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Numero 462
del 11/02/2012
L'equilibrio dei poteri è alla base della democrazia PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
martedì 10 novembre 2009

I padri costituenti introdussero l’immunità parlamentare per affermare la dignità della politica ed il suo libero esercizio, ristabilendo la separazione tra il potere legislativo e quello giudiziario che il regime fascista aveva compromesso con l’annullamento della stessa immunità e con la conseguente limitazione della libera rappresentanza parlamentare. L’articolo 68 della Costituzione scritto nel ‘48 statuiva, nei suoi commi, sia l’autorizzazione a procedere sia all’arresto o al mantenimento in detenzione in caso di sentenza irrevocabile di condanna. La norma consentiva di procrastinare l'inizio del cursus giudiziario al termine del mandato parlamentare. Si trattava, quindi, di immunità e non di impunità. L’ordinamento democratico era stato tutelato da ogni eventuale ingerenza della potere giudiziario che, essendo un organo dello Stato non soggetto al vaglio del consenso popolare, avrebbe potuto travalicare le sue competenze influenzando le scelte della politica del nostro Paese.

Quando, nel ‘93, il Parlamento cambiò l’articolo 68 abrogando i commi relativi all’immunità ebbero inizio le sovrapposizioni tra potere politico e giudiziario. Dopo la caduta del Muro di Berlino, in Italia, prese corpo una delle fasi più travagliate della politica, che vide i partiti democratici del Pentapartito soccombere sotto gli avvisi di garanzia. Mentre cambiava il mondo mutava il sistema politico italiano ed il suo linguaggio autoreferenziale. I media e la piazza furono lo strumento d’inquisizione di una classe dirigente troppo distante dal popolo. Fu l’unico periodo in cui la Giustizia ebbe un ampio consenso popolare e le macerie del comunismo italiano (Pds e Rifondazione comunista) si fusero con il giustizialismo di una parte della magistratura ideologizzata per la conquista del potere.

Ma la storia è sempre imprevedibile e la scesa in campo di Silvio Berlusconi cambiò le sorti del Paese, colmando il vuoto lasciato dai partiti democratici occidentali italiani. Quel periodo lasciò in eredità al nostro Paese un articolo 68 che, con l'annullamento dell'immunità parlamentare, indebolisce il sistema del cheks and balances (relativo ai pesi e contrappesi tra i vari poteri dello Stato): da allora si è aperta una ferita nel nostro Paese, poiché il potere rappresentativo della politica è condizionato dal potere giudiziario. Quante volte in questi anni abbiamo assistito alla diffusione di avvisi di garanzia a mezzo stampa che hanno prodotto processi mediatici confutati, poi, da sentenze di assoluzione! Nelle democrazie europee, eccetto la Gran Bretagna in cui vige il common law, l’immunità parlamentare è sancita da norme scritte e  rientra nelle garanzie democratiche della rappresentanza parlamentare. Nel Parlamento europeo e negli Stati membri, come ad esempio in Germania, in Spagna ed in Belgio l’immunità è un fatto acquisito ormai da anni. In Francia, l’ex Presidente Chirac, è chiamato in giudizio solo ora, a conclusione del suo mandato.

Ancora oggi il fronte giustizialista associa l’immunità parlamentare all’impunità, ricreando nell’immaginario collettivo l’idea di una élite politica intoccabile. Ma questo approccio di stampo giacobino intende solamente mantenere uno status quo in cui il potere Legislativo ed Esecutivo sono condizionati dalla Magistratura. Per il giustizialista Di Pietro, quindi, parlare di immunità è possibile solo se essa è rivolta ad suam personam quando scelse di avvalersene come parlamentare europeo nei confronti del tribunale civile di Roma che voleva processarlo a seguito della citazione per danni presentata dall’ex magistrato Filippo Verde. In realtà il leader del giustizialismo vorrebbe riportare in auge la circostanza storica di Mani pulite come arma politica contro l’odiato Silvio Berlusconi.

L’immunità parlamentare rappresenta un elemento di garanzia dell’ordinamento democratico, poiché la giustizia è diventata parte integrante della contrapposizione politica. Dovrebbe comprenderlo anche il Pd, che, però, mostra ogni giorno, nel suo linguaggio politico, la sua debolezza nei confronti di quel giacobinismo intimamente rivoluzionario che seduce anche il suo elettorato. Se vogliamo ristabilire il primato della politica, e quindi della volontà popolare, l’immunità è lo strumento necessario per garantire la governabilità del nostro Paese. I Padri costituenti la pensavano in questo modo. La democrazia è un bene inviolabile, che ben si coniuga con il principio di libertà. La dittatura del fascismo insegna.




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