Il professor Augusto Carrino, in un editoriale sul Secolo d'Italia (29 ottobre), sottolinea come sia necessario produrre energicamente un'archiviazione politico-ideologica del '900 e come, per realizzare ciò, non servano «volti nuovi», bensì «cervelli funzionanti, spiriti aperti, uomini capaci, giovani e vecchi, purché pronti a mettersi in discussione. L'Italia ha bisogno di un movimento delle idee, europeo e moderno, di destra e di sinistra al tempo stesso, perché ognuno di noi ha una parte di destra e di sinistra, perfino un emisfero cerebrale di destra e uno di sinistra. Una visione organica del mondo è la visione giusta per la democrazia nel XXI secolo». I protagonisti di questo movimento delle idee dovrà essere in grado di «leggere Adam Smith insieme con John Maynard Keynes, Marx e Gramsci con Machiavelli, Hegel con Kelsen, Altusio e Kant con Schmitt, Hartmann con Oakeshott e perfino con Habermas, se occorre». Questa «è una sfida, ovviamente, anche e soprattutto per il Pdl».
Condividiamo dalla prima all'ultima riga quest'analisi e, perciò, intendiamo declinare concretamente quanto Carrino esprime con un'efficace organicità quasi accademica. Il punto-chiave, l'immagine-chiave, che vale come quella metafora che porta più avanti e oltre il punto morto del presente, è la navigazione in mare aperto. Perché, quando si parte per un'avventura, dobbiamo equipaggiare la nave, sapendo che essa non sarà mai equipaggiata abbastanza quando verranno le tempeste. Dunque equipaggiare non significa esaurire, ma attrezzare e dotare di agilità di manovra. Si cambia quel che si deve cambiare e lo si fa giocoforza mentre si sta navigando. Il movimento è appunto questo, nel concreto, e volendo ripescare il vecchio Bernstein, si potrebbe anche sottolineare come, in certi frangenti, il movimento sia tutto, cioè garantisca quel termine dal quale partire per avere qualche carta in più da giocare.
Vi è poi l'altro fattore che inquadra questo movimento, che prescrive un cambiamento delle carte in tavola anche durante la navigazione, e si chiama «fusione degli orizzonti». Termine letteralmente rubato all'ermeneutica del filosofo Hans-Georg Gadamer e che qui utilizziamo come seconda metafora del viaggio, del percorso del Pdl. Fondere insieme, senza con-fondere ecletticamente, i pezzi culturali che cita anche Carrino, quegli autori, anche altri strumenti ed esperienze, in modo che la stiva della nave sia piena, non risulti povera di provvigioni e di scorte. Questa è la benzina per il viaggio, l'anima della tigre che balza, l'energia vitale che si spende nell'agone politico e progettuale. Questa fusione è quel che il post-'900 richiede oggi e richiederà ancora per molto tempo, perché si tratta dello sviluppo della tarda modernità, che ha esaurito il modello ideologia-organizzazione nei fallimenti storici dei regimi totalitari ed ha lasciato le società prive di «puntelli»; quindi, sono arrivate le «palafitte», per tenere in piedi il meglio della cultura politica novecentesca, come linguaggio che non si esaurisce dall'oggi al domani, con le integrazioni necessarie. Integrazioni che don Gianni Baget Bozzo chiamava «la cultura del mondo», vale a dire il senso comune ed i bisogni delle persone, sempre più sole e sempre più libere. Ma di questa libertà occorre pur farne qualcosa ed ecco che la politica non può che interessarsi ad essa, alla libertà personale.
Questa frontiera è ancora in gran parte da esplorare, insieme a quella della democrazia, perché della prima dobbiamo afferrare il nesso costitutivo che essa non può non avere con la verità, in primo luogo con la verità di sé; e della seconda - la democrazia - dobbiamo ancora cogliere il limite strutturale: essa non può essere il surrogato di una religione perduta, perché non sosterrebbe mai il carico di questa missione storica. La democrazia serve più a de-finire che a costruire. Per costruire ci vogliono idee, princìpi, ethos personale e molta fatica del concetto, all'interno di una comunità umana e politica. E' quel che sosteneva anche Max Weber nella sua teoria politica e sociologica. Qualche criterio di fondo per produrre il movimento è necessario. Il lavoro è gigantesco e non basterà né questa legislatura, né la prossima. Senza contare il nodo centrale della selezione, sulla base di questi criteri, della nuova classe dirigente. Nuove nel senso reale, non meramente anagrafico. A questo livello si apre una partita ancora tutta da pensare, per quel che ci è dato vedere da un anno e mezzo a questa parte.
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