Convocando una Commissione di illustri nomi del parterre economico internazionale, con il compito di stilare una rapporto sugli indicatori di benessere alternativi al Pil, il presidente francese Nicholas Sarkozy riporta in auge un tema molto dibattuto. In economia il Pil indica il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo e destinati ad usi finali. Il merito di raggiungere l'opinione pubblica e di sensibilizzarla sull'efficacia di questo indice nel misurare lo stato di salute di un'economia spetta allo storico discorso pronunciato oltre 40 anni fa alla Kansas University da Robert Kennedy. «Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow Jones, né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il Pil comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago».
La commissione ad hoc presieduta dai due premi Nobel Stiglitz e Sen, voluta dal capo dell'Eliseo, ha lavorato 18 mesi e poi redatto un Rapporto di oltre 300 pagine che rappresenta «la più completa requisitoria contro il Pil». Numerosi sono i Paesi che hanno già avviato un percorso per quantificare lo stato di salute delle loro economie. Dagli anni 80, quando il re del Buthan coniò il concetto di «felicità interna lorda» che racchiudeva indicatori come la promozione dello sviluppo equo e sostenibile e dei valori culturali, la conservazione dell'ambiente e il buon governo sono stati condotti vari studi per trovare elementi più concreti e oggettivamente «misurabili» cui ricorrere per valutare la crescita socio-economica di un paese.
Uno dei primi e più completi è il «living conditions index» olandese, composto da otto indicatori: abitazione, salute, tempo libero, beni di consumo durevoli, attività sportive e vacanze, partecipazione sociale e mobilità. Anche la Germania ha allo studio un indice di crescita sostenibile, con particolare attenzione all'aspetto ambientale, così come la Svizzera, che sta valutando uno strumento alternativo per misurare la crescita. L'interesse per un indice alternativo al Pil non risparmia neanche l'altra sponda dell'Atlantico: il Canada sta definendo un indice di benessere, il «canadian index of wellbeing», basato sugli indicatori delle condizioni di vita, quelli del benessere della popolazione, intesi come salute fisica, aspettative di vita, qualità dell'assistenza sanitaria pubblica e privata e, infine, gli indicatori della «vivacità sociale», indice dell'attività associativa e della partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale. E l'elenco dei Paesi che cercano di trovare risposte più adeguate alla misurazione del benessere della popolazione potrebbe continuare a lungo, con sorprendenti scarti tra il Pil e l'indice di reale misurazione del benessere.
I lavori di alcuni economisti francesi hanno dimostrato quanto le prospettive possano cambiare: secondo rilevazioni basate solo sul Pil pro capite l'Italia nel 2004 si attestava al diciottesimo posto, mentre prendendo in considerazione altri elementi legati alla qualità della vita, al welfare e al lavoro domestico, sale all'undicesimo posto.
Nel Rapporto stilato dalla Commissione voluta da Sarkozy vengono citati i molteplici casi, come quello eclatante delle spese per riparare danni ambientali, in cui alla crescita del Pil non corrisponde affatto un miglioramento del benessere sociale. Inoltre, viene rimarcato che se si fosse prestata attenzione a altri indicatori la crisi in corso avrebbe potuto essere, se non evitata, quanto meno meglio governata. Vengono avanzate dodici raccomandazioni che dovrebbero condurre, più che alla definizione di un indicatore sintetico alternativo al Pil, alla messa a punto di statistiche in grado di cogliere il benessere sociale nelle sue diverse dimensioni.
Il Financial Times ha dedicato ampio spazio all'idea di Sarkozy, considerando la proposta avvincente, ma non in grado di sostituire le scelte politiche. «A meno che questi super economisti abbiano lavorato a titolo gratuito, il rapporto stesso ha contribuito ad aumentare il prodotto interno lordo. Se contribuirà anche al benessere sociale, dipenderà da Sarkozy e dai suoi pari».
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