Niente paura: non c'entra l'influenza. Ora che l'Ocse ha certificato quanto sia robusta la ripresa economica dell'Italia, il quadro clinico della sinistra si è notevolmente aggravato. La prognosi non resta riservata perché è sotto gli occhi di tutti. La glasnost è arrivata anche qui, sebbene ci abbia impiegato molto più tempo. L'unica chance del Pd, dell'Idv e di tutta quella ciurma di oppositori sparpagliata per i sette mari della politica nostrana, è anche l'ultima spiaggia: quelle logorroiche dieci domande a Berlusconi. Forse - aperta parentesi - sono diventate il peggior tormentone mediatico degli ultimi anni, seconde per insofferenza del pubblico soltanto a quella celebre pubblicità di una ditta di merendine che ha imperversato nel tubo catodico delle famiglie italiane per anni e anni. Ora è un cult per i nostalgici degli anni Ottanta. Chiusa parentesi. Ora invece le dieci domande, che hanno prostrato persino le più agguerrite voci critiche, hanno trovato le loro dieci risposte. Infatti Berlusconi, dopo aver sistemato problemi ben più seri per l'Italia, ha risposto. Ma delle sue dieci risposte nessuno ha quasi accennato. Perché? Dovevano essere la pistola fumante puntata contro il premier e che avrebbe dovuto far scoppiare la rivoluzione? Invece niente. Anzi, proprio niente.
No! Qualcosa s'è detto. Viene da sorridere a scoprire che la fantasia non conosce limiti, quando è sobillata dalla disperazione. Infatti la reazione è: Berlusconi doveva rispondere in parlamento. Non da Vespa. Ecco. Prima doveva rispondere. Ora, quando ha risposto, non va più bene il luogo? O forse non piacciono le risposte? Ma perché il parlamento? Non risulta che La Repubblica sia un partito politico con un gruppo parlamentare. E cosa dovevano essere le risposte del premier? Un discorso programmatico, una dichiarazione di voto? Che cosa? Forse dovevano essere soltanto uno spot a favore de La Repubblica. Ma il parlamento non è uno studio televisivo - agli esordi del berlusconismo, era questa l'accusa preferita dall'opposizione: Berlusconi era colpevole di aver mediatizzato la politica, trasformandola in un uno spot televisivo. Allora, con questa logica, Obama avrebbe «internettizzato» la politica americana? Eppure s'è guadagnato un premio Nobel, lui. E Kennedy che inventò l'uso politico della televisione? Eppure è quasi percepito un santo accanto a Elvis e agli Ufo dell'Area 51.
E' confortante che su questo punto la sinistra sia diventa più berlusconiana di Berlusconi nel considerare la televisione e i media come il principale mezzo di comunicazione politica. Però, popolo della sinistra, non esagerare! Il parlamento ha le sue prerogative che vanno rispettate, come ammonisce il presidente Fini. Però, popolo di giornalisti anti-berlusconiani, con l'elmetto da guerra per combattere contro il vostro odiato premier, parlate delle dieci risposte senza cercare il pelo nell'uovo che non c'è. L'informazione vale per tutti. Ora il tormentone delle domande-risposte è finito. Sipario. Basta. La musica è finita e gli amici se ne vanno, come diceva Umberto Bindi. Altrimenti, se continuerà il rumore su queste dieci domande, inizieremo noi a scrivere: dieci, cento, mille risposte.
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