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Numero 462
del 11/02/2012
La strage di Baghdad è un attacco alla democrazia PDF Stampa E-mail
! di Daniele Martino
martino@ragionpolitica.it
  
martedì 27 ottobre 2009

La terribile sequenza di due esplosioni che domenica mattina ha colpito la città di Baghdad, provocando 165 vittime e 540 feriti, rappresenta un attacco durissimo a tutte le istituzioni democratiche dell'Iraq, impegnate nel faticoso compito di traghettare il paese verso una migliore condizione di stabilità sociale ed economica. Gli attentati di domenica sono la tragica conferma di come si sia instaurata un'«alleanza del terrore» tra le forze che vogliono destabilizzare il governo del premier Nouri Al-Maliki; infatti, secondo il ministro degli Interni iracheno, Jihad Al-Boulani, «questi attentati sono opera di gruppi baathisti e di Al-Qaeda». Questa sinergia estremamente pragmatica tra alcune frange dell'ex partito di Saddam Hussein, il laico e «socialista» Baath, e i fondamentalisti islamici di Al-Qaeda punta ad una escalation del terrore in vista delle elezioni parlamentari del prossimo 16 gennaio, con l'obiettivo primario di gettare l'Iraq nel caos alla vigilia del voto. Non a caso, gli attentati di Baghdad si sono verificati poco prima che tutte le forze politiche del paese si riunissero per raggiungere un accordo sulla legge elettorale che evitasse un rinvio delle votazioni.

La necessità di una unità totale delle forze democratiche dell'Iraq rappresenta l'unica soluzione per garantire stabilità allo Stato, poiché la situazione attuale non prevede una normale dialettica politica, ma la contrapposizione tra chi vuole vivere in una democrazia e chi vuole rovesciarla. A tal riguardo, è opportuno sottolineare come la litigiosità quasi endemica delle forze politiche irachene, in un clima di contrapposizione continua, abbia ritardato la costituzione di un efficiente o perlomeno presentabile apparato statale e militare nel paese. Solo negli ultimi tempi, ma con un dannoso ritardo, è emersa la consapevolezza che una politica di «unità nazionale» in Iraq è imprescindibile anche in vista del rientro definitivo in patria del contingente militare Usa, previsto per il prossimo agosto. Infatti, se Barack Obama è intervenuto immediatamente affermando che «continueremo a lavorare insieme per assicurare sicurezza, dignità e giustizia», l'orientamento del governo di Washington tuttavia non cambia. Nonostante gli attentati di domenica e quelli del 19 agosto scorso a Baghdad contro i ministeri di Esteri e Giustizia, la Casa Bianca continua nella direzione di una autonomia politica e soprattutto militare dell'Iraq, in cui gli Stati Uniti occupino un ruolo importante nel solo campo dell'intelligence.

Gli attentati di domenica sono purtroppo la prova tangibile di come la stabilità in Iraq sia di molto diminuita, tornando quasi ai livelli precedenti il surge del generale David Petraeus. Nell'immediato, le forze politiche irachene devono fornire una prova di competenza ed efficienza: il più importante banco di prova è la formazione di una compagine statale funzionante, che esuli da una cooptazione su base etnica tra curdi, sunniti e sciiti, secondo criteri di proporzioni validi sì percentualmente ma non nella pratica. Infatti, ciò di certo accentua le differenze attuali senza però riuscire nell'intento di dare stabilità al paese. Solo così si può evitare che l'Iraq precipiti in una situazione simile a quella del Pakistan, vale a dire in uno scenario in cui i contrasti etnico-religiosi e gli attacchi terroristici assestino di continuo colpi durissimi all'esistenza stessa dello Stato. Con una importante differenza: in Pakistan è presente una struttura militare molto forte che, nel bene o nel male, assume un'importanza rilevantissima in tutte le decisioni dello Stato. In Iraq, invece, l'esercito è ancora in via di formazione: proprio per questo è necessario procedere in tempi rapidi alla creazione di una forza militare in grado di controllare il paese, che quindi prescinda in maniera completa da una suddivisione etnica dell'esercito, ancora più dannosa che nell'apparato burocratico. Gli attentati di domenica confermano quindi lo stato di forza di chi vuole riportare l'Iraq nel caos e nel terrore; è bene che le forze dello Stato si uniscano al più presto per contrastarle in maniera efficace.




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