Si è tenuto lunedì a Roma, nella prestigiosa Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri, il Rome Atlantic Forum incentrato sul Nuovo Concetto strategico della Nato e sul futuro delle relazioni transatlantiche. Alla presenza del Ministro degli Esteri Franco Frattini e del Presidente della Camera Gianfranco Fini, l'On. Enrico La Loggia, presidente del Comitato Atlantico Italiano, organizzatore dell'evento, ha presentato le risultanze del Gruppo di Lavoro sul Concetto Strategico, anche in vista della ormai prossima visita del presidente della Nato, Rasmussen. All'incontro hanno partecipato rappresentanti di primo piano del mondo politico, accademico, diplomatico e militare, dal Sen. De Gregorio all'On. Karl Lamers, dall'Ammiraglio di Squadra Ferdinando Felice di Monteforte, all'Ambasciatore Giancarlo Aragona, da Stephen J. Flanagan, Vicepresidente del Csis, all'Ambasciatore Stefanini, fino al Generale Vincenzo Camporini, Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Al centro del dibattito il Nuovo Concetto Strategico della NATO, probabilmente il documento più importante dell'Alleanza, perché definisce innanzitutto la sua «ragione d'essere». Se si considera che l'ultimo Concetto Strategico fu elaborato ormai nel 1999, ben si comprende la necessità e, per certi aspetti, l'urgenza di ridefinire le basi dell'Alleanza alla luce degli avvenimenti che hanno caratterizzato il nuovo millennio, primo fra tutti l'attentato dell'11 settembre, seguito da quelli di Madrid e Londra e, soprattutto dalla guerra in Afghanistan, che rappresenta oggi il più importante banco di prova della Nato.
Il contesto di sicurezza, dunque, si è indubbiamente modificato negli ultimi anni, per questo è importante che tutti i paesi membri trovino un accordo per aggiornare il Concetto Strategico che dovrà necessariamente tenere conto non solo delle minacce attuali ma anche, e forse soprattutto, di quelle future. In questo senso, come ha sottolineato il Capo di Stato Maggiore Camporini, occorrerà essere «immaginativi e coraggiosi», per consentire all'Alleanza di affrontare con strumenti adeguati le nuove minacce globali: terrorismo, difesa cibernetica, sicurezza energetica, sicurezza marittima, sicurezza spaziale e riscaldamento globale. Questi sono i principali fattori di instabilità che la Nato si troverà ad affrontare nel prossimo futuro, pur non essendo i soli, ma come più volte sottolineato durante il Forum, non bisogna cadere nella trappola di estendere troppo i compiti della Nato, altrimenti il rischio è quello di fare una «shopping list» che confonda le idee anziché chiarirle. Occorrerà dunque capire quando e soprattutto «come» intervenire, sapendo coniugare strumenti militari e cooperazione civile, lasciando fare ad altri organismi ciò che non può competere a quella che rimane pur sempre un'alleanza militare. Per questo emerge con sempre più forza l'esigenza di cooperare con gli altri attori internazionali, Stati Sovrani o Organismi Sovranazionali, con la UEe in primis, ma anche con la Russia, con l'Onu e con i tanti paesi che già oggi contribuiscono alle missioni dell'Alleanza (ad esempio Australia, Nuova Zelanda, Giappone, ecc.).
Ma soprattutto occorrerà non commettere l'errore di pensare che la definizione del Nuovo Concetto Strategico possa essere la panacea di tutti i mali che affliggono l'Alleanza. Esso non deve rappresentare un punto di arrivo, ma un punto di partenza per affrontare gli altri problemi, come ad esempio quelli di governance, o il processo decisionale, o ancora il finanziamento delle operazioni, superando le divisioni e le limitazioni, quasi sempre politiche, che troppo spesso bloccano l'operatività della Nato. Questi e molti altri sono i problemi che dovranno essere affrontati e risolti nell'immediato futuro, se vogliamo che l'Alleanza possa ancora rappresentare in maniera efficace una attore globale per la produzione di sicurezza e per la difesa dei valori dell'Occidente.
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