freccia_long
Numero 360
del 19/03/2010
Riforma della sanità. Il vero ostacolo per Obama è al Senato PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
martedì 10 novembre 2009

Dopo ben quattordici ore di intenso e a tratti feroce dibattito, nella tarda serata di sabato la Camera dei Rappresentanti americana ha approvato un progetto di legge di riforma del sistema sanitario. Con un voto finale contraddistinto da un alquanto ridotto margine - 220 favorevoli, 215 contrari - i Democratici hanno voluto rispondere a quella che il presidente Obama ha definito «una chiamata della storia», al culmine di un'aspra battaglia che, negli ultimi mesi, ha visto come protagonisti i due maggiori partiti, ma anche fronti interni alla stessa maggioranza, compagnie assicurative, lobby e proteste di piazza. Da alcuni ribattezzato «Pelosicare» - in riferimento alla Speaker of the House Nancy Pelosi, icona liberal e tra le più strenue sostenitrici della riforma sanitaria - il testo approvato dalla Camera prevede costi per 1.1 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni, al fine di garantire l'estensione della copertura assicurativa a 36 milioni di americani ancora non coperti. Un passo importante per la riforma della sanità Usa, punto cardine della campagna elettorale e del programma amministrativo di Obama, salutato ovviamente - e comprensibilmente, dato l'elevato numero di ostacoli finora incontrati dal progetto - con toni entusiastici da parte della Casa Bianca e dei vertici del Partito Democratico al Congresso.

Ma quanto approvato dalla Camera, che ha visto l'opposizione di ben 39 rappresentanti della maggioranza (e la «ribellione» di un solo repubblicano, Joseph Cao), non sembra essere gradito ai più. Per l'editorialista del Washington Post Fred Hiatt, il disegno di legge rappresenta «un passo in avanti verso la copertura universale» ma, al tempo stesso, anche «verso la bancarotta dell'America», una prospettiva che dovrebbe allarmare in particolar modo i progressisti, poiché «se il debito federale continua a crescere a questo ritmo, accelerato da una legge sanitaria da un trilione di dollari, saranno i poveri e i meno abbienti a essere più danneggiati».

Contestato dai Repubblicani e dai Democratici moderati per la spesa eccessiva («una legge che colpisce l'economia escogitata e approvata dai liberal che hanno ampiamente ignorato gli appelli alla moderazione», ha scritto il quotidiano Detroit News), criticato anche da alcuni esponenti dell'ala sinistra della maggioranza (è il caso di Dennis Kucinich, che ha votato contro), il testo approvato dalla Camera difficilmente diventerà effettivo. Anzi, a detta dell'unanimità degli osservatori, in pochi si aspettano che tale progetto di legge sopravviva all'altro ramo del Congresso, dove lo scarto tra maggioranza e opposizione è ancor più ridotto.

Nel commentare trionfalmente il voto di sabato sera, il presidente Obama ha esortato il Senato ad agire il più rapidamente possibile, nella speranza di poter firmare una legge entro Natale. Ma il ridotto margine emerso nel voto di sabato sera, nonostante la netta maggioranza di cui godono i Democratici alla Camera, porta a prevedere nuovi e non trascurabili ostacoli per il progetto di riforma. Questa volta, un ispirato discorso di incoraggiamento rivolto da Obama a rappresentanti ancora indecisi del suo partito - come avvenuto nelle ore che hanno preceduto il voto alla Camera - potrebbe non essere abbastanza. La palla è nelle mani di Harry Reid, leader della maggioranza al Senato, a cui spetta il non semplice incarico di elaborare un testo di legge in grado di raccogliere almeno sessanta voti favorevoli, numero necessario per scongiurare l'eventualità di ostruzionismo da parte della minoranza. Ambita soglia di cui Reid non sembra ancora disporre, a causa della tuttora non risolta diatriba sulla cosiddetta «public option», assicurazione pubblica obbligatoria: al momento, solo 57 senatori sembrano sostenere una qualsiasi forma di opzione pubblica, mentre numerosi Repubblicani e almeno un Democratico (Joe Lieberman del Connecticut) hanno annunciato pubblicamente il loro ostruzionismo nel caso il progetto di legge dovesse contenerla.

«I Democratici non hanno alcuna scelta, se non quella di farcela contando solo sulle proprie forze», ha scritto Thomas Mann, membro della Brooking Institution, «e a questo punto la loro sopravvivenza politica dipende dal successo legislativo». Alcuni esponenti Democratici, preoccupati che Harry Reid possa non contare su un testo di legge definitivo, sul consenso necessario per approvarlo e, di conseguenza, sulla garanzia di poter dare vita a una riforma del sistema sanitario entro la fine dell'anno, hanno già esternato il proprio malumore. Con i lavori del Congresso che proseguono a rilento, c'è anche chi teme la possibilità che il Senato possa iniziare a discutere la legge non prima del Giorno del Ringraziamento, mentre lo stesso Reid, pur dichiarandosi ottimista, ha ammesso che il testo finale potrebbe slittare fino ai primi mesi dell'anno nuovo. In ogni caso, anche se il senatore del Nevada riuscisse a far ottenere una luce verde al suo disegno di legge entro la fine del 2009, dovrebbe poi confrontarsi con l'ingrato compito di farlo coincidere con quello, spostato più a sinistra, appena passato alla Camera: «Nancy Pelosi può aver portato la legge più vicina alla scrivania del presidente - ha notato Newsweek - ma quello che accadrà al Senato potrebbe rapidamente trasformare le sue lacrime di gioia in lacrime di delusione». Nonostante l'entusiasmo per il passo in avanti effettuato, insomma, ad attendere i Democratici è quello che il commentatore Matthew Yglesias ha definito «un campo minato» legislativo. Nel quale non sarà possibile alcun margine di errore, per una misura che definirà in maniera cruciale la presidenza di Barack Obama.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >

banner-berlusconi.jpg
bondi_prospettiva.jpg
pdl-governo-del-fare.jpg
governo.jpg
governo_berlusconi.jpg
Il Popolo della Libertà
forza_silvio.jpg
newsletter2.jpg
facebook2.jpg
collabora.gif
banner-gianni-congresso2.jpg

VETRINA VIDEO
consiglioministri_84.jpg

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, periodico on line Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
Scrivi alla redazione © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata