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Numero 462
del 11/02/2012
Architettura, laicità e crocifissi PDF Stampa E-mail
! di Paolo Vitale
vitale@ragionpolitica.it
  
giovedì 12 novembre 2009

L'architettura è quanto di meno «moderno» possa esistere. Caratteristiche essenziali della contemporaneità sembrano, infatti, essere universalmente riconosciute la «democraticità» e la «laicità» (che cela spesso una tacita forma di laicismo): tutto ciò che è antidemocratico ed esplicitamente confessionale viene respinto come obsoleto e/o pericoloso per l'ordine costituito.

Come è facile intuire, nessuna architettura, nemmeno la più illuminata, può rispettare a pieno titolo questi dogmi del pensiero contemporaneo. Un edificio, infatti, è un dato di fatto, una presenza oggettiva. Se è vero che la fruizione della maggior parte degli edifici è volontaria, non lo è altrettanto la loro visione. La Torre Eiffel si imporrà al cittadino parigino sempre e comunque, a prescindere dalla sua voglia di vederla. E' questa la grande e sostanziale differenza tra l'architettura e le altre forme di arte. Nessun fiorentino è costretto ad ammirare la Primavera del Botticelli dentro il Palazzo degli Uffizi, ma tutti debbono accettare la visione dell'imponente cupola brunelleschiana.

In questo senso, l'architettura non è «democratica»: non è possibile scegliere quale edificio vedere di una città e quale no, come si potrebbe fare in un museo o al cinema. Basta attraversare un qualsiasi territorio antropizzato per «subire» architettura di tutti i tipi. Quindi, dal momento che la libertà di scegliere quale architettura vedere (se non addirittura vivere) non esiste, vien da sè che la «prima tra tutte le arti» non possa nemmeno essere «laica», dove per laico si intende (erroneamente a parer nostro) aconfessionale o addirittura ateo. E' arcinoto che le tecniche costruttive, gli stili architettonici e le tipologie edilizie, di tutti i tempi (almeno fino al XIX secolo) e di tutte le società, siano stati sviluppati proprio per motivi religiosi. Dal tempio greco, passando per piramidi, pagode e cattedrali, la storia dell'architettura è storia dell'architettura religiosa. E' impossibile parlare di architettura senza richiamare le esperienze dell'architettura sacra, finalizzata all'unione col trascendente, al compimento dei riti e alla celebrazione dei culti. L'architettura sacra è talmente importante da aver fornito gran parte degli archetipi necessari perfino allo sviluppo dell'architettura non religiosa (basti pensare al tempio greco e all'enorme influsso che ha avuto in tutta l'architettura occidentale).

Ovviamente nessuno intende affermare che tutta l'architettura si riduca soltanto agli edifici sacri, ma piuttosto che è impossibile parlare di architettura tacendo ciò che le istanze religiose hanno prodotto lungo i secoli. Architettura e spiritualità sono quindi inscindibili, che piaccia o no. In questo senso, l'architettura non è «laica»: non può essere cioè scissa dalla religiosità, dal sacro. E' impossibile capire l'architettura medievale senza conoscere il cristianesimo, come risulta impossibile comprendere le ragioni dell'architettura mediorientale senza conoscere l'islam.

Se uniamo quindi le due caratteristiche dell'architettura - cioè la sua congenita non-democraticità e la sua oggettiva non-laicità - è possibile ritenere che l'architettura non sia mai entrata a pieno titolo nella «contemporaneità» e che anzi ne sia una nemica. La basilica di San Pietro, per fare un'esempio, è un perenne ricordo di una realtà storica non «moderna», non democratica e non laica. Che cosa dovremmo fare, dunque? Dovremmo tenerla ancora al centro della nostra capitale oppure raderla al suolo? Altro esempio: se il crocifisso nelle aule scolastiche viene visto come l'imposizione di una fede, che dire del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, della cattedrale di Notre Dame a Parigi o della basilica di San Marco a Venezia? L'architettura non è forse un'imposizione ancora più prepotente e difficile da digerire? Se col crocifisso la soluzione è indolore, dobbiamo avere il coraggio di attuare la stessa soluzione nei confronti dell'architettura, arte dispostica e anti-moderna.

D'altro canto, Alain de Botton scrisse: «Ciò che cerchiamo in un'opera architettonica non è diverso da ciò che cerchiamo in un amico. Gli oggetti che definiamo belli sono versioni delle persone che amiamo». Ed è evidente come la cultura dominante non ami più quel Gesù al quale l'architettura degli ultimi 2000 anni, in Occidente, si è ispirata.




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Commenti (2)
1. 13-11-2009 09:18
E DOPO I CROCIFISSI...
GENTILI SIGNORI, MI CHIEDO SE DOPO I CROCIFISSI DOVREMO ABOLIRE ANCHE LE CHIESE E GLI EDIFICI E L'ARTE ISPIRATA ALLA RELIGIONE CCATTOLICAO CRISTIANA PERCHE' OFFENSIVI.MA ALLE OFFESE RECATE ALLE TRADIZIONI ED ALLA NOSTRA RELIGIONE CHI CI PENSA? 
COSA FARA' PER NOI CHE SUBIAMO QUESTO SCEMPIO E IL PARLAMENTO EUROPEO?SIAMO EUROPEI ANCHE NOI O DOVREMO EMIGRARE?
Scritto da IGRAINE
2. 15-11-2009 19:05
Simbolo di radici
La corte d'appello dell'Unione Europea ha chiesto per la laicità della Ue,la rimozione di tutti i simboli religiosi dai luoghi pubblici,in paricolare è polemica sul Crocifisso per la richiesta di un'atea finlandese,moglie di un membro italiano dell'associazione atei-agnostici.Ho letto piacevolmente l'intervista sul Corriere del cardinale tedesco Kreper,in merito alle radici cristiane europee,partendo dall'area russo-baltica-finnica,che riconcilia maggiormente il nostro continente.Complimenti anche a Paolo Vitale:le radici cristiane dell'Europa si vedono soprattutto nell'arte:In Italia per Pza San Pietro e a livello europeo per l'architettura romanica,gotica e barocca,nonchè la scultura e la pittura spesso riguardante temi religiosi.La fede cristiana nel Crocifisso è vista come tradizione e non come imposizione,e riguarda gli insegnamenti di Gesù. 
La nostra estrema sinistra sbaglia ad opporsi al Crocifisso nei luoghi pubblici.
Scritto da Nobile

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