Mohamed Game, l'attentatore libico che lo scorso 12 ottobre ha tentato di farsi saltare in aria davanti alla caserma Santa Barbara di Milano, a quanto si è appreso schedava e raccoglieva nel suo archivio informatico - poi sequestratogli - dossier su vari personaggi politici italiani, fra cui il presidente del Consiglio Berlusconi, i ministri Roberto Maroni, Ignazio La Russa e Roberto Calderoli. Tali fascicoli contengono indicazioni preoccupanti anche sulle scorte di questi esponenti del governo. Molte informazioni erano liberamente disponibili sul web, ma non mancano dettagli tanto specifici da far ipotizzare un'attività di sorveglianza fisica, con appostamenti e pedinamenti. In ogni caso, le ricerche su internet sono state tanto ripetute, mirate e minuziose che gli inquirenti non esitano a paragonarle alle vecchie inchieste dei brigatisti: quelle attività di controllo e schedatura delle vittime potenziali che segnano la fase preparatoria di ogni progetto di ferimento o di omicidio politico. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha giustamente parlato di «terrorismo in franchising», una definizione che ben delinea il modus operandi delle attuali cellule jihadiste, legate ideologicamente ad Al Qaeda.
Dopo il 2001 non è più possibile parlare di Al Qaeda come di un'organizzazione piramidale e ben strutturata, ma non per questo la sua pericolosità si è ridotta o è venuta meno, al contrario. L'attentato contro le Torri Gemelle, compiuto da 19 jihadisti, ha fomentato le nuove generazioni islamiche e ideologicamente radicali, che vedevano nell'America una forza incrollabile e inattaccabile. Ha cominciato così e prendere piede una vasta attività mediatica di propaganda qaedista, interna ed esterna, che ha garantito alla casa madre di sopravvivere a livello mediatico, mentre ha contribuito alla formazione, attraverso un processo di radicalizzazione, delle nuove generazioni. E' nato così, come dimostrano i tragici attentati di Londra del 7 luglio 2005, il «terrorismo fai-da-te», che viene messo in atto da estremisti islamici che non hanno più bisogno di recarsi in Afghanistan per l'addestramento, in quanto è sufficiente avere una connessione internet e pochi soldi per acquistare le materie prime, facilmente reperibili sul libero mercato, per la fabbricazione di un ordigno. Non si tratta di retorica, ma della realtà. Basta inserire come parola chiave «nitrato» in qualsiasi forum utilizzato dagli jihadisti e si vedrà che l'elenco del materiale per la fabbricazione di ordigni è talmente vasto che può soddisfare le fantasie di qualsiasi fanatico pronto a colpire gli «infedeli» che «occupano le terre dell'islam».
Un dato è certo: questo tipo di terrorismo sta assumendo una dimensione piuttosto rilevante. E' per tali ragioni che il governo non intende sottovalutare un fenomeno che sta prendendo piede e che mette potenzialmente in pericolo ogni cittadino italiano. Sono numerose le misure di sicurezza adottate e gli stanziamenti indirizzati a questo settore. La finanziaria 2010, approvata al Senato il 13 novembre scorso, ha stanziato una cifra di 100 milioni di euro. Del resto, è ormai da tempo che il governo ha concentrato l'attenzione su questioni di rilievo strategico concernenti la lotta al terrorismo internazionale e alla criminalità organizzata transnazionale, consapevole che quella di matrice salafita-jihadista è una forma di terrorismo in primis ideologica, per comprendere la quale, e di conseguenza definire una appropriata linea di contrasto, occorre prestare attenzione ai comunicati, al linguaggio e soprattutto alla propaganda. E' da questi aspetti, infatti, che emerge in modo chiaro che il fine ultimo del jihad, da realizzarsi tramite le azioni terroristiche, è instaurare la shari'a - la legge islamica - e il Califfato. In due parole: islamizzare il mondo.
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