freccia_long
Numero 475
del 15/05/2012
Immigrazione clandestina: l'Ue deve collaborare PDF Stampa E-mail
! di Federica Confalone
confalone@ragionpolitica.it
  
martedì 24 novembre 2009

L'Ufficio della Presidenza del Comitato Schengen, martedì 24 novembre, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle nuove politiche europee in materia di immigrazione, ha svolto l'audizione del Direttore dell'area sviluppo, lavoro e affari sociali della Divisione Immigrazione presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), Georges Lemaitre. Quali misure vengono adottate dal nostro Paese per contrastarla?

Il governo Berlusconi, nell'ambito della lotta contro l'immigrazione clandestina e la criminalità organizzata, ha emanato la legge n.94 del 15 luglio 2009, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica», introducendo i reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti. Più precisamente è stabilito che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del presente testo unico è punito con l'ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Le disposizioni non si applicano allo straniero destinatario del provvedimento di respingimento.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato in proposito: «Lo Stato potrà garantire meglio la sicurezza dei cittadini. È una legge fortemente voluta dal governo e dal presidente del Consiglio. Ora ci saranno misure molto più efficaci, così potremo garantire meglio la sicurezza dei cittadini». Il pacchetto sicurezza ha introdotto, tra l'altro, le ronde non armate, misure antimafia (espulsi dalle gare di appalti gli imprenditori delle vittime del racket che non denunciano i fatti alla magistratura), il reato di uso di minori nell'accattonaggio (si rischia 3 anni e la perdita della patria potestà), carcere fino a 1 anno e multe fino a mille euro per gli writers, il registro dei senza fissa dimora presso i comuni. E un pacchetto di sicurezza stradale che include l'aggravante «notturna» per chi guida ubriaco e dopo aver assunto droghe tra le 22 e le 6 di mattina.

Come affrontano, invece, gli altri paesi europei il problema dell'immigrazione, sul proprio territorio? I paesi mediterranei affini per collocazione geografica, mercato del lavoro e situazione demografica hanno politiche molto simili, approntando ingenti sistemi di sorveglianza delle frontiere esterne, schedando tutti coloro che fanno richiesta di visti o permessi di soggiorno attraverso impronte digitali e dati biometrici, inasprendo le pene per i trafficanti di esseri umani o, infine, incrementando i controlli al momento della concessione dell'attestato di alloggio.

Diversa la politica della Germania che è il più grande paese in termini di immigrazione in Europa. Dal 2005 lo Stato tedesco ha avviato una politica di incoraggiamento dell'immigrazione qualificata, che consente di ottenere la residenza e il permesso di lavoro fin dall'inizio. Requisito essenziale: avere una concreta offerta di lavoro e il permesso dall'Agenzia tedesca per l'impiego. Infine, il Regno Unito ha introdotto una politica migratoria indirizzata ai lavoratori più qualificati. Tutti gli altri ne sono invece scoraggiati. Esiste infatti un sistema a punti: secondo l'età, la situazione finanziaria, il livello di istruzione, le eventuali qualifiche e la conoscenza della lingua inglese. C'è poi l'obbligo di presentare un certificato di sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro o di un istituto scolastico.

I dati ci mostrano che la politica dei respingimenti adottata dal Pdl ha permesso di ridurre gli sbarchi del 90 per cento e che dallo scorso 6 maggio al 31 ottobre sono sbarcati a Lampedusa un migliaio di persone provenienti dalla Libia, contro le 19 mila nello stesso periodo dello scorso anno. Tuttavia ciò non è sufficiente, ed è necessario, pertanto, un sostegno reciproco e una condivisione a livello europeo.

L'emergenza «immigrazione clandestina» non può più essere considerata come un problema riguardante soltanto i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: è fondamentale una condivisione delle responsabilità da parte dell'Europa, un'azione europea nei confronti dei Paesi di origine, transito e destinazione dei migranti, e come ha ribadito il ministro Ronchi, «si tratta di misure necessarie e non più procrastinabili per le quali il governo italiano si sta battendo da tempo allo scopo di rompere quel muro di indifferenza e di egoismo dietro il quale troppo spesso l'Ue si è trincerata».




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata