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Numero 460
del 03/02/2012
PD FUORI DALLA STORIA PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
martedì 27 ottobre 2009

Max Weber chiudeva la sua magistrale conferenza dedicata alla «politica come vocazione» con un'idea-forza anche oggi di grande attualità: nel mondo non si raggiungerebbe mai il possibile se non si tentasse sempre l'impossibile. Sembra la vicenda attuale del Pd, con un nuovo segretario, nella giostra dei mille capi e segretari di complemento e/o in pectore che dir si voglia, Pierluigi Bersani, un funzionario politico privo di carisma ma dotato di molta buona volontà. Sappiamo bene - e forse lo sa anche il diretto interessato - che il suo modello di partito è un mix di Gordon Brown ormai al capolinea e del primo Pds, non più replicabile. L'Ulivo non c'è più e l'esito dello scollamento di Rutelli mi pare corrobori quest'ipotesi. Ma questo è soltanto lo scenario fenomenico logicamente inteso.

La sostanza storica della vicenda del Pd conduce ad altre derive. Se leggiamo in filigrana gli eventi della sinistra laicista, nichilista e post-operaista (cioè: il Pd, partito radicale di massa con velleità para-operaiste), e le leggiamo in una gigantografia proiettata sullo sfondo internazionale, ci accorgiamo immediatamente che il frammento corpuscolare Pd non esiste in nessun luogo geometrico del mondo postmoderno. Non esiste in questa versione - un confuso miscuglio che non è fusione, ma con-fusione eclettica - e non può esistere neppure nella versione «aggiornata» e «reazionaria» di Bersani. Perché la politica, lungi dall'essere post-ideologica, è densamente valoriale e, nella scomposizione post-'89, ha scelto di vivere nel caos. E non c'è altra scelta. Ma un caos fecondo, che riesce a stare nelle contraddizioni e di esse alimentarsi. Il caso di Cameron è chiarissimo. Unitamente a quello della Merkel.

Negli USA le riviste dei Democratici, a cominciare dalla storica Dissent, non riescono a cogliere il fulcro di rinnovamento della sinistra, ne colgono soltanto la scomposizione e ciò per una ragione ben precisa: la società non è a sinistra. Per un americano che fa politica questo è un dato critico gigantesco e che non si può censurare. Dall'osservatorio degli USA, come abbiamo già avuto modo di richiamare, è chiaro come il sole che questa sinistra non possa dare addosso a Berlusconi per strappare al presente un brandello di identità. Dicono i Democratici americani - anche Michael Walzer, un politologo liberal, molto liberal, con un vero pensiero politico -: buttatelo giù con il voto! Conquistate il presente e dunque il futuro, con il voto popolare, dopo aver macinato proposte. Ma, per far questo, ci vuole una cultura fatta di una cornice aperta, open-minded, direbbero sempre da quelle parti, con gente dalla testa aperta alle opportunità, proprio come nel business, che non odia il Nemico, ma ne sa «rubare» perfino i segreti del successo.

La questione del Pd non è politica e basta - questo è un esito. E' antropologica e metafisica, in un certo qual senso. Distrutta la comunità del vecchio Partito Comunista senza uno straccio di modello da integrare e ri-montare, ha vinto la «logica del meccano», che trova i suoi pezzi a seconda del modello da costruire disegnato sulla carta. E' vero: la mappa non è il territorio, ma qui non c'erano neppure gli esploratori con una mappa decente in mano. Ecco il punto. Quando Asor Rosa dice, nell'ultima intervista sugli intellettuali - ed è, a parer mio, una delle poche cose accettabili in questo testo - che Occhetto smontò tutto, dopo il crollo del Muro di Berlino, con l'isteria di un bambino capriccioso, dice il vero. Se non si attraversano i territori della propria crisi (il comunismo italiano) con la consapevolezza storica che, chiusa la vicenda della classe dirigente italiana Dc-Psi con Mani pulite, tutto sarebbe andato a finire nelle mani di pochi uomini di finanza e qualche boiardo di Stato diligentemente contro l'industria pubblica, che andava molto bene in certi settori strategici, l'esito non può che essere il suicidio politico di massa. E così è stato. Si chiama partito radicale di massa, oggi senza più gli «utili idioti» cattolici anti-berlusconiani, e produttore di scissioni, la prima in atto con Rutelli verso l'Udc. Ritorna l'asse antico della politica, con nuove scissioni, e collateralismi da sperimentare come via di fuga. Troppo poco per la riconquista del presente e della società. Auguri a Bersani, figlio di un dio che ha prima fallito e poi si è ritirato nelle pieghe del nulla.




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