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Numero 475
del 15/05/2012
L'Africa secondo l'Ispi. Se questa è scienza... PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
mercoledì 11 novembre 2009

Facoltà di giurisprudenza di Torino, 10 novembre 2009. È di scena l'Africa con una tavola rotonda organizzata dall'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, dal titolo L'Africa e il futuro. Stato, diritti, rapporti con il mondo. Il docente di diritto civile Ugo Mattei, dell'ateneo torinese, introduce l'argomento con un riferimento al libro del collega Angelo D'Orsi intitolato 1989. Del come la storia è cambiata, ma in peggio. Con la caduta del muro di Berlino - spiega Mattei dopo aver peraltro premesso di non avere alcuna formazione africanista - il mondo è peggiorato e questo vale tanto più per l'Africa: la crescita media del Pil non deve infatti trarre in inganno perché significa soltanto che il saccheggio del continente da parte dell'Occidente si è fatto ancora più sfrenato. Inoltre - osserva un secondo relatore, il medico somalo ex ministro all'epoca di Siad Barre Mohamed Aden Sheikh, membro del CSA, Centro piemontese di studi africani - con la fine della guerra fredda sono venuti meno gli aiuti internazionali: prima un po' di speranza c'era perché se non li «scuciva» l'Occidente (testualmente, n.d.a.), lo faceva l'Est e viceversa. Adesso invece per accedere agli aiuti bisogna applicare la democrazia, abolire l'infibulazione e soddisfare altre analoghe richieste e, d'altra parte, i finanziamenti occidentali vengono dati solo affinché gli africani acquistino armi: e i leader africani del tutto impotenti assistono così alla rovina dei loro paesi.

Per fortuna è arrivata la Cina che sta salvando l'Africa per il rotto della cuffia. La Cina è una potenza attendibile, al contrario dell'Europa, e propone uno scambio corretto offrendo finalmente, in cambio di pietre preziose, quello che l'Europa e gli Stati Uniti non hanno mai dato e di cui l'Africa ha disperatamente bisogno, le infrastrutture: strade, ponti, scuole, porti, ferrovie e via dicendo.

L'osservazione scientifica dei fenomeni - conclude Mattei - deve mettersi nelle scarpe dei perdenti oppure scienza non è. A spezzare il pane della scienza provvede quindi il professor Giampaolo Calchi Novati, dell'Università di Pavia, esperto in colonialismo e decolonizzazione in Africa. Il docente rimarca per prima cosa che l'Europa ha perso una grande occasione per dimostrare di essere antirazzista alla Conferenza Onu di Durban contro razzismo: non quella svoltasi a Ginevra quest'anno, alla quale «purtroppo» il nostro governo non ha partecipato per non votare un documento contro il sionismo, ma quella del 2001, fallita perché Stati Uniti e Israele l'hanno disertata e perché i paesi europei hanno rifiutato di condannare il sionismo e di risarcire l'Africa per la tratta degli schiavi. Non è escluso - commenta Calchi Novati - che, proprio per questo, due giorni dopo la fine della conferenza, l'11 settembre, si siano verificati gli attentati alle Twin Towers di New York e al Pentagono.

Quanto al futuro status dell'Africa nel contesto internazionale, che finora ha visto sempre il continente figurare come oggetto e non come soggetto, la globalizzazione può creare condizioni nuove, a patto però che non si commetta l'errore di pensare che il commercio e il libero mercato generino sviluppo. Anche usare il linguaggio dell'impero per parlare di chi ne è vittima è un errore. La parola democrazia, ad esempio, in riferimento all'Africa e ad altri contesti serve unicamente a mascherare l'ipocrisia dell'Occidente che sostiene di difendere le istituzioni democratiche, ma che in realtà è ben contento dell'esistenza di regimi autoritari: è chiaro che un Iran democratico non piacerebbe agli Stati Uniti perché toglierebbe loro una ragione di ostilità nei confronti di quel paese. Altra prova di ipocrisia è la Corte penale internazionale (il docente l'ha chiamata «criminale») che si guarda bene dal perseguire i crimini contro umanità commessi dai governi occidentali e se la prende soltanto con i leader africani. Il saccheggio dell'Africa - questa è la conclusione dell'incontro - si ritorcerà contro l'Europa che sarà saccheggiata da orde di poveri.




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