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Numero 462
del 11/02/2012
Rutelli il grande o il piccolo? PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
giovedì 12 novembre 2009

Grandi o piccoli? Sia la scienza politica che il senso comune convergono sul fatto che la democrazia è una questione di minoranze che ambiscono a diventare maggioranze. Più siamo, meglio è. Per i più raffinati, significa che maggiore la rappresentatività di una formazione politica, maggiori sono le sue chances di vincere le elezioni, sempre che non piombi all'improvviso un proiettile terrorista oppure non scattino le manette di piombo da parte di qualche magistrato dall'inchiesta facile. A parte queste note eccezioni, il principio della democrazia non cambia. Eppure l'Italia ama le contraddizioni.

Infatti molto clamore e molta attenzione ha raccolto la scelta di Francesco Rutelli di abbandonare il Pd. Fin qui niente di inconsueto, dentro e fuori l'Italia. Ma la vera primizia made in Italy è che, come al solito, appena un grande politico abbandona la sua casa, subito deve fondarne un'altra. Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia... Anche se il nome è pomposo, Alleanza per l'Italia, la realtà della nuova creatura politica di Rutelli è assai magra, quasi smilza. A parte qualche altro deluso dal Pd bersaniano, Rutelli fa nome da solo, cioè a parte lui, quest'Alleanza nasce soffrendo di solitudine. Non si capisce infatti chi siano questi alleati. Casini resta il punto di riferimento, ma per adesso non è avvenuta la confluenza di Rutelli nell'Udc. Anche Follini, un altro centrista doc, quando aveva abbandonato l'Udc, aveva fondato la sua Italia di mezzo, un prologo momentaneo per far digerire al suo elettorato l'ingresso a pieno titolo nel Pd. Adesso Rutelli potrebbe ripetere la stessa operazione. Ma il senso politico è ben altro. Il grande bipolarismo italiano si lascia incredibilmente condizionare da queste manovre tattiche e personaliste.

Le solite retoriche neocentriste ritornano a galla, profetizzando scenari futuri che sanno tanto di passato, col grande partito centrista che forma maggioranze variabili (ma il giudizio degli elettori?) con un meno grande partito di sinistra. E' tutto un gioco di scale. Chi diventa grande, controlla i piccoli. Ma adesso Rutelli è troppo piccolo, nella realtà effettiva, per condizionare i grandi partiti al di là delle sue interviste ai giornali. I suoi numeri e la sua rappresentatività sono tutti racchiusi nel suo personaggio. L'uscita di Rutelli, Cacciari ed altri nomi eccellenti del Pd non è il fallimento del bipolarismo, come lasciano intendere questi delusi, questi transfughi. E' il fallimento del Pd guidato da Bersani. Dato che ci siamo assuefatti ad un'eterna transizione del sistema politico italiano, allora sarebbe consigliabile suggerire ai suoi autori l'aggiunta di un capitolo breve ma incisivo, dal titolo eloquente: è finita l'epoca dei bonsai. Cioè: i piccoli, piccolissimi partiti non possono più ricattare i grandi. Il Pdl lo ha capito, come lo avevano già capito prima Forza Italia e Alleanza Nazionale. Pure Veltroni lo aveva intuito quando lavorava per innestare nel Pd una vocazione maggioritaria.

Ma poi è arrivato Bersani il socialdemocratico e sono usciti quelli di Rutelli. Se è finita anche l'epoca del partito unico, che azzera ogni altra forma di rappresentanza, non per questo i partiti-bonsai o i partiti-farfalla possono ancora essere in grado di condizionare. Un partito non è uno strumento di potere. E' un canale di espressione della voce popolare che viene aggregata in sede politica. Non è una chiesa coi suoi dogmi, ma non è neppure un aggeggio meccanico in mano a tecnici che ignorano il senso della politica come tavola di valori comuni da rispettare. Le manovre di potere personale rischiano di essere interpretate per quello che sono. I più cinici amano ripetere che la politica italiana è come uno stagno. Per viverci serve una navicella. Senza un partito e senza la parvenza di un partito, anche il miglior leader è destinato ad estinguersi. Ma le alternative per Rutelli non mancano. Basta che scelga se impegnarsi in un grande partito o continuare a fare il jolly in panchina. Altrimenti le alleanze sono troppo fragili.




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Commenti (1)
1. 14-11-2009 16:15
zuppa e pan bagnato......
Mi pare più affiodabile,per ora,Rutelli ,che è piccolo,piuttosto che Casini che mi ricorda proprio l'affidabilità del nome che porta..........
Scritto da san

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