Dopo più di un anno dalla guerra dell'agosto 2008 fra Russia e Georgia per l'Ossezia Meridionale, si riunirà il Consiglio NATO-Russia, le cui attività furono sospese all'indomani del conflitto caucasico, allorché Mosca non si limitò a respingere l'attacco di Tblisi ma occupò, sia pur temporaneamente, parti di territorio georgiano riconoscendo inoltre ufficialmente l'indipendenza delle Repubbliche secessioniste di Ossezia del Sud e Abkhazia. La prima riunione del Consiglio dopo il periodo di forzata inattività si terrà con tutta probabilità (salvo imprevisti o rinvii) entro i primi giorni del prossimo mese di dicembre. Il giorno indicato dal rappresentante di Mosca presso il Consiglio Dmitrij Rogozin è il 4 dicembre, anche se tale data non è ancora stata confermata ufficialmente dai vertici dell'Alleanza Atlantica.
Il Consiglio NATO-Russia, creato nel 2002 per volere del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella prossima riunione si occuperà in primo luogo della più grande sfida comune ai paesi dell'Alleanza Atlantica e alla Russia, e cioè della stabilizzazione dell'Afghanistan, vera cartina di tornasole dei rapporti fra Mosca e Occidente. La necessità di riaprire un dialogo fra Mosca e Bruxelles (qui intesa come la sede dell'Alleanza Atlantica) sullo spinoso dossier afghano era tale che aveva di fatto già riaperto la collaborazione fra le due parti, come ci testimonia l'organizzazione, nello scorso giugno, di un summit informale in Grecia fra i ministri degli Esteri dei paesi del Consiglio NATO-Russia. L'incontro interministeriale greco era servito ad aprire la strada per l'ormai imminente riattivazione in forma ufficiale del Consiglio.
A convincere le due parti a riannodare il dialogo è stata sicuramente la gravità della situazione in Afghanistan, che rischia di esportare instabilità in tutto l'arco meridionale eurasiatico, uno scenario da incubo tanto per i paesi europei che per la Russia, esposta com'è al rischio di eversione politico-religiosa di marca islamista nel Caucaso e nelle Repubbliche a maggioranza musulmana degli Urali (Tatarstan e Bashkiria). Dall'Afghanistan, come è noto, non parte solo il pericolo di instabilità politica, ma anche quello più silenzioso, ma non meno pericoloso, del traffico internazionale di oppiacei, una piaga che in Europa e in Russia uccide più degli attentati dell'estremismo islamico. Quanto sia sentita l'urgenza di risolvere il nodo afghano anche da parte di Mosca è dimostrato dalla proposta di Dmitrij Rogozin di tenere entro il 2010 una riunione del consiglio NATO-Russia proprio a Kabul.
La gravità della situazione afghana costringe russi e paesi membri dell'Alleanza Atlantica ad elaborare con urgenza una strategia comune, mettendo in secondo ordine questioni che, per quanto importanti, non contribuiscono a costruire un clima di sicurezza e di stabilità nel continente eurasiatico, come la questione dell'allargamento ad est della NATO, utile in un ottica otto-novecentesca di contenimento della Russia ma inutile se si hanno veramente a cuore le sorti dell'Europa nel XXI secolo. Perché l'Europa, culla dell'Occidente, ha di fronte sfide immani, quali l'assorbimento di flussi migratori extra-europei, la crescita politico-economica cinese unita alle difficoltà americane e il fermento politico-demografico del mondo islamico.
Come gli Stati Uniti stanno scoprendo la propria dimensione geopolitica bi-oceanica, guardando alla Cina e all'Asia per uscire dalla crisi, anche noi europei, occidentali del Vecchio Mondo, dobbiamo cominciare a costruire una solida e sincera partnership con la Russia, erede del cristianesimo orientale e della Roma bizantina e soprattutto custode, piaccia o meno, dei confini avanzati dell'Europa, che si trovano sull'Amur, ai confini siberiani della Cina, e sulle assolate steppe dell'Asia Centrale turco-islamica.
L'attuale governo italiano si è adoperato con tutte le energie per preservare il dialogo euro-russo, rendendo così un servizio prezioso per tutta l'Europa prima che per le nostre aziende.
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