presunti abusi relativi alla fornitura di servizi da parte di società private e di alcune Asl della Regione. Da ultimo, un ex capogruppo del Pd fiorentino è sotto inchiesta per un giro di presunti abusi edilizi e tangenti che si sta abbattendo su Palazzo Vecchio. Tutti questi episodi sono l'ennesima riprova del bieco moralismo della sinistra, un sentimento che non fa più breccia sugli animi degli italiani.




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