Tutti la chiamano Italia dei Valori. Ma è il partito di Antonio Di Pietro. C'è anche scritto nel suo simbolo, dove il nome del magistrato più politico d'Italia sta sopra alla scritta «Italia dei Valori». Allora perché tanto rumore per protestare contro la presunta assenza di democrazia interna? Un partito personale guidato personalmente da un politico che ha fatto della sua persona il simbolo, anche fisico, della sua politica - è leggermente paradossale invocare il suo opposto: un partito democratico. Se poi c'è già un Partito democratico, il paradosso cresce ancora di più: era proprio l'Idv ad aver strappato consensi e militanti al Pd. Il favoloso otto per cento delle europee è anche uno scippo di consenso al Pd.
Però la vita quotidiana dentro all'Idv, paladina della democrazia in Italia, non sembra così idilliaca. Allora è un caso di truffa politica: allettati con la promessa di più democrazia, gli elettori delusi del Pd si sono ritrovati con meno democrazia. E ora: soddisfatti o rimborsati? Prima l'Idv si proclamava la formazione politica più bellicosa contro Berlusconi. Erano loro l'unica opposizione. Solo loro combattevano il regime antidemocratico di Berlusconi - e adesso sono sempre loro che finiscono sul banco degli imputati perché all'interno di questo sedicente orgoglio della democrazia italiana non c'è molta democrazia! Tipicamente la ricerca di democrazia interna in un partito vuol dire l'esatto opposto, cioè attaccare la sua dirigenza. E' un cavallo di Troia per lasciare intendere che c'è un gruppo interno affamato di potere, ma senza dirlo apertamente. E' una storia vecchia come l'uomo.
Chiedere la democrazia interna serve solo avere più potere interno. Perché nel caso dell'Idv è un controsenso? Risposta: la fonte di questa richiesta è Luigi De Magistris, altrettanto noto magistrato da poco convertito sulla via di Strasburgo alla carriera politica. Proprio mentre indagava Mastella, questo giovane giudice si è candidato per il Parlamento europeo nella lista dell'Idv. Ha fatto il pieno di preferenze e ora, secondo il perfetto copione dell'uomo politico, fa l'oppositore interno di Di Pietro. La storia si ripete: D'Alema portò Di Pietro in politica per poi subirne gli attacchi. Oggi Di Pietro porta De Magistris e in cambio ne riceve aspre critiche. Ma adesso è incredibile: un'ex toga contro un'ex toga - questa è nuova. Cosa avrebbe De Magistris di diverso rispetto a Di Pietro? Niente. Strasburgo è lontana, il Parlamento europeo può essere noioso rispetto al vivace folclore di Montecitorio. E' sempre così: più due figure politiche sono simili, più scatta un'invidia incontrollabile. E' comprensibile: è come mandare in scena due personaggi con la stessa maschera. Il pubblico rischia di confonderli. Alla fine, o l'uno o l'altro.
Di Pietro ha annusato l'aria della crisi e ha convocato un congresso nazionale a febbraio. Chissà la reazione di De Magistris, che però ha già imparato a non esporsi in prima persona. Lui non parla mai di problemi - semmai di differenze di opinione. Sarà da poco in politica, ma De Magistris ha già capito le regole del gioco. Quindi l'oggettivo deficit della democrazia interna dell'Idv, che si intuisce già quando Di Pietro parla con la sua inarrestabile prevaricazione e intolleranza, è aggravato dallo scontro di personalità tra i «gemelli» Di Pietro e De Magistris. Purtroppo De Magistris fa la parte dello speculatore che sfrutta il malcontento interno per fini di potere personale e ridurre la distanza tra Strasburgo e Roma. Non sanno come trovare un compromesso tra loro, non sanno come gestire l'Idv, e credono di sapere come si fa opposizione - forse ci vuole una laurea per fare opposizione oppure questo governo è più forte delle sue opposizioni? Largo ai geni. Sarebbe bello sapere se è in questo modo che l'Idv, Di Pietro e De Magistris intendono presentarsi come opposizione di governo. Sicuramente sono opposti l'uno con l'altro.
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