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Numero 385
del 02/09/2010
La stampa Usa tace sugli errori di Obama PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
giovedì 29 ottobre 2009

La popolarità del presidente americano Barack Obama, da qualche mese a questa parte, ha subito una progressiva diminuzione. Dalle difficoltà legate al progetto di riforma del sistema sanitario alle conseguenti divisioni interne ai Democratici, unitamente ai problemi dell'economia e alle pessime notizie provenienti dai fronti in Afghanistan e Iraq, la strada del comandante in capo si è fatta sempre più in salita. «Dov'è finita la magia di Obama?», titolava negli ultimi giorni un editoriale dell'opinionista Jack Cafferty sul sito ufficiale della CNN, nel quale si racconta la crescente delusione all'interno dell'elettorato democratico, puntualmente registrata dai sondaggi relativi alla corsa per le imminenti elezioni in Virginia e New Jersey, già da alcuni definite «mini mid-term», anticipazione delle elezioni di medio termine del 2010 per tastare il polso degli americani.

Dal giorno del suo ingresso alla Casa Bianca, per Barack Obama non sono mancati passi falsi, errori di comunicazione, o persino scelte palesemente errate. Elementi che storicamente caratterizzano l'operato di ogni capo di Stato e ai quali non si sono sottratti i suoi predecessori. Tuttavia, nel caso di Obama, salta agli occhi un inedito trattamento di favore da parte dei media. A differenza dei precedenti inquilini del 1600 di Pennsylvania Avenue, in più occasioni oggetto di critiche o di scherno da parte dei sempre attivi e vigili media americani, all'attuale comandante in capo, già protagonista di una lunga luna di miele con la stampa internazionale fin dagli esordi della sua carriera politica, sembra che tutto sia perdonato. Ad eccezione di alcune sparute frecciate da parte dei comici televisivi e di una minoranza composta da alcuni network o giornali vicini all'opposizione, peraltro - nel caso di Fox News - recentemente presi di mira da componenti dell'amministrazione per le incessanti critiche al presidente e al suo programma amministrativo, i cosiddetti «mainstream media», ovvero la stampa generalista, non osano criticare Barack Obama.

Un fenomeno senza precedenti che ha fatto sollevare più di un sopracciglio, tra commentatori e addetti ai lavori. Specialmente se paragonato ai toni accusatori che accompagnavano qualsiasi gesto compiuto dal predecessore di Obama, George W. Bush. «Cosa sarebbe successo se l'avesse fatto Bush?», frase ricorrente nel prendere in esame tutto quanto viene perdonato dalla stampa all'attuale presidente, è anche il titolo di un recente articolo di Josh Gerstein apparso sull'influente giornale telematico The Politico. «Una fermata di quattro ore a New Orleans, per strada per una raccolta fondi da 3 milioni di dollari. Snobbare il Dalai Lama. Concludere un accordo segreto con produttori di farmaci. Congelare un network televisivo. Organizzare più raccolte fondi dell'ultimo presidente. E giocare ancora di più a golf - elenca Gerstein -. Il presidente Barack Obama ha fatto tutte queste cose, e anche di più». Eppure, nota l'autore, «nessuno di questi episodi è diventato metafora del carattere personale e politico di Obama - oppure una logorante controversia che lo ha accompagnato nel resto della sua agenda».

Un'evidente disparità di trattamento, che ovviamente indigna i conservatori e stupisce gli osservatori indipendenti, e che conferma, come nota l'autore, che «in politica, il contesto è tutto». Ed Gillespie, già stretto collaboratore di George W. Bush, ci scherza su, dichiarando di essere al lavoro su un sito web dal nome «IfBushHadDoneThat.com» (traducibile con «SeBushLoAvesseFatto.com»). Gli esempi, tuttavia, non si fermano a quelli elencati dall'articolo di Gerstein, e talvolta rivestono una certa importanza, come ad esempio l'aver nominato come «consulente speciale» un personaggio controverso come Anthony «Van» Jones, dai trascorsi - come fatto emergere dal fronte conservatore - da militante in gruppi marxisti e da sostenitore di teorie della cospirazione riguardo all'11 settembre 2001, oppure l'aver definito «stupido» l'operato della polizia nel caso dell'arresto del professore di Harvard Henry Louis Gates Jr. Scelte presidenziali la cui eventuale gravità, nella quasi unanimità dei casi, non viene evidenziata dagli organi di stampa. Che, anziché svolgere il ruolo di contraltare del potere politico, ne prendono le difese. Sottolineando, ancora una volta, la presenza di un pregiudizio positivo nei riguardi di Obama. E confermando, indirettamente, il precedente pregiudizio negativo nei confronti di Bush.




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