Dice bene Salvatore Tramontano sul Giornale di lunedì 26 ottobre: Piero Marrazzo non si è dimesso o autosospeso. E' stato esonerato. L'establishment del Pd non poteva reagire diversamente a fronte delle gravissime e penalmente rilevanti accuse a carico dell'ormai ex governatore della Regione Lazio. Fin qua, nulla da dire: a noi né piace né interessa sbirciare pelosamente nelle altrui lenzuola, camere d'albergo o alcove che siano. Né abbiamo nulla da ridire riguardo a decisioni inerenti alle dinamiche interne di un partito avversario che senza necessità di spinte o spallate da parte del Pdl riesce benissimo da solo a raggiungere un minimo storico difficilmente recuperabile.
Quello che troviamo quanto meno ridicolo è che il direttivo del Pd cerchi per l'ennesima volta di convertire una pesante sconfitta a livello di immagine e spendibilità della medesima in una mezza vittoria, in un «pari e patta», trascinando vieppiù nel fango la reputazione di un eccellente ex, per la cui vicenda umana e giudiziaria possiamo al massimo provare compassione. Ma nessuna forma di aggressione, di sciacallaggio, di reazione viene vista come eticamente ed umanamente impraticabile nel momento in cui il nemico è Silvio Berlusconi. Ecco quindi pronti all'opera gli innumerevoli rigiratori di frittate che infestano redazioni di giornali e programmi Tv: da La Repubblica passando per Lucia Annunziata ed arrivare ad Anno Zero: Marrazzo è un eroe perché si è dimesso, mentre il premier resta ancora al suo posto.
Facciamo un briciolo di chiarezza: mentre per lo sfortunato e abbandonato Marrazzo si configurano ipotesi di reato gravi, che vanno dal peculato alla corruzione di pubblici ufficiali, a carico di Silvio Berlusconi non esiste ad oggi nulla che possa pur lontanamente essere considerato penalmente rilevante. Di eroico non c'è proprio nulla: Marrazzo non è né Padre Massimiliano Kolbe, né Salvo d'Acquisto. E' stato costretto a lasciare la mano, poiché la sua posizione non era più oggettivamente difendibile. Amen.
Errori ne commettiamo tutti e, solitamente, ne paghiamo le conseguenze. Dignità e compassione vorrebbero che l'ex governatore fosse lasciato in pace e in grado di gestire la sua difficilissima e complessa situazione, umana prima ancora che giudiziaria, lontano dalle luci della ribalta e con la discrezione del caso. E invece? Una tristissima vicenda, già squallida di suo, viene sezionata, ricomposta, incartata e strumentalizzata per fini neppure politici, bensì di sciocca rivalsa, dagli ex compagni di viaggio, moralisti e vacuamente moralizzatori. I quali, pur di alimentare il loro verde livore antiberlusconiano, non guardano davvero in faccia a nessuno.
Anche da queste «piccolezze» si giudica la statura morale di una classe politica. Non solo dalle più o meno ambigue frequentazioni di un notabile di partito. Sic transit gloria mundi...
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