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Numero 462
del 11/02/2012
Oltre ogni muro PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
sabato 07 novembre 2009

 

Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino. Grazie a questo evento storico il Novecento si concludeva con la vittoria della libertà, con il crollo dei regimi comunisti, con la fine dell'utopia della Rivoluzione e la nascita di un' Europa finalmente libera da ogni totalitarismo. Sono passati vent'anni da allora. Eppure, alla luce di questo fatto, è importante sottolineare come in Italia si verificò una situazione paradossale: a crollare sotto le macerie del Muro non fu il Partito comunista, ma furono i partiti democratici occidentali, la Dc e il Psi.

In Italia i comunisti si trasformarono in post-comunisti e, a differenza dell'Spd tedesca, che scelse la via socialdemocratica antimarxista, essi non ebbero il coraggio dell'autocritica. Per anni, dopo la caduta del Muro, l'Italia è rimasta culturalmente dominata dai comunisti. Nel nostro Paese il comunismo si è riciclato sotto altre etichette, ma ha mantenuto intatto lo spirito che lo animava: si è fuso con il giustizialismo, strumento di delegittimazione non democratica dell'avversario, si è mascherato da ecologismo militante per dimostrare la tesi secondo cui il capitalismo porterebbe alla distruzione dell’ambiente, ha spesso mantenuto lo spirito anti-occidentale che lo contraddistingueva. Eppure, mascherato sotto il velo di false apparenze (socialdemocrazia, riformismo), la sinistra postcomunista, dopo vent'anni, è ancora alla ricerca di un «nuovo inizio». Il crollo del Muro di Berlino rappresenta, anche per le giovani generazioni che si affacciano al futuro, una svolta epocale, un vero «nuovo inizio», poiché ha segnato la fine della contrapposizione storica dei due blocchi che hanno diviso il mondo. Ecco perché la Giovane Italia (giovani del Pdl) ha deciso di organizzare delle manifestazioni in tutte le piazze del paese.

La commemorazione della caduta del Muro, ribattezzata, nel 2005, Giorno della Libertà, vuol essere non solo un occasione di ricordo della storia passata, rivolta anche a quelle giovani generazioni che non l'hanno vissuta, ma si propone anche di rappresentare un momento di condivisione di quei valori che costituiscono i principi fondanti delle nostre democrazie europee. Purtroppo, in questi giorni, abbiamo assistito ad una negazione di essi: la sentenza della Corte europea, che ha bollato il crocifisso come strumento di discriminazione, non è un segno di laicità dell'Europa, ma è un provvedimento laicista, che disconosce il valore di un simbolo, il crocifisso, che è alla base della nostra tradizione, della nostra storia e di un'identità, quella europea, che affonda le sue radici sui valori cristiani. Eliminare i simboli religiosi rappresenta il primo passo verso l'annientamento culturale di una civiltà, significa frapporre un Muro tra noi e la nostra storia, tra noi e la nostra libertà.

Noi giovani, oggi, a vent'anni dalla caduta materiale del Muro, intendiamo batterci contro la costruzione di tutti quei muri immateriali, di tutti quegli steccati che, giorno dopo giorno, ostacolano il percorso di libertà del mondo e del nostro paese. A livello internazionale, in alcuni paesi, i muri rappresentano tutti quei sistemi di potere che opprimono le popolazioni, e che spesso si presentano sotto forma di fondamentalismi e regimi. In Italia, invece, l'odio ideologico contro chi governa legittimamente, fomentato da alcune minoranze, rappresenta un Muro volto a destabilizzare la scelta democratica di un popolo che si riconosce in chi ha votato. Il 9 novembre, il Giorno della Libertà, è una data destinata a non svuotarsi mai di significato.




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